gli anni passano ma le parole di Don Giacomo Luzietti non hanno tempo, sono sempre attuali, sono profetiche.

 

Conversazione tenuta da Don Giacomo Luzietti ad un nucleo locale Avulss nel 1986

 

Prendo spunto dalla carta del volontario, che va meditata profondamente, attentamente perché è come il vangelo dell’Avulss. Se il volontario non l’ha assimilata, come fa a svolgere un volontariato serio, impegnato nel modo giusto? Nei vari nuclei va frequentemente presa in mano, commentata punto per punto.

Sulla carta del volontario abbiamo già fatto tre convegni nazionali. È importante conoscere a fondo i contenuti di questa carta e farli propri per viverli, in maniera seria per portare avanti un volontariato nello spirito dell’Avulss.

Qualche volta l’Avulss non sa dare una sua immagine precisa; i volontari fanno alcune cosette, ma non riescono a dare un’immagine seria dell’Avulss, perché hanno trascurato la formazione. Non basta essere ricchi interiormente, cristianamente preparati.

L’Avulss è una associazione laica, di ispirazione cristiana; quindi i volontari Avulss devono essere formati, con una carica cristiana forte, con Dio posseduto, vissuto integralmente, ricchi spiritualmente, donatori di Cristo speranza, di Cristo amore.

Quando avvicino un sofferente mi devo avvicinare con l’intenzione di donare a Lui Cristo speranza. Sono speranza solo se veramente sono Cristo in persona che si dona all’altro, che attraverso la mia presenza silenziosa, discreta, io comunico Cristo. Come può farlo un volontario se non è preparato cristianamente, se non prega, se non si coltiva interiormente?

Questa malattia (don Giacomo fu colpito da ictus a fine ottobre del 1985 a Senigallia durante il convegno nazionale), ci voleva, perché mi ha fatto capire che senza Dio non si sta in piedi, non si regge. Tutti gli ammalati hanno bisogno di sentire la presenza di Dio. La malattia o da la salvezza o porta la disperazione. O uno si salva con la malattia o si perde, si dispera. Se non comunichiamo Cristo speranza, lasciamo l’ammalato nella sua disperazione. Non è solo la malattia fisica che può portare a una vita disperata, ma anche la sofferenza morale, spirituale. Spesso ci troviamo davanti a persone che hanno sofferenze nascoste, sofferenze della psiche, dello spirito, depresse, con anomalie psichiche, che veramente sono nella disperazione, perché alcune volte non c’è la possibilità di avere chiarezza d’idee.

Ma se abbiamo volontari che avvicinano queste persone con forte carica spirituale, ricchi di Dio e donano Dio con tanto amore, non con le parole, ma con i fatti, con la loro presenza, con i loro gesti piccoli, semplici, discreti, modesti, ma che lasciano trasparire la presenza di Dio amore, di Dio speranza, solo allora l’ammalato si può’ riprendere, si può’ ricaricare.

Tanti mi dicevano che erano disperati, allora li capivo e non li capivo, sono però sempre stato convinto dell’importanza di mettersi accanto a questi ammalati per dare speranza. Adesso li capisco di più.

Abbiamo fatto tanti discorsi sull’impegno socio – politico dell’Avulss: tutto giusto, lo sottolineo ancora con tutte le mie forze.

Dobbiamo svolgere un ruolo di tipo politico di grande portata perché la società oggi ha bisogno di una presenza di questo tipo, ma non possiamo trascurare anche un’altra parte importante: ossia l’aiuto di tipo spirituale. Ma mentre ci formiamo per svolgere anche nell’ambito delle USSL un ruolo di tipo sociale – politico, dobbiamo prepararci più ancora per svolgere questo compito di carità spirituale, di sostegno per portare Cristo ai malati. Mi viene in mente un’espressione di Mons. Bianchi. Un giorno una persona anziana l’ha avvicinata e gli ha detto: "Vescovo, vi date tanto da fare per lottare contro l’eutanasia, datevi da fare non tanto perché non facciano una legge, ma datevi da fare perché non l’abbiano a desiderare.

Ci possono essere malati che sono anche ricchi di fede, però hanno bisogno di persone che stiano accanto a loro, perché queste diano una carica di fede più forte, per dare a loro una luce maggiore per superare momenti di oscurità.

Quante persone ho incontrato che parlavano continuamente di suicidio, non ne potevano più. Quindi è necessario preparare persone che con una grande carica interiore si mettono accanto a loro, non una sola volta, ma tante volte per poterli ascoltare.

Vi racconto un episodio che ho conosciuto nel 1983, episodio che stavo raccontando a Senigallia quando poi è arrivata la sberla. L’episodio è avvenuto alle Molinette di Torino. Era stato ricoverato un professore noto per la sua alta professionalità, ma anche per il suo ateismo. Era molto grave, non c’erano speranze di recupero. Una giovane suora dell’ospedale ha chiesto alla superiora se poteva tra le 22 e le 23 andare a far compagnia a questo professore. Glielo hanno concesso. Si sedeva accanto al letto del malato e quando si lamentava diceva solamente: "vedrà che ce la faremo" e poi taceva e così in silenzio passava l’ora. Questo per tre mesi di seguito. Poi il professore si è ripreso e prima di uscire dall’ospedale ha fatto chiamare questa suora per ringraziarla. Il professore era convinto che la suora volesse venire da lui per fare i soliti discorsi religiosi per convertirlo. Invece la sua presenza silenziosa, piena di calore umano, ricca di fede, ha fatto conoscere Dio all’ateo. Da questo momento la sua vita è cambiata e si è convertito. Questa suora senza mai parlare di Dio ha fatto sentire Dio attraverso la sua presenza silenziosa, umana: "vedrà che ce la faremo". Questa espressione ha rilevato una profonda condivisione con il paziente.

I volontari Avulss devono essere capaci anche di questa azione terapeutica, una psicoterapia, però, completa, fatta, si, di nozioni serie, ma anche di umanità ricca di Dio, che sa donare Dio per costruire un mondo nuovo. Allora saremo collaboratori di Dio e la nostra presenza sarà redentiva accanto a questi malati che hanno bisogno di essere redenti. Fare come Gesù che è venuto per salvare l’umanità peccatrice e sofferente. Siamo chiamati a questo, questo deve fare un volontariato che si ispira a Cristo.

Nel nucleo c’è bisogno della presenza di un sacerdote per crescere spiritualmente, con il quale pregare, perché la preghiera fatta con il cuore, in modo giusto, la preghiera ci fa veramente sentire Dio, che si cala nella nostra realtà quotidiana, quella preghiera che ci da la forza di comunicare Cristo Signore, la Madonna, agli altri, non con le parole, ma con gesti arricchenti, gesti che sappiano far scomparire un senso di disperazione. Per far questo lavoro così discreto, c’è bisogno di ascolto, c’è bisogno di dedicare molto tempo, molta pazienza soprattutto quando incominciano ad aprirsi, quando i sofferenti incominciano a buttar fuori quello che hanno dentro.

Allora bisogna fermarsi, ascoltare e anche superare la noia perché possono annoiare, bisogno capirli fino in fondo, vivere con loro la loro storia, la loro vita per aiutarli con poche parole, unendosi a loro con la preghiera, perché ricuperino il senso del soprannaturale, il senso del divino. Tutto questo richiede una forte carica spirituale, fatta di preghiera. Non abbiamo tempo di fermarci perché i nostri malati hanno bisogno della nostra presenza, della nostra assistenza: tutto giusto. Ma se il volontario "è uno che non si esaurisce nel fare, …".

Noi crediamo che dedicandoci alla preghiera sottraiamo tempo a loro che hanno bisogno di un’assistenza diretta; ma non perdiamo tempo, no, è tutto tempo guadagnato, perché quando ci mettiamo accanto a loro, caricati spiritualmente, la nostra presenza otterrà risultati migliori.

Quando andiamo dagli ammalati ci fermiamo un poco in chiesa prima, o lungo la strada preghiamo il Signore che ci illumini, che la nostra presenza sia costruttiva, che redima, che salvi. Che li ricostruisca dentro? Per fare questo abbiamo bisogno di qualcosa che viene dall’alto.

Alcune volte sentivo dire: quando andiamo dai malati li facciamo pregare. È sbagliato, perché il malato può non gradire le nostre preghiere, è stanco; siamo noi che dobbiamo pregare, non preparati dal punto di vista culturale sul piano cristiano, altrimenti andiamo a dire sciocchezze che infastidiscono, che fanno male.

"Se il Signore ti ha mandato questa malattia, vuol dire che ti vuol bene". Queste cose non si dicono. Bisogna cambiare linguaggio, adoperare una terminologia diversa.

Sono convinto che ora Dio mi sia più vicino, convintissimo che la malattia è stata un gran dono di Dio, una ricchezza enorme e Lo ringrazio continuamente, ma per questo lo sento dentro di me, mi da fastidio se me lo dicono gli altri!

Per 25 anni ho girato l’Italia in lungo e in largo. Mentre giravo pregavo, indubbiamente, mi lasciavo guidare dal Signore. No mi pare di aver sciupato il tempo, trascurato la preghiera. Questo proprio no. Ma giravo troppo, non potevo continuare così, avrei dovuto fermarmi. Ma da solo non ero capace, anche perché ormai c’era una richiesta pressante. C’è stato qualcuno che mi ha fermato. Ma "oggi sei il vero animatore dell’Avulss e dell’Oari, anche se giri meno o per niente e se giri hai bisogno di qualcuno che ti accompagni". Sento la presenza di Dio dentro di me e anche della Madonna.

Nel passato mi sforzavo di sentirli sempre vicini, strada facendo, in macchina, continuavo a ripetermi: "beato l’uomo che spera nel Signore" e dicevo: " sto andando in quel tal posto, so che c’è una situazione un po’ imbrogliata, non so cosa trovo, non so che cosa devo dire, però mi fido di te, dimmi tu quello che devo dire" e continuavo a pregare. Vedevo che quando andavo via le situazioni erano cambiate. Dio, la Madonna si erano serviti di questo povero stupido che continuava a girare, per fare la loro parte. Ma adesso che ci deve essere tanta altra gente che deve fare questa parte, anche se mi chiedono di fare qualche incontro.

Sono convinto che le ore che passo davanti a Gesù Sacramento siano più efficaci. In questo senso ringrazio il Signore.

Prima che mi ammalassi tanti mi dicevano: " hai pensato a come faremo quando non ci sarai più tu?". Qualche volta ci pensavo, ma non mi preoccupavo perché, se quello che facevo era opera mia, se fosse arrivata la sberla tutto sarebbe finito; se non era opera mia il giorno in cui mi fosse successo qualcosa le cose sarebbero andate avanti lo stesso perché ci sarebbe stato Colui che porta avanti le cose. Il giorno in cui mi sono ammalato, in quel giorno è iniziata veramente la vita dell’Avulss e dell’Oari.

Tante persone che aspettavano l’imbeccata, aspettavano che io andassi per sentire le solite cose, oggi quelle persone dicono cose molto sagge, molto precise, costruiscono l’Avulss e l’Oari nel modo giusto. Forse la mia presenza avrebbe contribuito in qualche modo più a frenare che a costruire. Oggi mi accorgo che c’è gente che sa costruire, che forma, che si lascia guidare dallo Spirito Santo e porta avanti l’Avulss e l’Oari con la presenza di Gesù e la forza dello Spirito.

Certamente tanti sofferenti troveranno quello che si aspettavano dal volontariato. Mi auguro che voi possiate essere sempre persone qualificate per portare Cristo speranza, essere segno fecondo dell’amore, promotore e donatore di speranza. Il volontario è chiamato da due versanti: dalla constatazione dei bisogni e dalla consapevolezza dei doni da donare agli altri.

San Paolo dice: "pur essendo libero di fronte a tutti mi sono fatto servo di tutti".

Nessuno ci obbliga a fare questa scelta di servizio. Il volontario è servo di tutti nell’amore. Servo vuol dire: donare tutto se stessi come Gesù, che è venuto per servire fino a dare la vita. Il servire è un dono senza contropartita. Dono di amore, di speranza, di luce.

Il volontario, ricco di luce, dona luce, illumina i malati che devono sentirsi illuminati, devono sentire che si avvicina qualcuno che è diverso. Si possono avvicinare i malati in tante maniere. Ci si accorge subito se si è avvicinati da persone che hanno la forza che viene dalla fede, ci sono volontari che sono candele spente. Li ho incontrati anch’io. Volontari che dicono solo balle. Lo sforzo più importante che dobbiamo fare nella formazione è di arricchirci spiritualmente per donare quella ricchezza interiore di cui siamo caricati.

So che mi sto ripetendo, ma questi concetti mi stanno tanto a cuore e sono convinto della loro importanza perché ne vivo l’esperienza quotidiana. Per questo mi viene voglia di ripeterli, secondo la mia teoria del chiodo: battere il chiodo con piccoli colpetti continui: ribadire i concetti fondamentali con pazienza e costanza.

Vi lascio questo ricordo: c’è assoluta necessità di una formazione umana, psicologica, spirituale che sono poi i tre ambiti del corso base. Ma il terzo ambito lo ritengo il più importante, quello fondamentale, se vogliamo costruire qualcosa di veramente positivo.

 

 

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