Roma 8 - 10 dicembre 2000
PREMESSA a cura di Roberto Ziglioli
premessa liberamente tratta dalla rivista “ANIME E CORPI” e adattata per questa pagina internet
ANIME E CORPI è una rivista di bioetica, psicologia e pastorale sanitaria ed è una edizione OARI
Don Roberto Ziglioli (responsabile culturale nazionale Avulss, presidente nazionale Oari)
1. Quello dell’8 dicembre è stato proprio il "nostro" pellegrinaggio giubilare.
Giunti a Roma per il Convegno nazionale dell’Avulss, nel pomeriggio dell’Immacolata ci siamo immessi nella fiumana dei pellegrini che da piazza san Pietro si preparavano a varcare la soglia della Porta Santa.
Il nostro passaggio giubilare avrebbe poi avuto il suo momento culminante nella Celebrazione eucaristica in Basilica all’altare della Cattedra, messo graziosamente a nostra disposizione, essendo data a noi la presidenza della Concelebrazione: favore carico di suggestività e che, insieme con l’indulgenza del Giubileo, ha costituito la migliore introduzione al Convegno, anzi al "futuro del Volontariato Avulss", oltre il 2000.
Dopo l’Eucarestia, la partecipazione al canto dei Vespri solenni dell’Immacolata è stata la nota mariana, particolarmente sentita, che ha soavemente segnato sia il pellegrinaggio sia il convegno.
2. Questa pagina riprende quanto è stato detto e vissuto nelle giornate romane del Convegno nazionale "Il futuro del volontariato Avulss: per la persona o dei servizi?".
Anche chi non vi ha potuto partecipare, o non appartiene all’Avulss (e però ha interesse per il volontariato in ambito socio-sanitario) troverà non solo un’eco ma il fervido clima delle relazioni, dei lavori di gruppo e delle conclusioni di quelle giornate; conoscerà ancor meglio il terreno di coltura — promettente e fecondo — dal quale matureranno ancora nuovi frutti di bene.
Dal Papa, vogliamo accogliere la parola diretta a "tutti i volontari del mondo" per l’anno 2001, proclamato dall’ONU Anno Internazionale del Volontariato.
Le ha dette all’Angelus del 7 gennaio scorso, a conclusione dell’Anno Giubilare, esprimendo il proprio grazie ai rappresentanti dei quasi settantamila volontari, giovani e adulti, venuti a Roma da tanti Paesi del mondo per mettersi al servizio dei pellegrini dell’Anno Santo.
"Il Duemilauno è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale del Volontariato: in voi desidero allora salutare ed incoraggiare tutti i volontari del mondo, uomini e donne, che offrono gratuitamente una parte del loro tempo attraverso molteplici forme di solidarietà fraterna per la promozione e l’educazione della persona umana, in particolare stando vicino ai più poveri e a quanti soffrono materialmente e spiritualmente.
Il volontariato, in tutte le sue forme, è innanzitutto questione di cuore; di un cuore che sa aprirsi alle necessità dei fratelli, riconoscendo in essi l’altissima dignità umana, in cui si riflette la grandezza stessa di Dio, ad immagine del quale ogni essere umano è creato" (cfr. Gn 1, 27; Mt 25, 40).
FRANCO BELLUGI (Presidente nazionale Avulss)
In apertura del quindicesimo Convegno nazionale Avulss saluto tutti i convegnisti.
La possibilità di vivere il Giubileo ed il fascino di Roma hanno fatto salire il numero delle prenotazioni mettendo un po’ in crisi tutto l’apparato organizzativo; abbiamo dovuto rifiutare per mancanza di posti l’adesione di molti altri volontari. Credeteci, non è successo per colpa dell’organizzazione.
La celebrazione giubilare in San Pietro ci ha concesso, fra gli altri doni, l’emozione di partecipare all’Eucarestia da quello stesso Altare della Cattedra dove spesso celebra la Messa il Santo Padre.
Saluto i responsabili nazionali e locali della nostra associazione, la Segreteria generale che ha profuso un notevole sforzo per l’organizzazione; un saluto particolare va alla signora Maria Pia Montiferrari, Presidente della Convol, qui presente e relatrice al Convegno.
Permettetemi prima di dare inizio ai lavori di richiamare alla memoria di tutti per un caro ricordo il Professor Luciano Tavazza che dal mese di aprile non è più con noi. Luciano Tavazza era buon amico dell’Avulss e molte volte è stato relatore ai nostri convegni. Sono state scritte tante cose sul valore di Luciano Tavazza e sulla sua importanza all’interno del Volontariato italiano; non aggiungerò altro, se non che rimarrà sempre nella nostra memoria per tutto quello che ha fatto e per quello che ci ha insegnato.
* * *
Perché questo tema "Il futuro del volontariato Avulss: per la persona o dei servizi?" per il Convegno Avulss del Duemila?
Molto si è dibattuto in Consiglio centrale sulla scelta dell’argomento; abbiamo raggiunto l’unanimità nella scelta del tema quando ci siamo interrogati su quello che sarà il futuro della nostra associazione, non per paura o mancanza di certezze ma per la volontà di fare il punto, per quanto possibile, della situazione all’interno delle dinamiche sociali, e soprattutto per essere pronti a dare una risposta all’interno di quello che sarà lo scenario futuro.
Avremmo potuto dare subito una risposta senza interrogarci, se ci fossimo fermati ad analizzare quella che è la vita della nostra associazione, quello che è lo specifico dell’Avulss, quelli che sono i valori fondanti, quelli che sono i rapporti ad intra ribadendo che l’Avulss ha sempre espresso un servizio alla persona con una forma di solidarietà che, uscita dagli schemi dell’assistenzialismo, si esprime con il servizio all’uomo cercando di realizzare la sua promozione e la sua crescita nel rispetto della sua unicità e della sua provenienza da Dio. Ma dobbiamo ascoltare altre voci, voci esterne alla nostra associazione, voci autorevoli che ci aiutino a delineare il futuro del Volontariato in generale, facendo anche chiarezza sulla confusione che regna, ed in modo particolare ci aiutino a proiettarci nel futuro. Il nostro intento per il futuro magari lo conosciamo, però è anche vero che non possiamo ignorare il futuro di quanti si confronteranno con noi.
* * *
L’Avulss ha una personalità ben delineata; ha fatto della gratuità la sua identità e, pur essendo sempre fedele al suo mandato, che è quello che ci ha lasciato in eredità Don Giacomo Luzietti, ha saputo inserirsi nel contesto generale (vedi il mondo del sociale e del sanitario) cercando di collaborare con le altre associazioni di volontariato, inserendosi all’interno dei suoi organismi nazionali di rappresentanza: dalla Convol al Centro del volontariato di Lucca, dalla Consulta degli affari socio-assistenziali della Caritas alla Conferenza nazionale della pastorale della salute, dalla Consulta del volontariato in Sanità al Forum del Terzo settore.
L’Avulss partecipa con una presenza attiva alla vita dei Comitati di gestione e dei Centri di servizio, sia pure mantenendo a volte un atteggiamento critico; ha fatto della Scuola un partner ideale per lo sviluppo di una educazione alla solidarietà che mira al raggiungimento di un diritto di cittadinanza per tutti.
Non si è fermata di fronte al fenomeno della globalizzazione e della interculturalità, partecipando in modo attivo a questo processo, a volte molto difficile, di integrazione.
Ha saputo cogliere i benefici che le derivano dalla tecnologia (computer, internet), ha saputo interpretare i diritti-doveri che le derivano dalle leggi che regolano il volontariato; ha saputo essere critica di fronte alla inadeguatezza di alcune di queste leggi partecipando, in comune con altre associazioni, alla stesura di documenti volti alla richiesta di cambiamento o di adeguamento delle stesse.
La nostra forza, la forza di Don Giacomo, del Professor Melzi e di quanti hanno creduto nella nostra associazione (il mio pensiero riverente va a Germana Sommaruga, a Monsignor Gandini, Monsignor Papalini, Don Umberto Canullo; al Professor Luigi Grassi, primo presidente dell’Avulss, a Francesco Viganò), la nostra forza - dicevo - è stata sì quella di essere sempre in linea con i nostri valori, ma nel contempo al passo con la Storia. Abbiamo cercato di dare sempre una risposta coerente con le esigenze del territorio che abitiamo e ai suoi repentini cambiamenti.
Sono passati ventun anni dalla nostra fondazione, da quando Don Giacomo promosse un volontariato socio-sanitario che avesse i requisiti per essere in linea con la legge di riforma sanitaria 833. Abbiamo festeggiato il ventesimo della nostra fondazione a Brezzo di Bedero dove fu fondata la nostra associazione. Sono accadute tante cose: alcune il nostro fondatore le aveva previste, indirizzandoci di conseguenza nella giusta direzione; altre, via via che sono accadute le abbiamo sempre affrontate con spirito di volta in volta nuovo, forti della nostra cultura di base, quella che noi chiamiamo Cultura Avulss, una cultura che attraverso una formazione iniziale (vedi i corsi base) tende a costruire una comunità capace di esprimere uno spirito di cambiamento personale per contribuire a cambiare quello che non va nella società; una comunità i cui componenti siano persone che per libera scelta rispondono alla chiamata per servire i fratelli meno fortunati, per essere segno fecondo dell’amore, promotori e donatori di speranza; una comunità dove i suoi componenti siano persone che si mettono al servizio della vita, siano persone che realizzano il loro servizio nella comunione; una comunità i cui componenti siano persone che, radicandosi nell’evento di Cristo, intendono esercitare un servizio che rinnovi le istituzioni, rinnovi la società, rinnovi la vita, rinnovi la terra.
Così recita la "Carta del volontario Avulss". A questo siamo stati educati.
Scusatemi se ho preso troppo tempo, ma mi sembrava giusto dare ai relatori esterni indicazioni su quello che oggi l’Avulss esprime.
* * *
Avremmo voluto sentire dal Professor Ascoli (*) quale sarà lo scenario futuro del Volontariato, quale sarà lo sviluppo delle dinamiche sociali all’interno delle quali si muoverà il Volontariato; quali i suoi limiti; quale il suo ulteriore sviluppo se sviluppo ci sarà; quali le leggi che lo regolamenteranno: le stesse di oggi, magari modificate, o nuove leggi?
Quale sarà allora il futuro del Volontariato anche alla luce delle nuove leggi sull’assistenza sociale, sull’associazionismo di promozione sociale, dell’avvento dell’authority?
Non so quello che ci avrebbe detto il Professor Ascoli sul futuro del Volontariato italiano; quello che posso dirvi io, ammesso che non lo sappiate già, è che stiamo attraversando un periodo nuovo in cui il Volontariato si interroga sul suo significato.
Interrogativi si pongono:
1) sulla confusione che regna fra volontariato vero, gratuito, e quello solidale all’interno del quale possiamo trovare associazioni che con il volontariato vero hanno poco a che fare. Sarpellon ha evidenziato questa situazione nella rivista "Volontariato", dicendo fra l’altro che uno non si può etichettare come volontario solo perché ha compiuto una buona azione, mentre ne ha pieno titolo solo chi ha fatto una scelta di vita, che è quella di guardare al benessere degli altri;
2) sul ruolo che il Volontariato ha all’interno del Terzo settore: un ruolo residuale solo di facciata, perché il Terzo settore senza la presenza del volontariato è solo una forma spuria di mercato, o un ruolo di pari valenza?
3) sui Centri di servizio, che ancora non sono stati istituiti in tutta Italia perlomeno con pari dignità e pari copertura finanziaria: dai 15,5 miliardi della regione Emilia e Romagna, alle poche centinaia di milioni della regione Sicilia. Questa disomogeneità che li caratterizza anche nella risposta che danno al territorio è motivo di scontentezza per le associazioni di Volontariato che non trovano nei Centri di servizio, almeno fino ad oggi, l’ideale partner per la loro promozione ed il loro sostegno. È di questi giorni una denuncia del Professor Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna, il quale fra le altre cose dice: "Che senso ha fare un giornalino o spendere risorse per esose consulenze per stabilire il numero dei poveri in Italia, quando questi stessi poveri non avranno una lira? Ancora: non sarebbe più corretto sponsorizzare direttamente i progetti del volontariato e che le Fondazioni avessero la possibilità di devolvere dei fondi direttamente alle associazioni di volontariato?";
4) sulla revisione della legge 266/91; anche la Convol va in questa direzione;
5) sul rapporto difficile che qualche volta si viene a creare nelle strutture in cui operano i volontari, quando questi vengono chiamati a svolgere un ruolo che non compete loro, ma che serve soltanto a svolgere un servizio che spetterebbe alle strutture istituzionali.
Allora, per il futuro?
Alla domanda: volontariato per la persona o dei servizi?, la risposta che daremo rappresenterà il viatico per gli anni a venire.
(*) il prof. Francesco Ascoli per gravi motivi di famiglia non è potuto intervenire al convegno
MARIA PIA MONTIFERRARI (presidente della conferenza permanente dei presidenti delle associazioni e federazioni nazionali di volontariato CONVOL)
Vi ringrazio per avermi invitata al vostro XV Convegno Nazionale. Ringrazio il vostro Presidente per il Suo cordiale saluto e per l’amicizia e la sintonia con le quali si lavora insieme. Ho molto apprezzato le riflessioni che sono alla base di questo vostro convegno e sono lieta di potervi ascoltare. Mi sta a cuore sottolinearvi che non sono una studiosa del "volontariato" e pertanto la mia riflessione è solo frutto dell’esperienza dell’essere una volontaria.
Fatta questa premessa, a me spetta il compito di parlarvi della Conferenza Permanente dei Presidenti delle Associazioni e Federazioni Nazionali di Volontariato alla quale aderisce la vostra associazione, non senza unirmi al ricordo fatto dal vostro presidente di Luciano Tavazza, che fu l’ideatore e il fondatore di questa Conferenza nel 1991, rendendosi conto che era giunto il tempo di lavorare insieme. Aderire vuol dire investire ed è dunque bene che conosciate le realtà della Conferenza affinché il vostro investimento sia pieno e consapevole. Ritengo infatti fondamentale una partecipazione che venga dalla base, perché una sola partecipazione di vertice serve a ben poco.
La Conferenza è una realtà alla quale aderiscono attualmente 22 associazioni e federazioni nazionali di volontariato tra le principali a livello nazionale ed ha lo scopo di rappresentare nel suo insieme, pur nel rispetto delle singole autonomie, le esigenze delle persone in difficoltà materiale e relazionale, le cosiddette fasce deboli, secondo la classificazione sociologica, della popolazione nei confronti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, dei sindacati, della società tutta.
La Conferenza non è una sovrastruttura, ma una realtà (giuridicamente è una associazione) per rendere il volontariato più forte, più unito, affinché la solidarietà, da enunciazione di principio, diventi vita vissuta. Tutti parlano di solidarietà ma sono proprio i volontari che fanno della solidarietà la loro scelta di vita.
Questo è un Paese che vede crescere, a fianco di un maggior benessere, povertà sempre nuove e differenziate, forse anche più difficili di un tempo, da scoprire perché più profonde, meno materiali ma più esistenziali. Ricordo quando ragazzina con mio padre, confratello della San Vincenzo, salivo le scale delle soffitte e scoprivo situazioni di grande miseria materiale ma di grande forza morale. Non è così oggi: a fianco di un benessere più diffuso, emergono sempre più povertà di relazioni che si manifestano in forme di solitudine, emarginazione e degrado sociale, che si riscontrano anche nei molti giovani in difficoltà.
Le singole associazioni sono voci preziosissime delle diverse realtà di disagio: voi siete, ad esempio, la voce degli ammalati, altri sono la voce degli anziani, dei giovani, dei disabili, ma occorre che agiscano insieme in modo organizzato e comunitario per diventare un coro bene intonato. Solo così è possibile essere voce della persona nel bisogno, dell’uomo tutto, quando è ammalato, quando è anziano, quando è nel disagio, ed esprimere anche una forza educativa nel rispetto del valore della persona dal concepimento al suo termine naturale, senza cadere nella tendenza di privilegiare, a seconda delle informazioni mediatiche, questo o quel disagio.
Io ritengo che l’impegno quotidiano sul territorio delle singole associazioni aderenti offra alla Conferenza la possibilità di avere una lettura completa delle diverse emarginazioni esistenti nel Paese e che, con una più ampia visione di lettura e di servizio, la Conferenza possa essere in grado non solo di intervenire sull’emergenza, ma di riuscire a prevenirla, rimuovendo le condizioni che procurano povertà e disagio e che non permettono alla persona di vivere con dignità la propria vita, di sentirsi valore per se stessa, per la propria famiglia, per la società.
È troppo poco soccorrere l’indigente — ricordava già Federico Ozanam fondatore della Società di San Vincenzo nel 1833 — bisogna incidere sulle strutture. Per fare questo non basta la risposta individuale, se pure importantissima, ma è il gruppo che esprime quella valenza politica che è indispensabile. Questa Conferenza con le organizzazioni di volontariato che vi aderiscono, espressione della società civile, ha dunque titolo per essere forza di cambiamento sociale, per incidere politicamente e partecipare alla progettualità di una società per tutti gli uomini. Il che vuol dire essere ascoltati dal Governo, non solo quando ci sono delle emergenze, ma nella quotidianità delle sue scelte, per favorire quei cambiamenti sociali che devono andare sempre più verso la costruzione di una società fatta a misura d’uomo.
Da sempre il volontariato costituisce "la nuova frontiera" e precorre i tempi nelle risposte alle esigenze con modalità sempre nuove, perché l’unico vero progetto portante sul quale il volontariato costruisce il suo impegno è quello del dono, che per noi credenti è vissuto secondo l’insegnamento di Gesù che tutto si dona, tutto ci dona, ed in Lui siamo tutti fratelli. Dono che si esprime mettendo a disposizione della comunità, soprattutto dei soggetti deboli, il proprio tempo e le proprie personali capacità e competenze, con lo spirito della condivisione e per la promozione sociale dell’altro.
L’approccio culturale ed etico del volontariato, la sua capacità profetica sono una risorsa per tutta la società e lo qualificano come soggetto politico, non partitico, e gli danno titolo per proporsi alle istituzioni come valido interlocutore nella formazione di una politica sociale più attenta e consapevole delle aspettative espresse dalla comunità nella costruzione di una società fatta a misura d’uomo. A titolo esemplificativo, posso ricordare l’impegno profuso dalla Conferenza sulla legge quadro sull’assistenza recentemente approvata, lo studio sulla riforma dello stato sociale, la legge sull’alcool e problemi alcool correlati, la riflessione più completa sulla legislazione vigente sul volontariato.
Per quanto riguarda il Forum del Terzo settore, la Conferenza, proprio per la qualità della rappresentanza riferita alle associazioni aderenti, maturò fin dal suo nascere una presenza obbligatoria nel Consiglio direttivo del Forum. Oggi è presente nel Consiglio Nazionale per essere anima di tutto il Forum.
Vi ho parlato del ruolo che la Conferenza ha statutariamente verso l’esterno, ma un altro ruolo molto importante che la Conferenza riveste è quello ad intra, cioè di confrontare al suo interno, attraverso uno scambio reciproco di informazioni, le analisi socio-politiche, i progetti, le sperimentazioni condotte, le difficoltà incontrate, non per fine dialettico, ma per far emergere le priorità sociali e le conseguenti azioni unitarie da coordinare in una strategia comune, capace di affrontare quei punti nodali, quegli ostacoli reali che condizionano la dignità e la qualità della vita di milioni di persone e delle loro famiglie. Un laboratorio di riflessione, dunque, prezioso e forse unico.
Mi sembra che in questo momento storico questo "laboratorio" possa essere molto prezioso per riflettere anche sui temi proposti dal vostro convegno. Credo, infatti, ad esempio, che sia importante fare in modo che ciascuno mantenga la propria identità, ed allora vada fatta chiarezza tra ciò che è volontariato, ciò che è associazionismo di promozione sociale, cooperazione sociale, impresa sociale: tutte realtà di grande valore sociale, ma che hanno bisogno di essere chiaramente distinte. Solo se ciascuna realtà manterrà chiara la propria identità, è possibile assumersi il proprio ruolo, non solo di azione, ma anche culturale e politico. Altrimenti sarà molto difficile svolgere anche una funzione educativa di trasmissione di valori e, più di tutto, temo un pericoloso impoverimento proprio del volontariato, che invece è e deve essere l’anima di tutta la realtà del terzo settore.
Il volontariato non deve avere l’ansia di essere altro, o di fare ciò che non può, pena il suo snaturamento; resti il volontariato ciò che è. La gratuità, la libertà, l’autonomia, sono le sue caratteristiche principali sulle quali si crea la sua identità, che gli permettono di non essere funzionale alle richieste delle istituzioni o di privilegiare alcuni ambiti di intervento rispetto ad altri in base a convenzioni o alla cultura dominante. Basti pensare alla grande difficoltà che hanno i Centri di Aiuto alla Vita, realtà di volontariato preziosissima, in una cultura di non rispetto della vita dal concepimento al suo termine naturale, come la nostra.
Un’ultima riflessione. Abbiamo detto che essere volontari è una scelta, è una libera scelta di vita. Ne consegue che deve essere per ciascuno di noi una scelta coerente, competente, moderna. Ha dunque bisogno di una continua formazione non solo professionale, ma spirituale, affinché le motivazioni di fondo, per noi di coerenza con il Vangelo, non si affievoliscano.
E permettetemi un invito: siate voi stessi, rappresentate con coraggio il vostro impegno, il vostro essere volontari. I Centri di Servizio per il Volontariato non sono i rappresentanti del volontariato, sono una realtà preziosa di servizio alle organizzazioni di volontariato. Dal Convegno Nazionale organizzato dalla Conferenza a Brescia il mese scorso è stato sottolineato l’auspicio che vengano messe in atto tutte le iniziative utili affinché i Centri di Servizio per il Volontariato trovino attuazione su tutto il territorio nazionale e vengano introdotti dei meccanismi di perequazione affinché tutti i Centri di Servizio per il Volontariato siano messi in grado di operare efficacemente in ogni contesto del Paese, specialmente nelle regioni meridionali dove la presenza è ancora carente o insufficiente.
È stato anche precisato che il ruolo dei singoli Centri di Servizio per il Volontariato e dei loro coordinamenti deve esercitarsi soprattutto con riguardo alla loro funzione tecnica, senza assumere, anche involontariamente, connotazioni di rappresentanza, che sono invece proprie delle reti di volontariato organizzato e della stessa Conferenza Nazionale dei Presidenti.
Sentite dunque la Conferenza come realtà che vi appartiene, che vi rappresenta, e non dimentichiamoci che il Vangelo propone l’umiltà personale, ma non l’umiltà del bene: dunque il bene non deve rimanere nascosto.
Auguro a tutti un buon lavoro nel nome del Signore.
IDA MARCER (medico generalista)
Salve amici cari, permettetemi di chiamarvi così, perché se siamo qui e questa sala è gremita di persone è perché siamo un "afflato unico", un’unica anima, che è quella dell’Avulss.
Purtroppo colui che doveva intervenire, il dottor Domizi, non ha potuto partecipare al convegno per problemi di famiglia, gli siamo vicini con lo spirito, formulando auguri di salute.
Così è toccato a me, con un brevissimo lasso di tempo, preparare la perorazione magistrale a questo convegno nazionale con ben 600 persone iscritte ed intente ad ascoltare me, neofita di convegni Avulss, conosciuta solo nella mia zona e nella mia cittadina, Chivasso, in provincia di Torino, come medico generalista e volontaria.
Ho perciò pensato di proporvi la mia testimonianza pura ed il mio pensiero per ciò che riguarda il futuro del nostro volontariato nella sanità.
Staremo insieme due giorni e formeremo un gruppo di lavoro che formulerà idee pratiche per il nostro servizio in campo sanitario dove senza dubbio operiamo principalmente, essendo volontariato che opera nel territorio di aziende sanitarie locali.
Leggendo il tema di questo convegno ho a lungo meditato sul suo titolo veramente intrigante: "Il futuro del volontariato Avulss: per la persona o dei servizi?".
Focalizzerei subito due punti essenziali:
1) come sarà la medicina del futuro?
2) esisterà ancora il volontariato organizzato nella sanità oppure sarà gestito altrimenti il bisogno relazionale del malato?
Alla seconda domanda sarà data una risposta con il gruppo di lavoro; alla prima invece cercherò io di rispondervi con le mie conoscenze.
Certamente per gli anni futuri immaginiamo una medicina biotecnologica, altamente evoluta con servizi diagnostico-terapeutici progrediti e di massima efficienza.
L’avvento delle fibre ottiche e le ricerche sui voli spaziali hanno segnato un vorticoso sviluppo nel campo della terapia, con l’utilizzo di nuovi farmaci e metodi di somministrazione.
Conoscete tutti i cerotti transdermici che da qualche tempo sono usati come veicolo di medicinali assorbiti attraverso la pelle, come i nitrati, gli ormoni, oppure gli antinfiammatori.
La terapia endovenosa è usata solo in pochissimi casi perché oramai i farmaci sono essenzialmente orali a causa dei nuovi metodi di preparazione.
Nasce la telemedicina, sistema di diagnostica e di assistenza medica a distanza che utilizza le telecomunicazioni per la trasmissione di dati clinici, diagnostici e terapeutici.
Così si possono eseguire elettrocardiogrammi a distanza, oppure monitoraggi della funzione respiratoria direttamente dalla casa del paziente allo specialista in ospedale.
Si possono attrezzare ambulatori mobili di Pronto Soccorso con cardiotelefono, teleanalisi, teleconsulto.
La TAC e la RMN possono essere utilizzate in simultanea.
L’uso di telecamere miniaturizzate introdotte nel corpo umano porterà ad indagini altamente sofisticate riguardo allo studio dello stomaco e dell’addome.
Ma la più avveniristica evoluzione è senza dubbio la realtà virtuale che porterà il perfezionamento del medico al capezzale del malato o del chirurgo in camera operatoria.
Dotati di un casco e un guanto sensore, i medici potranno simulare interventi chirurgici, sistemi di riabilitazione, di diagnosi e di ricerca.
Anche la genetica avrà la sua parte di importanza, correggendo il difetto genico con l’inserzione di un gene sano nel genoma malato.
Tutto ciò può apparire fantascienza, ma è già stato studiato in qualche distretto in Italia. La telemedicina infatti è già attiva nel territorio.
Questo studio è senza dubbio motivo di orgoglio per tutti i ricercatori, tuttavia è un mondo scientifico, distante, che non concede nulla alla spontaneità e alla umanità.
È una medicina efficiente con servizi sicuri altamente qualificati, così come appare attualmente già negli USA; ma è una sanità costosa con il mito dell’assicurazione e dei soldi.
È infatti la sanità dei servizi, quella della specialità qualificata, ma anche quella delle carte di credito e dei poveracci che muoiono per strada senza aiuto.
Questo incubo sarà senza dubbio la medicina futura, se non interveniamo noi ad appropriarci dei diritti del malato e a fare un patto per la salute ricco di generosità.
Siamo noi gli esperti in umanità e noi dobbiamo far sì che il futuro della medicina ponga al centro del suo universo l’uomo nella sua interezza, con i suoi malanni e le sue necessità.
Ecco che nel mio ruolo di medico di base ho già avuto modo di valermi del volontariato per l’assistenza ad ammalati oncologici e/o cronici, non supportati adeguatamente dalla famiglia.
Noi dobbiamo farci traduttori delle esigenze di chi soffre e prendere il nostro posto nella società.
In Italia la riforma del Servizio Sanitario Nazionale riconosce l’attività insostituibile del volontario che viene sempre più valorizzata nel sociale e nell’ambiente, pronta per creare il benessere psico-fisico dell’uomo all’interno del mondo che lo circonda.
Nello specifico della sanità l’attività del volontariato è prioritaria negli ospedali e nel domicilio, specialmente là dove le ASL creano le:
· · ospedalità domiciliari
· · le ADI (assistenza domiciliare integrata)
· · le ADP (assistenza domiciliare programmata)
poiché i medici e gli infermieri non sono sufficienti ad instaurare un rapporto umano.
Nuovo concetto nel mondo della sanità pubblica è l’ospedalizzazione in tempi brevissimi (3-5 giorni), solo nel periodo dell’acuzie.
Dopo di che, il paziente lascia l’ospedale e viene seguito al proprio domicilio.
Questo perché:
o o i costi ospedalieri vengono dimezzati;
o o gli esami approfonditi accelerati al massimo;
o o ed i malati curati in ambienti più confortevoli come il proprio letto, la propria casa e presso i propri cari.
Si creano così tre tipi di assistenza:
1. L’ospedale domiciliare, istituito solo in città con grandi complessi ospedalieri. In questo caso l’équipe medico-infermieristica della divisione ospedaliera si trasferisce al domicilio del malato, come se questi fosse ancora ricoverato. È sempre un post-ricovero.
2. L’assistenza domiciliare integrata, alternativa al ricovero, in cui il medico di famiglia può usufruire dell’assistenza infermieristica e specialistica tipica dell’ospedale, curando il malato insieme alla famiglia che svolge un ruolo di supporto psicologico fondamentale. Ove essa venisse a mancare, ci sono spazi per il volontariato organizzato.
3. L’assistenza domiciliare programmata, unicamente di tipo preventivo e di utilizzo per i pazienti anziani o per i cronici, che abbiano bisogno di un controllo assiduo, costante nel tempo.
Qui si inserisce l’attività del volontario; qui interviene lo specialista in umanità, che
§ § non ricerca monetizzazione
§ § non cerca piacere né potere
§ § non cerca ringraziamenti di alcun genere ma
testimonia la fede nel valore dell’uomo.
Questo sarà il compito del nostro approfondimento nel gruppo: vedere dove e come sia necessario inserirci nella sanità futura, che è già alle porte.
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "LA SANITA’"
Prima di tutto permettetemi di ringraziare i medici che mi hanno aiutato nel gruppo di lavoro, ma specialmente il nostro presidente dottor Franco Bellugi, che ha voluto essere al mio fianco nel pomeriggio di lavoro.
Per il gruppo io avevo preparato due piste con le domande da me formulate nella mattinata di ieri
* * Esisterà ancora il volontariato organizzato nella sanità, oppure
* * Come sarà gestito altrimenti il bisogno relazionale del malato?
* * Ospedale domiciliare
* * Assistenza domiciliare integrata
* * Assistenza domiciliare programmata
Già nella relazione avevo espresso il mio pensiero che desideravo completare con un attento scambio di opinioni fra i partecipanti del gruppo, specialmente riguardo alle nuove normative sulle ospedalizzazioni domiciliari, sulle ADI e ADP.
Ma il tema è stato disatteso dall’improvvisa dichiarazione di una volontaria siciliana: a sua conoscenza non esiste nel Sud e isole questo tipo di assistenza.
Da qui si è partiti per un vivace scambio di idee e di esperienze fra tutti i convenuti.
Abbiamo abbandonato la traccia ma c’è stato per tutti un forte arricchimento interiore per le testimonianze rese.
Erano presenti in maggior numero volontari che prestano servizio in ospedale più che sul territorio; ognuno ha portato il proprio vissuto, i propri problemi e desideri.
Le problematiche evidenziate riguardano specialmente:
* * la mancanza di medici e infermieri
* * le carenze delle strutture pubbliche
I volontari desiderano operare in sintonia favorendo l’umanizzazione della medicina e la centralità della persona.
Abbiamo condiviso una ricchezza, la ricchezza dell’Avulss e dei volontari, che non vogliono si disperda, ma diventi sempre maggiore nel futuro.
ANNA LAURA MORRA (docente di economia aziendale)
Con l’autonomia la scuola deve cambiare in modo radicale diventando
da scuola per tutti a scuola per ciascuno,
facendo sì che ogni singolo allievo diventi veramente il centro di un’azione educativa che rispetti le diverse individualità, i tempi di apprendimento di ognuno e i percorsi educativi già effettuati.
La scuola deve porsi come obiettivo prioritario la creazione di valori forti, mirando ad accendere fuochi più che a riempire vasi.
A tal fine uno spazio prioritario deve essere riservato alle educazioni trasversali, quali l’educazione:
§ § alla legalità,
§ § alla solidarietà,
§ § alla pace
§ § all’interculturalità
che portano alla formazione della persona e alla creazione di quei valori oggi così poco presenti nella nostra società.
È su questo terreno che il Volontariato rappresenta per la Scuola un alleato prezioso con cui sviluppare progetti finalizzati alla preparazione di cittadini consapevoli e ben preparati alle sfide della società del terzo millennio.
Le Associazioni di Volontariato e in particolare i nostri nuclei locali Avulss divengono allora un importante interlocutore per tutte quelle scuole che intendono fare della solidarietà e della legalità una delle linee guida della loro offerta formativa.
I nostri nuclei, grazie alla forte motivazione alla formazione e ad una cultura della solidarietà incentrata sulla persona più che sul singolo problema, possono diventare interlocutori privilegiati per le scuole del loro territorio, al fine di progettare e realizzare insieme percorsi di concreta solidarietà.
Si sente spesso parlare di nuova economia, occorre parlare anche di nuova solidarietà, dare spazio e voce all’etica della gratuità e dell’accoglienza, proponendola come alternativa possibile alla logica del profitto e della sopraffazione dell’altro.
Nel villaggio globale dove tutti, grazie alle nuove tecnologie, possono conoscere di tutto, il Volontariato rappresenta una preziosa e qualificata fonte di informazione-formazione ai fini della diffusione di una cultura della mondialità intesa come capacità di accoglienza dell’"altro" anche se diverso per cultura, razza o religione.
Il mondo del volontariato deve quindi identificarsi nella fontana del villaggio dove non solo si attingono notizie storiche o dell’ultimo minuto, ma come luogo dove docenti ed allievi si incontrano con i volontari e mettendo insieme le diverse risorse e capacità creative progettano e realizzano percorsi di concreta solidarietà.
Modalità operative
Per raggiungere questi obiettivi occorre innovare il modo di operare cercando, grazie ad un lavoro in comune, nuovi strumenti operativi che lascino tracce significative nel percorso di apprendimento dei nostri giovani.
Per lanciare messaggi forti occorrono quindi strumenti di comunicazione alternativi e coinvolgenti che vedano gli allievi non solo destinatari ma fautori delle iniziative tendenti a qualificare la loro crescita umana e culturale.
Ricorrendo ai consigli di un famoso proverbio cinese (ascolto e dimentico, vedo e ricordo, faccio e imparo) occorre passare da una fase in cui ci si limitava a far conoscere con conferenze ed incontri di vario tipo le realtà del mondo del volontariato a fasi in cui si creino opportunità di vedere con i propri occhi i volontari al lavoro ed effettuare, opportunamente guidati, attività di volontariato.
Le attività devono concretizzarsi in progetto il più possibile integrato nel contesto scolastico, che valorizzi da un lato le potenzialità già presenti e, dall’altro, ne individui e sviluppi di nuove fornendo risposte adeguate ai nuovi bisogni.
Attività
Le attività possono essere differenziate a seconda del tipo di scuola e in relazione ai bisogni del contesto territoriale in cui la stessa è inserita.
Iniziative importanti dal punto di vista formativo sono gli stage di solidarietà da svolgersi sia durante l’anno scolastico che nei mesi estivi presso enti ed associazioni di volontariato.
Per orientare la scelta di tali attività, si potrebbe pensare ad un percorso di preparazione effettuato durante l’anno, che porti i ragazzi a contatto con il mondo del volontariato, attraverso incontri con le associazioni del territorio e incontri con esperti, per scoprire le proprie attitudini e migliorare la loro comunicazione.
Si presenta un possibile sviluppo di attività da portare avanti nel corso dell’anno scolastico, che vuol essere una semplice traccia che si può modificare ed integrare per far fronte alle proprie esigenze specifiche e alle risorse disponibili sul territorio.
| Attività | Tempi | Soggetti |
| Visita a una manifestazione di volontariato | Settembre/ottobre | Allievi e docenti accompagnatori |
| Formazione di gruppi di lavoro | Settembre | Allievi e docenti interessati al progetto, volontari |
| Definizione del progetto nelle sue tappe essenziali e definizione della mappa delle responsabilità | Ottobre | Allievi e docenti interessati al progetto, volontari |
| Incontro con le associazioni | Novembre, dicembre, febbraio marzo, aprile | Associazioni di volontariato, docenti di tutta la scuola, allievi di tutta la scuola |
| Visite ad associazioni di volontariato | Novembre, dicembre, febbraio, marzo, aprile | Associazioni di volontariato, gruppo di allievi |
| Manifestazioni di solidarietà (concerti, spettacoli teatrali, mercatini, mostre, ecc.) | Dicembre, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno | Associazioni di volontariato, allievi di tutta la scuola, docenti di tutta la scuola, genitori, altre scuole |
| Stage di solidarietà
| Durante l'anno scolastico, nei mesi estivi | Associazioni di volontariato, allievi di tutta la scuola, allievi di altre scuole |
Certificazione delle attività di volontariato
Le attività di volontariato svolte nella scuola possono e devono essere certificate ai fini dell’attribuzione del credito formativo.
Lavorare in rete
Il regolamento istitutivo dell’autonomia (DPR 8 marzo 1999, n. 275) prevede all’articolo 7 la possibilità per le scuole di effettuare collegamenti in rete con altre scuole, per l’istituzione di laboratori finalizzati ad attività di ricerca, documentazione, formazione e orientamento.
Le scuole, sia singolarmente sia con altre scuole, possono stipulare convenzioni con associazioni che intendono dare il loro apporto alla realizzazione di specifici obiettivi.
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "VOLONTARIATO E SCUOLA"
Scuola dell’autonomia
Dal 1° settembre 2000 è entrato in vigore il regolamento sull’autonomia e ogni istituto scolastico può avvalersi di 3 tipi di autonomia:
— — didattica
— — organizzativa
— — di ricerca
divenendo così "UNA SCUOLA PER CIASCUNO" in cui ogni allievo viene considerato una persona in crescita e diventa il centro di un’azione educativa che rispetti le diverse individualità, i diversi tempi di apprendimento e i percorsi educativi già effettuati.
La scuola deve quindi porsi obiettivi educativi in senso lato, riservando alle educazioni trasversali un ruolo importante nel processo di insegnamento / apprendimento.
La scuola che crea valori quali:
— — gratuità
— — solidarietà
— — legalità
— — interculturalità
è la scuola con la quale si deve e si vuole incontrare il volontariato per progettare e costruire insieme percorsi reali di solidarietà.
Questa scuola ha alcune caratteristiche:
* * È pianificata (P.O.F. piena offerta formativa)
* * È flessibile (curricula diversificati)
* * È aperta al territorio (accordi di rete con
§ § altre scuole
§ § altre agenzie formative
§ § enti pubblici
§ § aziende)
* * È aperta all’innovazione tecnologica (utilizzo della multimedialità per affiancare il processo di insegnamento: utilizzo di Internet, costruzione di CD, Riviste on line, ecc...).
Il volontariato Avulss
Il volontariato in generale, ma il volontariato Avulss in particolare, possiede le condizioni per entrare in contatto con le scuole di ogni ordine e grado (dalle materne alle superiori).
Le caratteristiche del volontariato Avulss quali:
— — gratuità
— — continuità
— — organizzazione
— — formazione (di base - permanente)
costituiscono un "vantaggio competitivo" per l’attivazione di collaborazioni continuative con gli istituti scolastici del proprio territorio. Il corso base Oari-Avulss può essere aperto ai giovani.
Strutture interistituzionali Sportelli scuola - Volontariato
Progetti:
— — Adotta un volontariato
— — Stage di solidarietà
— — Mercatini della solidarietà
PASQUALE RUSSO
Il volontariato, credo sia chiaro a tutti, si è reso necessario a causa delle deficienze dimostrate sia dalle società capitalistiche (liberté) sia da quelle totalitarie (égalité), le quali non hanno saputo, o voluto, coniugare i due validi principi della rivoluzione francese con il terzo, ancora più importante, della fraternité.
Pertanto la pietà, il sentire l’altro come fratello e la solidarietà hanno caratterizzato l’azione del volontariato, che ha colmato, e ancora oggi colma, i vuoti dello stato nel campo del sociale.
Bisogna ora, se vogliamo essere al passo con i tempi (globalizzazione) e facendo nostra l’intelligente distinzione operata da Luciano Tavazza, superare la fase della meritoria opera del volontariato di prima generazione, che agisce come buon samaritano nell’immediato, e affiancarla ad una azione a dimensione comunitaria (forum delle associazioni non da tavolino) di volontariato di seconda generazione, diventando buon samaritano del giorno prima (prevenzione) e del giorno dopo (controllo vigile).
È necessario, cioè, come sostiene Monsignor Nervo, operare una scelta politica di largo respiro tra l’essere "solidarietà corta", rischiando di essere solo ammortizzatori delle tensioni sociali in uno stato basato sulla cultura individualistico-liberale, oppure assumere un ruolo politico, insieme alle altre forze di volontariato, divenendo veri difensori di tutti i soggetti deboli.
Il volontariato viene oggi considerato come:
Se è solo questo, io, innamorato dell’Oari-Avulss, ritengo che si vada allo svilimento del volontariato. Esso deve essere nobilitato, trasformandolo da risorsa economica a risorsa morale della società. Dobbiamo, cioè, colmare i vuoti valoriali dell’uomo d’oggi.
Questo è, a mio avviso, il vero ruolo politico da assumere. Il volontario diviene in questo modo soggetto attivo nella riforma dello stato a livello:
* sociale diffondendo la cultura della solidarietà, della donazione, della responsabilità, della cittadinanza attiva;
* economico collaborando alla creazione di imprese basate sul principio della economia di comunione;
* politico - operando nell’ambito della comunicazione delle leggi sociali
- dando un’anima all’intervento pubblico
- stimolando la pubblica amministrazione
- assumendo responsabilità diretta nella cosa pubblica.
In conclusione, bisogna, io credo, distinguere tra il lavoro del volontario, che nello specifico risolve il problema immediato, e il lavoro dell’associazione di cui egli fa parte, che deve assumere il ruolo politico e deve confrontarsi con le istituzioni ad ogni livello, reclamando lo spazio che gli compete nelle stanze decisionali del benessere sociale, ed evitando il ripetersi delle avvilenti passerelle dei politici in occasione dei congressi sul volontariato. Dobbiamo essere, se è possibile, e lo è, ciò che viene detto nel Libro del Siracide (24, 31-33).
"Irrigherò il mio orto,
innaffierò la mia aiuola;
ed ecco che il condotto è diventato un fiume
e il fiume si è mutato in mare.
Farò brillare la mia dottrina
come l’aurora,
e la farò splendere in plaghe lontane.
Effonderò l’insegnamento come profezia
e lo trasmetterò alle generazioni future."
Pista di discussione
Caratteristiche socio-storico-economiche delle società moderne
| VOLONTARIATO |
| NUOVA SOCIETA’ (Fraternità - Corresponsabilità) Cittadinanza solidale, non più cittadini passivi titolari solo di diritti, ma anche di doveri e responsabilità |
| (principio di sussidiarietà) |
.
| VOLONTARIATO | Nasce da motivazioni religiose, umanitarie e si basa su valori morali |
| Opera come risposta a bisogni intensi ma immediati (associazioni di prima generazione) | |
| Opera in rete con fisionomie diverse (associazioni di seconda generazione) | |
| (Luciano Tavazza) | |
.
| Necessità di agire in una dimensione comunitaria per contribuire a processi di riforma dello stato sociale, per creare e gestire nuovi momenti di rinnovamento | sociale (cultura della solidarietà e donazione) |
| Politico (dare anima alle leggi - assumere responsabilità diretta nella cosa pubblica) | |
| economico (economia di comunione) | |
| morale (colmare vuoti valoriali) |
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "GLI IMPEGNI E GLI OBIETTIVI DELL’AVULSS NELL’AMBITO SOCIO-POLITICO"
Il gruppo di lavoro, composto da rappresentanti dei nuclei AVULSS di ogni regione con una prevalenza del meridione, dopo una ampia discussione ha focalizzato quanto segue:
* L’esistenza di numerose leggi nazionali e regionali riguardo il volontariato, il finanziamento di eventuali progetti e il rapporto tra istituzioni politiche nazionali e locali rende necessario un continuo approfondimento delle problematiche e dei contenuti delle stesse leggi in ogni realtà locale della nostra associazione.
* Si ritiene necessario individuare nelle realtà associative di cui sopra dei volontari che, particolarmente portati alla tematica giuridica, si facciano carico di studiare e divulgare agli altri volontari i contenuti delle leggi, al fine di porre in essere rapporti costruttivi con le realtà politiche. Si invita pertanto il Consiglio Centrale a farsi promotore di opportuni cammini formativi in tal senso.
* Porre particolare attenzione alla partecipazione competente ed attiva dei nuclei AVULSS alle varie consulte di volontariato a tutti i livelli civili ed ecclesiastici.
* Viene posto un forte richiamo al ruolo socio-politico, espresso sia nello statuto AVULSS che nella nostra carta del volontario, al fine di sviluppare sul territorio proposte per un volontariato che sia:
— sociale
— animatore
— educativo.
Tutto questo senza venire meno al principio fondante del nostro volontariato, che privilegia l’aiuto immediato alla persona in stato di necessità, consentendo però lo sviluppo di una cultura della solidarietà nell’uguaglianza e nella fraternità, oltre che nella libertà e dignità della persona.
MARIA GARZIA TURCONI LOJACONO (vice responsabile culturale nazionale Avulss)
... Spiritualità: sintesi e cuore
della stessa formazione,
comunione,
missione ("Veritatis Splendor")
La spiritualità sta al Volontariato, come il credere sta alla ricerca di senso.
Ricerca di senso dell’invisibile, dell’intangibile, di un "unicum" per ciascuno di noi, della verità.
Nella ricerca potremmo utilizzare la coscienza, una capacità ritenuta "organo di significato", uno dei fenomeni più specificamente umani.
Però è molto umana; è legata alla finitezza, all’incertezza, al relativo. Se da una parte ci richiama all’umiltà, dall’altra ci dimostra che può sviare l’uomo conducendolo in percorsi tortuosi. "La coscienza ha dei diritti, perché ha dei doveri", ripeteva il card. Newman.
È una ricerca spontanea e libera, ma anche obbligo morale, del mistero di Dio e dell’uomo "lungo un fiume che esce dalla fonte della vita (da un salmo di David) e irrora allietando, il terreno di Dio". Fiume Santo, come Santo è il mistero della spiritualità.
John Gleen, il primo astronauta, vero "psicologo delle altezze", concluse quello strabiliante "parto pilotato" affermando: "Un uomo può sopravvivere solo mirando ad ideali".
Parlava al singolare, ma si riferiva all’umanità intera. Aveva trovato il suo senso. Emblematicamente si innalza la bandiera dell’uomo sulla luna, ma, nella notte siderale, uno scrigno, affidato alle gelide rocce lunari, contiene il Salmo 8: elevazione accorata e lirica sulla fragilità e grandezza dell’uomo come creatura.
Quindi spiritualità come riscoperta del senso del valore dell’uomo.
La spiritualità è una grande risorsa per l’uomo. Non legata a una religione, a una appartenenza. Un numero elevato di persone possiede una ricca spiritualità, pur senza frequentare il tempio o pagare una quota associativa di accesso.
Però la spiritualità può annidarsi e crescere solo là dove c’è apertura e comunione con gli altri, dove si promuove l’accoglienza, dove c’è tolleranza per le diversità, dove si alimentano buone amicizie che aiutano a sentirsi amati e ad amare.
Nei convegni interregionali abbiamo lasciato il nostro volontario alla parola "Amore", quasi fosse arrivato in vetta alla sua maturazione operativa, o quanto meno di intenti.
Ma abbiamo riscontrato che il corollario della parola "Amore" si presta a troppe interpretazioni.
C’è un grande divario, poi, fra "amore" e "carità".
Se l’amore è una sorta di appagamento verso ciò che l’uomo riconosce essere buono, la carità cerca invece la sua completezza nella rinuncia a tutti i propri interessi (S. Agostino). La Carità è l’unica forza capace di elevarci al di sopra della nostra natura ed è l’unica liberazione dai limiti umani.
Allora, più che di "interpretazioni", abbiamo bisogno di "intuizioni".
Dobbiamo procedere in una continua scrematura di variabili, come se avessimo davanti il gioco della "Morra Cinese".
... Qual è il Comandamento più grande?
Ama il Signore Dio Tuo, e il Prossimo Tuo come Te Stesso. Un passo sottoposto da sempre a modulazioni ed intermediazioni. Ma quale attenzione, o quale spazio abbiamo dato a quel previo: "Ascolta, Israele" - chiave di accesso alla trascendenza?
È lì, nel preambolo, che Dio stabilisce e chiede la sintonia; un Dio di elezione, accorato ed esigente, come un radioamatore appassionato ricerca le sue modulazioni di frequenza.
... Argini che si abbattono; canali che devono essere mantenuti puliti; cuore, respiro, occhi, orecchi... e quando il Signore parla, chi può evitare di trasmettere il suo messaggio, se lo ha ben compreso?...
La sapienza vera di Dio sta nel far sorgere le domande. Domande eterne.
Spiritualità come ricerca di Dio. Sant’Agostino parla di "memoria". Nelle sue "Confessioni" dice essere tanto grande la facoltà di vivere nell’uomo, che pur deve morire, quanto grande è la facoltà della sua memoria (Giovanni Paolo II usa il termine "nostalgia").
"Io vorrei — dice Sant’Agostino — superare anche la memoria, per trovarti, ma dove? Se Tu non sei nella mia memoria, significa averti dimenticato".
E allora porta l’esempio della donna che, perduta la dracma, la ricerca con la lucerna. Se non l’avesse "ricordata", non l’avrebbe trovata; e se anche l’avesse trovata, come poteva saperla sua, se non l’avesse ben stampata nella sua mente?
"Anch’io ho perso molte cose e nella ricerca, a chi mi proponeva: è questo che cerchi?, io dicevo: no, non è questo; no, non è quello. Fino a quando si presentava quello che cercavo. Lo "riconoscevo". Così, se qualche oggetto visibile scompare agli occhi, quando lo si ritrova lo si riconosce per via di quell’immagine che è dentro di noi".
È come arrivare all’essenziale, all’anima. (Forse l’unica parte di noi non clonabile).
Qualche antropologo la chiama "memoria organica", qualche semiologo "expressione", qualche sociologo pensa alla comunicazione attraverso il linguaggio, qualche psicologo alla complessità dei miti, delle immagini e dei simboli da trasferire nel processo di animazione.
(Molto attuali gli studi sull’anima. Si stanno portando avanti corsi di studio anche sulla ricerca dell’anima nell’arte! Auguriamoci che non siano giochi intellettuali o peggio colonizzazioni delle menti: dal punto di vista antropologico una grande impresa di alienazione; da quello cristiano, una minaccia di arianesimo... (dalla "Veritatis Splendor").
Ecco, nel Volontariato vi può essere il luogo privilegiato dove recuperare le dimensioni valoriali dell’uomo e del suo tempo in rapporto a Dio.
Anche se, alla domanda: che cosa dobbiamo fare? molto spesso diventiamo più attivisti che credenti, e forse non tardiamo a ricercare ciò che ci appaga di più.
I tranelli: l’immobilismo della nostalgia, la confusione data dall’incertezza, lo smarrimento di trovare una risposta che ci fa sentire inadeguati o, peggio, impotenti, il combattere le persone col pretesto delle ideologie...
I pericoli: un "leader" che diviene "guru" e referente unico della nostra spiritualità, un pragmatismo da autosufficienza, il divario fra parola e contenuto...
Sono le zavorre della Spiritualità.
È sempre difficile integrare nella giusta misura il rispetto del proprio cammino personale nella libertà, e il coinvolgimento collettivo in una appartenenza associativa.
Il senso di appartenenza alla comunità è vero, quando è il riflesso del senso di appartenenza alla spiritualità che distingue il contesto specifico: quando cioè nasce da una vocazione.
E quando la "vocazione" passa attraverso i bisogni degli uomini?...
Forse potremmo dare una concretezza a tutto, nell’ottica della "missione", o della complementarietà dei carismi (Corinzi), tornando a una rilettura dei sette doni dello Spirito per una utilità comune.
Non diciamo cose nuove: scoprire, vivere, migliorare, curare le proprie ricchezze per farne dono. Il nostro stesso iter associativo ha tali e tante ricchezze, lasciate dalle persone che ci hanno rappresentato: la mitezza, la profezia, il senso della gratuità, della signorilità, dell’appartenenza, del rigore... Ad ognuno diamo un volto, fino ad arrivare alla comprensione misericordiosa, al rispetto delle nostre libertà inserito in un bagaglio formativo non indifferente. La fisicità organica della Spiritualità, se si può dire...
Complementarietà associativa perché si possa ricomporre il Corpo.
"Svegliati, e ringiovanisci ciò che sta per morire" (Ap.) è stato detto nell’ultimo convegno sulla Carità dalla Conferenza Episcopale Italiana, riconoscendo nella Spiritualità la sintesi e il cuore della stessa formazione, comunione, missione.
"Ogni autentico rinnovamento scaturisce solo da quella radice vivificante che è l’ardore, ossia lo Spirito che lo anima. Lo Spirito in questione è quello di Cristo, morto e risorto come principio nuovo di santità. A ragione, quindi, — procede il documento — si fa appello a una solida, gioiosa Spiritualità, che, mentre fa amare la contemplazione di Dio e il dialogo con Lui, si pone come condizione e risorsa, espressione urgente di risposta da dare".
Riappropriamoci, allora, con umiltà, del valore fondamentale della vita: quell’amore unificante di Dio che "unifica il diverso e diversifica l’unito, in una rete di relazioni d’amore: un reciproco abitare l’un l’altro, con sobria ebbrezza dello Spirito" (S. Ambrogio).
Con i lavori di gruppo del pomeriggio, entreremo nello specifico associativo con una mappa di itinerario, che considererà, anche in atteggiamento critico-dialogico:
* I VALORI a cui aderire: di sempre / di nuova acquisizione - da purificare personalmente - da elevare a cardine personale
* LA MISSIONE come impegno ed animazione (programmazione - cultura dell’immagine - cura delle relazioni)
* L’ACCETTAZIONE dei propri limiti; le pretese e le attese; i "sensi di colpa"
* LA MATRICE CULTURALE della nostra Spiritualità: Carta del volontario; la nostra storia
* OARI - AVULSS: è davvero uno Spirito in comune? Quali i nodi / che cosa manca o eccede
problemi e... risoluzioni, in famiglia
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "VOLONTARIATO E SPIRITUALITA’"
Il pomeriggio, di lavoro intenso, ha reso evidente la grande sete di spiritualità di ognuno, quasi bisogno primario e risposta agli interrogativi personali.
Sono chiaramente emersi:
* Esigenza di punti forti, e non di "opinioni". Partendo da valori antichi e nuovi, riconoscibili da tutti (dal "farsi servo" alla "coscienza critica"), che siano spina dorsale in un cammino che non può essere racchiuso nel sogno, nelle parole, nelle incertezze, negli interrogativi.
* Testimonianze eccezionali, vive, più per bisogno di verifica condivisa che di esternazione. La "Parola" vissuta con la vita; ma soprattutto, in alcuni casi, con la forza del "voler vivere" per "portare ad altri". (Come non leggere una attualizzazione spontanea della "Redemptoris Missio": la fede cresce, donandola?).
* Senso di appartenenza all’associazione: è ancora grande, anche là dove qualche attesa è andata delusa. Soprattutto c’è stato il riscontro, in alcuni particolari casi, di vicinanza reciproca nei momenti di fragilità personale.
* Importanza di continuare a essere Chiesa, con attenzione alla Pastorale del tempo.
* Grande risalto dato a OARI, come risorsa e mai problema. I contrasti sono nel modo d’essere, mai nella cultura o nei condizionamenti personali. Però c’è un appello accorato perché si renda più visibile e non si spenga assorbita nei corridoi del territorio.
Punti critici:
— — A volte non si considera la semplicità del volontario, proponendo teorie accademiche.
— — La scarsa attenzione prestata alla "Carta del Volontario". Qualcuno, candidamente, ha detto di non averla mai letta, né presa in considerazione!
GIULIA MENCHETTI CESARATO (vice responsabile culturale nazionale Avulss, responsabile culturale regionale Avulss per il Piemonte)
Rifletteremo essenzialmente su:
* * significato del termine, confrontato con i nostri valori
* * definire per diffondere
* * comunicazione e sperimentazione.
Iniziamo dal significato del termine "comunicazione o comunicare".
Il vocabolario riporta "mettere a parte gli altri di qualche cosa, far sapere, divulgare, diffondere". Deriva dal latino "communio" e indica, letteralmente, "l’azione del mettere in comune".
Quindi si può dire che la comunicazione definisce:
* * partecipazione,
* * trasmissione,
* * diffusione,
* * scambio,
* * messa in comune di un contributo, sia per ragioni informative (o direttive o affettive o organizzative), sia per ragioni relazionali.
Ecco che in questa definizione si identificano anche alcune delle essenze del nostro essere volontari Avulss: comunione, relazione, partecipazione, diffusione del nostro stile di vita.
Il confronto fra significato ed alcuni valori fondanti del nostro essere volontari Avulss ci porta ad affermare che non possiamo fare a meno della comunicazione per esplicitare la nostra missione.
Oggi siamo qui per interrogarci, ma soprattutto per
DEFINIRE PER DIFFONDERE
quale sarà la nostra "mission" in futuro, ed in che modo la "comunicazione" ci può essere utile.
TENENDO CONTO CHE
| D E F I N I R E | Il bilancio della nostra “mission” | È ciò che stiamo facendo in questo convegno |
| Riflettere verso l’esterno una determinata situazione organizzativa | Per esterno si intende sia il nostro servizio sia la nostra partecipazione al mondo della solidarietà | |
| Ed al tempo stesso fa riflettere sulla medesima | Mi pare di poter dire con orgoglio che non vogliamo passare sopra a nulla, ma desideriamo approfondire, rivedere, riqualificare il nostro senso di essere volntari |
È STATO DESIGNATO UNO SPAZIO ANCHE ALLA COMUNICAZIONE NEL SUO RUOLO DI STRUMENTO INELUTTABILE PER AVERE RELAZIONI INTERPERSONALI, PARTECIPARE, TRASMETTERE, DIFFONDERE
TENENDO CONTO CHE
| D I F F O N D E R E | Decidere di COMUNICARE ALL’ESTERNO significa prima di tutto domandarsi | Perché | comunicare |
| Come | |||
| A chi | |||
| Cosa | |||
| per |
Noi siamo una associazione che esprime il volontariato gratuito, e rispondere a queste quattro domande non è così semplice ed immediato come è per le associazioni o imprese "profit oriented" (a fini di lucro); ad ogni modo proviamo.
Da una parte il PERCHÉ è chiaro:
* * desidero comunicare perché il servizio fa parte della scelta di impegno;
* * desidero comunicare perché diffondere e partecipare è una scelta di stile di vita. In questo identifico una generale necessità di affermare la ragione di esistere, e gestire, quindi, il consenso nelle sue varie forme. A questo proposito desidero evidenziare che anche la "raccolta di fondi con le sottoscrizioni a premi" non ha soltanto una valenza di far fronte a necessità economiche dell’associazione, ma rappresenta anche una possibilità di diffusione del nostro servizio, perché implicitamente devo dialogare, presentare l’associazione, i suoi scopi ed i suoi bisogni.
Quando ci si sposta sul COME ed a CHI comunicare, il discorso si fa più complesso.
Il COME deve tener conto che il processo fondamentale che media la comunicazione è il processo percettivo. Quindi sensoriale. Ovvero, perché voi mi comprendiate, devo stimolare almeno uno dei vostri... SEI sensi!
Riflettete su quale senso state usando! Attenzione a comprendere esattamente ciò che dico perché non sempre la percezione è veritiera, ovvero, non sempre chi comunica riesce a far comprendere esattamente ciò che intende. Quindi attenzione alle distorsioni.
Le cose da comunicare sono tante, i soggetti con i quali comunicare sono numerosi e soggettivamente esiste il rischio di comunicare le cose giuste ai soggetti sbagliati e viceversa (ripensiamo al film The fan).
| Con chi | Persone che incontriamo nel nostro servizio e loro familiari |
| Volontari associazione | |
| Volontari altre associazioni | |
| Persone strutture | |
| Amministratori pubblici | |
| Personale medico e paramedico | |
| Sacerdoti, strutture e ecclesiali | |
| media |
Attenzione a non perdere il desiderio di dialogo interiore!
L’esperienza dimostra come organizzazioni come la nostra, più sensibili a mantenere un rapporto di dialettica con il territorio (e per questo intenzionate ad impostare un discorso di comunicazione verso l’esterno), incontrano un primo grande ostacolo sul COSA comunicare, ossia nel determinare su quali risultati far leva PER CONQUISTARE IL CONSENSO DELLA COLLETTIVITÀ.
| Comunicare PER | Infondere speranza, fede,giustizia |
| Promuovere | |
| Diffondere la cultura della solidarietà |
Ovviamente nel nostro "COMUNICARE COSA" gioca molto il nostro stile riflettente umiltà, non desiderio di protagonismo, la volontà di essere a fianco in punta di piedi, in un servizio, passatemi questo mio essere partigiana, orientato alla persona.
Interrogarci è utile perché:
v v da una parte è diffusa tra le organizzazioni di volontariato gratuito una certa difficoltà nell’acquisire le informazioni utili a tale scopo; abitualmente il nostro biglietto da visita è il servizio;
v v dall’altra a volte queste associazioni non sanno "cosa" comunicare, in quanto non sanno a chi comunicare, ovvero con quali portatori di interessi prioritariamente rapportarsi per conquistare il consenso, il che rende difficile la scelta delle informazioni più utili a legittimare il proprio operato sul territorio (dobbiamo sempre porre l’accento sulla riservatezza del nostro operato, ma se non ci facciamo conoscere un po’ meglio rischiamo di... rimanere pochi!). Ad esempio i "media" domandano "storie di vita": dobbiamo diffonderle o sono patrimonio dei nostri Nuclei (ricordiamo sempre che non è il singolo volontario che si fa carico del problema, ma è sia il gruppo settoriale sia il Nucleo).
Abbiamo visto che l’emisfero che racchiude la comunicazione ESTERNA comprende anche il nostro SERVIZIO.
Volutamente ho inserito il servizio dopo la diffusione e la partecipazione, perché è ciò che sappiamo far meglio, ma non è detto che dialogando e interagendo non possiamo migliorarci.
Ho la presunzione della certezza che ogni volontario in questo campo è sulla strada giusta, ma oggi siamo qui per confrontarci su questo argomento, quindi parliamone.
Iniziamo riflettendo sull’opportunità di domandarci anzitutto quale è la specificità del nostro volontariato; come scriveva l’indimenticabile Tavazza, il volontariato del futuro si caratterizzerà per la sua specificità. Quale è la specificità che hanno tutti i Nuclei dell’Avulss?
È la RELAZIONE DI AIUTO.
Il servizio può variare, ma la relazione di aiuto è il comune denominatore sul quale sono appoggiate le nostre radici. La prima regola nella relazione di aiuto è quella di andare incontro, tendere la mano, dimostrare la mia disponibilità all’incontro in un clima paritetico di rispetto reciproco ed anche creativo.
La comunicazione è un mezzo insostituibile (sottolineo nell’ordine: ascolto, autenticità, dialogo, metodo, forma, empatia).
Ecco la riflessione: se la relazione di aiuto è la nostra specificità e con la responsabilità e le modalità in cui viene svolta rappresenta il biglietto da visita di ogni volontario dell’Avulss, perché rivolgerla soltanto all’esterno dell’associazione? Quale è la situazione all’interno ... bisogni? desideri? aspettative?
Tutto è ottimale o dobbiamo adoperarci per migliorare qualche cosa?
Cosa è opportuno cambiare? Soltanto i sistemi informatici od il rapporto di reciprocità tra volontari?
Quindi è necessario che, pensando al futuro dell’Avulss che tutti noi vogliamo, siamo consapevoli che
| se al nostro interno non facciamo chiarezza su: l’utilizzo ed il miglioramento di ciò che già abbiamo, | |
| Non riusciremo a | “vedere” (avere la visione e stabilire la missione) |
| “sentire” (avere la percezione) | |
| “amare” (relazione aiutante) | |
| “amarci” (fra di noi, e con questo divulgare, diffondere la cultura, lo stile dell’associazione | |
| Anche in futuro | |
Perché dico "l’Avulss che vogliamo"? Perché solo chi vuole accogliere l’altro e ama questo stile di vita si impegna ad amare. Diviene capace di: osservare in maniera introspettiva ogni sua azione, perfezionare, correggere ciò che è necessario, e così facendo diverrà capace di entrare in relazione con gli altri.
Il nostro servizio esprime una presenza efficace, capace di costruire un significato umano della vita stessa, quindi oggi siamo chiamati a camminare insieme come fecero i "discepoli di Emmaus" (Luca 24, 32) ... che conversavano di tutto quello che è accaduto, discorrevano e discutevano insieme... e poi... hanno avuto la conferma che Gesù era con loro e ritornando a Gerusalemme lo riferirono agli Undici e tutti si convinsero che era risorto.
Perché citare questo brano del Vangelo? Perché abbiamo tante cose in comune, dobbiamo imparare a riflettere, discutere, confrontarci e ... camminare TUTTI INSIEME.
Insieme possiamo apprendere ciò che non conosciamo, è sufficiente sostituire il termine DEVO, con il termine VOGLIO, possiamo migliorarci reciprocamente, ed entrare in empatia, dobbiamo o meglio vogliamo sperimentare per il bene/scopo comune.
Ritengo che abbiamo una straordinaria capacità di rapporti interpersonali autentici con le persone che incontriamo nel nostro servizio, ma dobbiamo lavorare un po’ su di noi per ciò che concerne i rapporti tra volontari che, ricordiamolo, si riflettono poi nella presentazione delle attività che svolgiamo, nei rapporti con i media, nella presentazione di progetti innovativi, nel modo di scambiarci aiuto senza giudizio o predominio.
INSIEME... DOBBIAMO o meglio
VOGLIAMO PARLARNE.
Nei gruppi di incontro proporremo delle sperimentazioni su alcuni assiomi della comunicazione, così che possiamo sperimentare, osservare, analizzare, discutere quali sono i nostri punti di forza e di debolezza, perché rientrando nei nostri Nuclei possiamo trasferire tutto ciò che insieme abbiamo deciso in questo convegno, ciò che abbiamo appreso, ciò che ci manca e cosa possiamo fare, per continuare a camminare negli anni futuri con l’immutata carità, energia, intuizione, fede, del nostro fondatore Don Luzietti, affinché il "lavorare insieme per servire meglio" non rappresenti solo uno slogan.
Sapete, io sono tra coloro che credono senza avere visto, ma vi assicuro che ho fede e desidero che voi mi aiutiate a migliorare.
Grazie per l’attenzione e... spero di aver attivato l’uso di almeno uno dei vostri sensi!
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "LA COMUNICAZIONE"
I conduttori del GRUPPO COMUNICAZIONE sono stati:
Giulia Menchetti (Piemonte), Annamaria Restifa (Sicilia), Carmen Porzia (Liguria), Ninni Finocchiaro (Sicilia).
La relazione, redatta dai conduttori, viene presentata da ANNAMARIA RESTIFA.
Desideriamo ringraziare gli oltre 70 volontari che hanno scelto gli approfondimenti sul tema "La comunicazione ed il futuro dell’AVULSS".
Il metodo di lavoro utilizzato è stato diretto e con il coinvolgimento dei partecipanti.
Dopo l’accoglienza si è subito iniziato con una esercitazione pratica per comprendere l’importanza dell’utilizzo di codici comunicativi che non permettano spazi per interpretazioni erronee.
Infatti, a domande di uso comune ed espresse in forma generica, il ricevente può assegnare interpretazioni soggettive difformi, legate a situazioni personali di vissuto.
Quindi, insieme abbiamo approfondito che anche fra volontari è meglio utilizzare forme dialogiche chiare.
Attraverso una simulata di un incontro tra una volontaria ed una persona si è affrontato un altro approfondimento per ciò che concerne la promozione dell’Avulss durante il servizio.
La volontaria ha presentato le attività che vengono svolte (abbiamo tutti compreso che il servizio si svolgeva in ospedale perché alla fine ha detto: "Signora, quando esce di qui, vada alla casa di riposo, perché lì si sta bene, si è serviti e si sta in compagnia!". La simpatia della volontaria, la gioiosità del suo intervento, la convinzione con cui ha espresso il suo pensiero, ha creato buon umore e condivisione, non tanto sul piano dei contenuti, ma sul piano della relazione.
PRESENTARE L’AVULSS
Abbiamo offerto un brevissimo elaborato contenente tracce di presentazione dell’associazione e del suo fondatore, in coda ad una presentazione dell’associazione per i corsi base.
Alcune persone hanno espresso il loro pensiero sulla presentazione proposta, sull’importanza di usare codici comunicativi differenziati a seconda delle persone che incontriamo; non ultima è stata sottolineata l’importanza della presenza.
Dopo di che si è cercato, nel rispetto della scaletta dei tempi, di dare spazio ad ogni voce: ci sono state domande su strategie di coinvolgimento, sulla comunicazione all’interno di gruppi settoriali, sulle molteplici difficoltà al decollo di quella tanto auspicata comunicazione autentica senza barriere né steccati.
Nello scambio che ne è seguito, che, lo ribadiamo, è stato formativo per tutti noi, si è proposto di utilizzare maggiormente "L’Informatore" come veicolo non solo di informazioni ma di comunicazione efficace. A questa proposta si è unito un coro di consensi.
Si è verificato anche un intervento che ha voluto sottolineare l’importanza di adottare terminologie adatte al ricevente la comunicazione.
ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE
1) 1) Abbiamo visto che è impossibile non comunicare: l’attività o l’inattività, le parole od il silenzio, hanno tutti valore di messaggio.
2) 2) Abbiamo capito, insieme ai pinguini della Polinesia, che è la relazione che esiste fra le persone che determina il contenuto della comunicazione.
La relazione determina comunicazioni sane, mentre le relazioni malate sono caratterizzate da una lotta costante per definire la natura della relazione.
Ovviamente, le volontarie che hanno svolto l’esercitazione hanno espresso comunicazioni sane e con una buona consapevolezza di se stesse.
3) 3) La natura di ogni relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti.
Carmen e Giulia, attraverso la frase: "Come ti vedo bene oggi", hanno concretamente fatto comprendere l’importanza della punteggiatura nella comunicazione.
CHE COSA DEVE COMUNICARE IL VOLONTARIO ALLE PERSONE CHE INCONTRA NEL SUO SERVIZIO ED AGLI ALTRI VOLONTARI:
* speranza
* non parole ma fatti
* gesti
ricordando che il valore aggiunto della sofferenza è tutto ciò che non viene comunicato ed alimenta mostri terribili. Porre quindi molta attenzione a non rimanere pietrificati dalla nostra stessa vulnerabilità!
Abbiamo rapidamente scorso insieme "Alcune regole per la comunicazione interpersonale" e, poiché la comunicazione è incontro, c’è stato uno spazio per il dialogo, lo scambio a due: peccato che qualcuno, nella casualità a cui era legato l’esercizio per formare le coppie, ha incontrato il marito!
I coordinatori del gruppo di approfondimento hanno messo a disposizione alcune tracce per ricordare quanto è stato trattato ed anche come presentare iniziative con un comunicato stampa a grandi e piccoli "media", ed i diaframmi della comunicazione, ovvero tutto ciò che può essere interpretato come ostacolo, impedimento al rapporto interpersonale.
Chiudiamo questa cronologica descrizione delle attività del gruppo con gli auspici che tutto ciò possa essere un piccolo contributo per la consapevolezza di ogni partecipante di ciò che in lui funziona, e su dove può operare un miglioramento nelle relazioni interne, così che l’Avulss ed i suoi volontari vivano la gioia di amarsi e vivere in armonia! Perché il futuro della nostra associazione sia colmo di gioia, pace e serenità che si proietterà anche all’esterno con beneficio di tutti!
Chiudiamo prendendo a prestito alcuni pensieri di Gibran Kahlil Gibran:
Nessun uomo può rivelarvi nulla,
se non quello che già sonnecchia nell’alba della vostra coscienza.
Il maestro che cammina all’ombra del tempio,
tra i suoi discepoli non offre il suo sapere
ma piuttosto la sua fede ed il suo amore.
speriamo di esserci riusciti!
SERGIO MORANDO (amministratore generale dell'Avulss, vice presidente nazionale Oari)
Gratuità
Vorrei iniziare richiamando un elemento fondamentale per il volontariato: "la gratuità". Proprio questa gratuità la possiamo confermare in due diversi modi:
1° 1° La gratuità come valore:
* * questo è l’autentico riferimento che si deve dare alla gratuità, "gratuità come valore".
° ° Il mio intervento non ha come obiettivo parlare del valore della gratuità, ma non dimentichiamoci: la gratuità è il primo valore del volontariato, e, comunque, è un valore che va capito, compreso e difeso.
2° 2° La gratuità è confermata anche dalla legge 266/91 "legge quadro sul volontariato".
* * L’Articolo 2 dice:
° ° Al 1° paragrafo: ... per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro...
° ° Al 2° paragrafo: L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario ...
° ° Al 3° paragrafo: La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo ...
Va sottolineato (ed ecco perché inizio il mio intervento con questo richiamo alla gratuità) che, quando parliamo di gratuità, ci si riferisce sempre al volontario e alla sua "prestazione", al suo "servizio" come volontario, questo sia come valore, sia per la stessa legge quadro 266/91.
Necessità
Passiamo oltre, ma con una premessa: il mondo dell’economia molto spesso legge in chiave economica la presenza del volontariato; certamente questo contributo esiste, ma è sicuramente un modo "rischioso" di leggere l’apporto che il volontariato dà ai problemi sociali. Il volontariato non è per aiutare l’economia, ma le persone.
Questa vuol essere unicamente una premessa, perché la mia riflessione vuol rimanere vicino alle nostre realtà, le realtà quotidiane che ognuno di noi affronta.
Penso alle necessità di un gruppo di volontariato, mi riferisco alle necessità di disporre di fondi per tutti quegli aspetti pratici - organizzativi.
In questo momento penso alle necessità come sede centrale Avulss, ma anche a tutte quelle esigenze di un nucleo locale Avulss, del nostro, del mio nucleo locale.
Penso ai costi di una sede (non sempre messaci a disposizione gratuitamente), alle telefonate spesso fatte a nostro carico, alla posta, ai costi per la formazione, ai costi per la realizzazione di un corso base, ai costi per qualsiasi altra iniziativa messa in atto per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati; penso anche ai costi per sostenere e portare avanti gli obiettivi e le finalità del nostro essere volontari, del nostro essere volontari Avulss.
La stessa legge quadro sul volontariato (la 266/91) prevede queste necessità e precisa come le organizzazioni di volontariato possano procurarsi risorse economiche; nell’articolo 5 dice "per il loro funzionamento e per lo svolgimento delle proprie attività" ed indica i seguenti punti:
a) contributi dagli aderenti;
b) contributi privati;
c) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;
d) donazioni e lasciti testamentari;
e) rimborsi derivanti da convenzioni;
f) entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali.
Ognuno di questi punti meriterebbe un approfondimento.
Una cosa, però, è da sottolineare: da questi punti emerge che le organizzazioni di volontariato non sono né paragonate né parificate ad organizzazioni commerciali (in modo particolare l’ultimo punto).
Anche da altri articoli della stessa legge quadro (in particolare l’articolo 8) emerge l’aspetto non commerciale di una organizzazione di volontariato, ma ancora più chiaro è il decreto legislativo n° 460 del 1997, più comunemente conosciuto come decreto ONLUS (è un decreto per tutto il terzo settore quindi anche per quanto compete al volontariato).
Questa distinzione di ente non commerciale del volontariato, in pratica, può sembrarci poco importante, ma per gli aspetti legislativi e fiscali la distinzione non è secondaria (in gergo, per le organizzazioni di volontariato che rispondono ai requisiti della legge quadro 266/91 ai fini fiscali, si utilizza anche la dizione ente decommercializzato).
Nei nostri Nuclei
Pensiamo ora alla vita dei nostri Nuclei. Certamente le necessità economiche, come già detto prima, non mancano, ma penso sia utile fare alcune riflessioni.
Sicuramente dobbiamo individuare e percorrere tutti quei canali che ci permettono di raccogliere fondi, quali per esempio:
Þ Þ Le convenzioni
* * sempre dalla legge quadro 266/91 al paragrafo 3 dell’articolo 7 si precisa che la copertura assicurativa è elemento essenziale della convenzione. Questa non è una entrata diretta per il Nucleo, ma è sicuramente uno strumento per contenere i costi del contributo associativo che ogni volontario versa. Come voi tutti sapete, il nostro contributo associativo è comprensivo di £. 20.000 per la copertura assicurativa.
* * La convenzione può prevedere anche l’utilizzo di attrezzature, tra cui la sala per gli incontri, e questo è sicuramente un risparmio per il Nucleo.
* * La convenzione può prevedere anche il sostegno per la formazione, un sostegno sia di tipo economico sia in risorse (professionisti, attrezzature, ecc.).
Þ Þ Da non dimenticare sono i Centri di servizio del volontariato; ricordo che i Centri di servizio sono costituiti e normati per legge, compreso il loro finanziamento, vedi art. 15 della legge quadro del volontariato 266/91 e leggi-decreti successivi.
* * I Centri di servizio non danno soldi ma servizi e tra questi trova spazio anche il sostegno alla formazione. Non vi è una regola comune tra i vari Centri di servizio: per ognuno le modalità di accesso a questo tipo di sostegno sono diverse. Resta comunque fermo che la nostra formazione e i nostri corsi base possono essere presentati per essere riconosciuti e sostenuti dai Centri di servizio.
Þ Þ Vi sono anche i contributi vari, per i quali possiamo ricorrere sia al nostro Comune, sia ad altre istituzioni o enti.
Þ Þ Non dimentichiamoci anche di forme più semplici di entrata, forme che non richiedono l’intervento economico di altri (mi riferisco alle attività commerciali marginali: vendita di lavori o la tipica vendita di torte).
* * Ricordo che per attività commerciale marginale si intende quella realizzata in forma non prevalente, sia come spazi, sia come entrate:
° ° le vendite devono essere curate direttamente (non da altri);
° ° devono essere realizzate esclusivamente in funzione della realizzazione dei fini istituzionali (sono quelli presenti nello statuto);
° ° non si deve far uso di mezzi organizzati professionalmente per fini commerciali;
° ° non si devono pubblicizzare i prodotti commercializzati.
Questi riferimenti sono tratti dal decreto del 25 maggio 1995 Criteri per l’individuazione delle attività commerciali e produttive marginali svolte dalle organizzazioni di volontariato.
I rischi
Abbiamo visto quali "possibilità" per reperire fondi esistono, ma servono altre riflessioni, anzi direi attenzioni.
1) 1) Attenzione a non dare più importanza al "trovare soldi" che alle vere finalità dell’Avulss.
* * Vuol dire non essere preoccupati di presentare domande e progetti solo perché si intravede la possibilità di reperire fondi. Prima di presentare domande o progetti si rifletta "almeno" su due cose:
a) a) Quella proposta o progetto cui vogliamo aderire o partecipare rientra nelle nostre finalità? Rientra nelle finalità dell’Avulss?
b) b) Le nostre possibilità ci permetteranno, poi, di mantener fede all’impegno che andiamo ad assumere?
* * Tutto questo vorrebbe sottolineare che la gestione economica dei nostri Nuclei deve essere improntata sulla sobrietà e sulla moderatezza.
° ° Stiamo parlando del rapporto tra l’Avulss e l’economia; allora precisiamo:
- - l’economia non è l’arte di far soldi, ma la gestione corretta delle risorse;
- - l’economia, allora, non deve essere vista come un valore, ma deve essere vista unicamente come mezzo per perseguire i nostri scopi, le nostre finalità;
- - se comunque un valore vogliamo dare anche all’economia, questo sia un valore morale; però, a mio avviso, più che dare un valore, è importante dare un’anima all’economia.
° ° Non è necessario reperire fondi solo per avere più disponibilità economica, ma il reperire fondi deve essere motivato unicamente da quello che dobbiamo e possiamo fare, senza dimenticare gli obiettivi dell’Avulss e la possibilità di migliorare qualitativamente e quantitativamente la nostra presenza, il nostro servizio.
2) 2) Attenzione: spesso, molto spesso, chi paga (chi dà soldi) pone condizioni e chiede.
* * Certamente nessuno dà soldi solo perché noi li chiediamo (mi riferisco sia ad enti pubblici, sia a donazioni private), vogliono sapere chi siamo e per quale motivo - scopo li chiediamo. Sin qui nulla di male.
* * Possono darci contributi finalizzati ad alcune "attività". Qui si deve porre la nostra massima attenzione.
° ° Valutiamo se le richieste e/o gli accordi presi con chi finanzia sono finalizzati al raggiungimento di obiettivi anche da noi condivisi ("aiutare la persona in situazione di disagio") o se queste "richieste", questi "accordi" che ci propongono sono orientati ad attività che non sono chiaramente in linea con gli obiettivi del volontariato ed in particolare del volontariato Avulss.
° ° Valutiamo se, tramite il volontariato ed il volontario, chi dà ha trovato qualcuno da impegnare e il suo intento è finalizzato quasi esclusivamente ad un risparmio economico per l’ente o la struttura che gestisce o rappresenta.
* * Certamente queste riflessioni - valutazioni non sempre sono facili, perché a volte ci troviamo di fronte ad una reale necessità di alcune persone e ad un vuoto da parte di chi "deve" intervenire. Non vado oltre, dico solo: riflettiamoci!.
° ° Nelle nostre riflessioni ricordiamo però che il "servizio" Avulss è sempre finalizzato alla persona e non alle strutture.
A conclusione possiamo dire: "attenzione da chi si riceve e perché si riceve - ma attenzione anche a come si utilizzano i soldi ricevuti: non devono tradire le nostre finalità".
Aggiungo: ricevere il massimo ottenibile con discrezionalità e discernimento per restituire quanto più possibile a chi è in situazione di bisogno, soprattutto attraverso servizi adeguati e qualificati.
SINTESI DEL GRUPPO DI STUDIO SU "L’AVULSS E L’ECONOMIA"
Nel nostro gruppo di lavoro erano presenti circa 20 persone. Ci siamo interrogati su:
1 - Bisogni reali del Nucleo
2 - Gratuità
3 - Centri di servizio
4 - Convenzioni
5 - Comunione dei beni
Bisogni reali emersi:
a) Spese di gestione del Nucleo
b) Rimborso spese volontari
c) Costi corso base
d) Formazione permanente
Discussione ampia e ricca che ha fatto emergere diverse posizioni sulla gestione dell’economia del Nucleo.
Per quanto riguarda la gratuità emergono diverse posizioni. Si passa dalla gratuità totale, o meglio dalla gratuità che comprende tutto e quindi anche la partecipazione alla spesa da parte del volontario, alla gratuità intesa come servizio gratuito dell’opera del volontario, ma che dovrebbe prevedere un rimborso delle spese sostenute per il servizio.
A questo proposito sono state fatte diverse riflessioni:
1) La disponibilità economica del volontario può penalizzare il servizio. Ci si tira indietro per il timore di dover attingere a risorse personali.
2) Si è parlato di scelta di vita, a questo proposito; ma è difficile scegliere quando si è pensionati con una pensione minima o quando si è giovani e spesso disoccupati.
3) La gratuità deve però prevedere un piccolo impegno di risorse personali per dare significato e forza alla propria scelta.
Chiarito, nelle sue linee essenziali, il significato di gratuità, si è passati a discutere sul modo di finanziare il Nucleo e l’Associazione.
Le risposte sono:
1) Centri di servizio e loro articolazione (legge 266 art. 15). Si è manifestato il timore che i Centri di servizio in certe Regioni possano diventare luoghi di potere politico. Emerge una disomogeneità della funzionalità dei Centri di servizio fra Nord e Sud e soprattutto una disparità di risorse economiche nelle varie Regioni.
2) Richieste di rimborso spese agli enti in cui si presta servizio, con rendiconto da parte dei volontari.
3) Convenzioni che prevedono un contributo, sempre da parte dell’ente, ma con un accordo preciso sul tipo di servizio prestato e sul numero di ore dei volontari impegnati. La convenzione non prevede rendiconto delle spese e le risorse così reperite possono essere messe a disposizione del Nucleo per tutti i suoi bisogni.
4) Attività marginali commerciali. Possono essere diverse ed affidate alla creatività dei volontari (mostre, lotterie, pesche di beneficenza, fiere del dolce, ecc.).
Fra le attività che hanno bisogno di finanziamento è importante considerare quella del corso base, il cui costo è inteso da molti volontari come un deterrente alla partecipazione e all’adesione all’associazione.
Tutti questi modi di finanziamento possibile esposti permettono non solo di rendere meno onerosi i corsi, ma anche di dare l’opportunità ai volontari di avere una formazione sempre più puntuale, con corsi di formazione permanente sempre più qualificati e con la partecipazione sempre più numerosa ai convegni.
Ultimo argomento trattato, anche se non in ordine di importanza, è stato quello relativo alla comunione dei beni, inteso come scambio di beni culturali e materiali fra Nucleo e Nucleo, fra Nuclei e Delegazioni e, soprattutto, fra Nuclei e sede centrale.
Don Roberto Ziglioli (responsabile culturale nazionale Avulss, presidente nazionale Oari)
Questa riflessione fatta ad alta voce non ha niente di ufficiale e non vuole esserlo per nulla. Vorrebbe piuttosto raccogliere ed esprimere per voi e con voi i vostri stessi pensieri e sentimenti, come sintesi del Convegno che abbiamo insieme vissuto e apertura al futuro che ci attende.
1. Il volontariato socio-sanitario in Italia, oggi
In un primo momento (forse non ci ha impegnato così a lungo come avremmo sperato) ripensiamo alla situazione del volontariato in Italia, e del volontariato socio-sanitario.
E proprio per farci la domanda se almeno il volontariato socio-sanitario un futuro ce l’avrà.
La domanda si pone, non è inutile o eccessivamente allarmata. Il volontariato socio-sanitario è riconosciuto e regolamentato dalle leggi, a partire dalla legge 833/78 per arrivare alla legge quadro 266/91, le quali l’hanno ufficialmente autorizzato ad operare nelle e per l’utilità delle istituzioni pubbliche. La legge, però, non ha inventato il volontariato, non lo ha creato: bisogna tenerlo sempre ben presente.
Indubbiamente gli interventi normativi talvolta favoriscono (altre volte ostacolano) la presenza e l’esercizio del volontariato in ambito sociale e sanitario. Tuttavia non dobbiamo neppure dimenticare che il volontariato è preesistente alle leggi; non solo c’era da prima, ma è sempre stato in continua evoluzione.
Quindi, il futuro del volontariato è le sue forme e la sua evoluzione; è la sua plasticità. Se possiamo parlare di una caratteristica propria delle attività di volontariato dobbiamo proprio indicare quella della loro plasticità, adattabilità, flessibilità.
E l’evoluzione è sempre stata dettata dalla capacità di risposta ai bisogni delle persone; bisogni mutevoli, diversi, talvolta emergenti, altre volte invece interpretati, intuiti, capiti quasi sempre solo da chi ha svolto attività di volontariato. Certamente non possiamo dimenticare tutta la storia del volontariato: gli ordini e le congregazioni religiose, le confraternite... le organizzazioni di volontariato sono costituite da una schiera di persone che hanno dedicato la vita tutta intera a fare della propria dedizione un impegno doveroso.
Alla luce della lunga storia che sta alle nostre spalle, la teoria che volontariato è dono del tempo residuo, il buon uso di una parte della vita che ci sopravanza, avrà bisogno di essere riveduta e ridimensionata.
Verrebbe la voglia di dire, a questo punto, che il futuro del volontariato è il suo passato.
È una battuta, a prima vista, però la cosa non è così paradossale. D’altronde, la risposta ai bisogni è stata data anche in epoche in cui le analisi sociali ed economiche non erano così sviluppate e sofisticate, mentre la risposta degli operatori volontari è sempre stata dettata dalla capacità di lettura della realtà: forse una lettura delle necessità e dei bisogni delle persone più di cuore che nemmeno di ragione.
Le vecchie e le nuove povertà non sono un’invenzione del nostro tempo, anche se sono entrate nel nostro vocabolario più recente. Ma attenzione: che la capacità di migliore analisi, valutazione ed espressione non vada molto più al di là delle parole e non trovi adeguato riscontro nell’operatività.
Dunque, alla domanda se avrà un futuro, potremo rispondere che il volontariato sopravviverà.
Anche questa, se può sembrare a prima vista un’ingenua affermazione, non può esserlo, perché la sopravvivenza del volontariato è dovuta a un nonostante di cui dobbiamo sempre più prendere coscienza. Sopravviverà nonostante che cosa?
Nonostante, per esempio, l’esigua dedizione dei giovani. L’esigua dedizione dei giovani soprattutto alle attività di volontariato in campo socio-sanitario è constatazione di un dato di fatto; non è dettata da spirito polemico. Il volontariato in ambito socio-sanitario ha delle esigenze, in particolare quella della continuità, che la condizione giovanile molto spesso non permette di garantire.
Al riguardo, tuttavia, si impone una serie di considerazioni obbiettive e precise. Cosa voglio dire? Che se c’è stata in questi anni una certa presenza giovanile anche nell’ambito che ci interessa, questa è stata prevalentemente dovuta agli obiettori di coscienza. Ora, gli obiettori di coscienza sono "una razza in via di estinzione" per volontà dello Stato (una volta si sarebbe detto "per volontà di Dio e della nazione"). Se ne stanno andando, soppiantati dal professionismo militare. Sorge per il mondo cristiano, dunque, un interrogativo ben preciso: la Caritas italiana che ha proposto alle ragazze l’anno di volontariato per il servizio civile, e che sta tentando di proporre ai giovani, e perciò anche alle famiglie (quindi anche ai genitori, pur se si rivolge direttamente ai giovani), l’anno di servizio civile volontario non più ordinato o tollerato dalle leggi, non propone forse un modello esemplare, sul quale avremo bisogno di pensare e ragionare molto seriamente negli anni a venire?
Il volontariato socio-sanitario sopravviverà anche nonostante la previsione — e non solo la previsione, perché è realtà in atto — dell’aumento dell’età lavorativa, per ritardato pensionamento o per ritardato ingresso nel mondo del lavoro.
Ecco un altro grande dato sul quale riflettere e dal quale partire per dire ugualmente con tranquilla serenità che il volontariato socio-sanitario è destinato a sopravvivere, cioè ha un futuro.
Vedendo che (nella componente maschile della popolazione) molti operatori volontari, anche nell’Avulss, sono pensionati e anziani, si rischia di non rendersi conto della maggioranza di donne — non solo pensionate o anziane o casalinghe — che compongono l’Avulss. C’è in questo una grande lezione, da far apprendere soprattutto agli uomini, giovani e adulti: per fare volontariato non si deve aspettare l’età della pensione o l’anzianità. Se ne sono capaci le donne, di ogni età e condizione, possono imparare ad impegnarsi anche gli uomini. Sulla dedizione benevola e caritativa della donna in tutte le società, segnatamente in tutta la storia cristiana, e sullo scandalo altrettanto storico della latitanza da parte degli uomini, l’Avulss dovrà assumersi l’impegno di far riflettere criticamente e di impostare una pedagogia formativa, rivolta a suscitare una più coscienziosa consapevolezza che ognuno di noi, dopo aver dedicato il proprio tempo ai suoi stretti doveri, "l’altro tempo" lo ha non esclusivamente per l’evasione e il divertimento, ma anche per chi è in difficoltà o nel bisogno.
Rispetto ad abitudini diffuse la proposta evangelica è di tutt’altro genere; la proposta evangelica è che dobbiamo dare non ciò che avanza ma "ciò che sta nel piatto"! Questa è la parola esatta del Signore, che tradotta in termini nostri significa che il tempo del volontariato non è il tempo disponibile (quello che dobbiamo trovare) ma il tempo da mettere a disposizione. Non stiamo giocando sulle parole. Stiamo affermando che il tempo, che è dono di Dio, è la vita, e non l’abbiamo ricevuto solo per noi. Non c’è una parte della vita che è residuale, che quindi non sarebbe quasi nostra e deve diventare quella degli altri, perché il "residuo" non è un sovrappiù o una attività marginale: tutta la vita è un dono.
C’è infine un’altra considerazione che dobbiamo fare... nonostante. Perché non rivedere certe idee sulle finalità del lavoro, che, per effetto del materialismo di ritorno di cui siamo tutti inquinati oggi, vengono stranamente, o non troppo stranamente, vissute da giovani e meno giovani, in un contesto nel quale il modo di lavorare e il suo fine di lucro rischiano di diventare disumani?
Il lavoro non è il tutto della vita, e nemmeno la carriera non è il tutto della vita, nemmeno il divertimento. Alla carriera si sacrifica tutto. Il lucro è senza dubbio invitante perché gli stipendi di uomini e donne in carriera sono favolosi; ma non sempre è umanamente sufficiente lo status sociale che si acquista a determinate condizioni.
Si deve dire che non è un peccato mirare al guadagno o mirare anche ad avere un posto di rilievo, però l’idea legata allo stipendio o al desiderio di immediata disponibilità finanziaria non è certamente l’ideale che esaurisce la finalità unica o principale del lavoro umano. I giovani sono vittime, oggi, di questa mentalità, anche se rimangono a lungo esclusi dal mondo del lavoro e senza possibilità di carriera.
Qual è il sintomo del fatto che i giovani sono vittime? È l’abbandono della scuola da parte di molti perché hanno capito che se vanno a lavorare (non necessariamente proprio qualunque lavoro ma soprattutto facendo lavori che li lasciano liberi di notte, di sabato e la domenica) e avendo anche i soldi in tasca, i genitori non gli chiederanno più nulla e loro saranno liberi di spendere i soldi come gli pare e piace, salvo finire ammazzati durante la fine delle notti di sabato e domenica o drogandosi.
Non è la stragrande maggioranza dei giovani a far così, però molti abbandoni scolastici sono causati o semplicemente dettati dalla frenesia consumistica. In simile contesto "culturale" quale è il nostro ruolo personale di adulti, prima di tutto, e non appena di associazione di volontariato, ma, certo, anche di associazione? È la proposta di un modo alternativo di pensare e vivere il tempo della vita che abbiamo, è il modello di una operatività "socialmente utile" perché radicata e motivata nell’utopia della gratuità.
Tenuto presente che nelle istituzioni ci vogliono e nelle istituzioni ci tengono, dobbiamo domandarci perché ci vogliono e perché ci tengono nelle strutture socio-sanitarie. Nelle istituzioni e nelle strutture ci vogliono e ci tengono perché, in fin dei conti, il volontariato serve ai servizi, perché è funzionale e organico. Il tentativo, almeno, è questo.
Noi vediamo continuamente che l’interpretazione della nostra presenza da parte delle istituzioni tendenzialmente (non si vuol dire di proposito e tanto meno in mala fede) è a valorizzare il ruolo di supplenza e di sostituzione per le carenze di personale o per le tanto decantate insufficienze economiche o per le non disponibilità di bilancio. L’altro aspetto da osservare è quello dell’omologazione economicistica o tecnologico-efficientista proprio nelle istituzioni di tipo socio-sanitario, per le quali prima viene l’economia, poi la scienza, poi la tecnica e all’ultimo posto la persona, teoricamente destinataria di tutto questo e che compare forse nelle intenzioni ideali, ma non è assolutamente presente a livello ricettivo. Dunque, il volontariato che è destinato a vivere e a continuare a operare all’interno delle istituzioni — almeno quello in cui noi crediamo — è il volontariato al servizio della persona, non il volontariato che serve ai servizi.
Non facciamo però una contrapposizione facile tra servizio alla persona e servizio ai servizi, perché non si tratta di o ... o, ma si tratta di dire come si dovrebbe stare o come vorremmo poter stare dentro le istituzioni e i servizi, e la ragione per la quale ci si è e ci si va. Se non è possibile realizzare questo, certo dobbiamo imparare ad essere sempre più costruttiva-mente critici. Altre volte e in altre circostanze abbiamo detto, e ce lo diciamo anche adesso, che uno dei ruoli critici del volontariato è anche quello di saper rivedere i capitoli di spesa degli enti e delle istituzioni e saper denunciare tutti gli sprechi dello Stato e delle istituzioni pubbliche, compresi gli ospedali o l’esercito...
La conclusione non è quella di uscire, anche se verrebbe la tentazione di "scuotere la polvere dai nostri piedi". Nonostante tutto, sarebbe un grande errore, perché chi ci va di mezzo non sono le istituzioni — identità astratte; chi ci va di mezzo sono le persone malate, inferme, bisognose, non certo gli operatori sanitari o i direttori generali o i gestori politici e amministrativi; anche se pure quelli ci vanno di mezzo per una perdita di umanità, e dell’umanità loro personale nell’esercizio sia del proprio potere sia del proprio sapere.
2. Il nostro presente, in vista del futuro
In questo secondo momento mi permettete di fare una rapida puntualizzazione ad alta voce di quello che abbiamo sentito sia nelle relazioni sia nel resoconto dei gruppi di studio.
Puntualizzazioni di parte, forse, non necessariamente una sintesi esauriente e obbiettiva. Vogliono essere un invito e stimolare all’impegno di continuare il nostro convegno, del quale — proprio perché contenti e soddisfatti — vogliamo saper far fruttificare tutti i doni ricevuti e condivisi.
Ecco gli impegni e gli obiettivi dell’Avulss che abbiamo cercato di capire necessari per alcuni diversi settori dentro i quali operiamo e che sono come il terreno di coltura delle nostre attività attuali e future.
1. La medicina, la sanità dentro la quale il compito di tutti, ma in particolare il compito degli operatori volontari, vorrà essere quello di operare contro una corrente (non è la corrente) della medicina attuale: cioè operare contro la corrente scientista e puramente bio-tecnologica, che tende a volersi affermare.
È un tipo di medicina che rischia di disumanizzarsi — non necessariamente la possiamo già considerare disumana o disumanizzata — dando l’attenzione prevalente alla malattia piuttosto che al malato, preoccupandosi di essere una medicina dei servizi più che una medicina della persona, dimenticando che l’organizzazione del servizio sanitario non può trascurare di avere come obiettivo primario la cura del malato e non la perfetta funzionalità dei servizi e delle attrezzature o la loro redditività economica.
Dentro questo contesto, per quanto il volontario venga e debba essere considerato lo specialista in umanità, non è l’unico: non possiamo ritenerci gli operatori unici specializzati in umanità.
Per il futuro immediato, però, quali attenzioni debbono essere presenti in ordine alla realizzazione, secondo i tempi e le modalità diverse e a seconda delle Regioni italiane, della ospedalità domiciliare e dell’assistenza domiciliare integrata e programmata? Ci si ripresenta di nuovo la domanda: in sanità (e non solo nelle strutture ospedaliere o di ricovero) esisterà ancora il volontariato?
Certamente. Anche se terremo presente che il nostro apporto deve essere l’apporto delle ricchezze che possediamo, tante o poche che siano, in persone e in valori e in motivazione, e se non dovremo spaventarci delle situazioni di carenza (e le carenze sono vistose) che esistono tuttora nel servizio sanitario nazionale. Non per nulla si è parlato di riforma, di riforma della riforma, di riforma della riforma della riforma,... e avanti di questo passo. Non credo che dobbiamo scandalizzarci, anzi, dobbiamo cogliere in positivo la percezione e la sensibilità anche dei responsabili a livello legislativo e dirigenziale rispetto a quello che non va e ha bisogno di essere modificato. Noi abbiamo anche il diritto di dire come cittadini, prima di tutto, e come cittadini cristiani e come operatori volontari presenti in questo settore della società, che magari i principi ispiratori delle diverse riforme non ci trovano del tutto consenzienti, ma questo non ci autorizza comunque a desistere.
2. Un terreno che sembra aprire prospettive effettivamente molto favorevoli al volontariato socio-sanitario è il settore della scuola.
Perché? Perché la scuola è il terreno della generazione che cresce, e non tanto perché pensiamo che la scuola sia la riserva alla quale attingere. Purtroppo se si trattasse di riserva dovremmo osservare che i numeri vanno sempre più esaurendosi o comunque non sono tali da fornire effettivi molto ricchi. Ma la scuola rimane certamente il luogo dove, pur non creandosi i valori (non è compito della scuola creare i valori), la proposta di valori e l’insegnamento a scoprirli sono elettivamente offerti proprio alla generazione che cresce.
Quindi, dobbiamo saperci chiamati come volontariato a stare a fianco degli educatori: pensiamo ai genitori, le cui responsabilità scolastiche dovremmo favorire e sostenere con maggiore decisione, invece di considerare a fianco dei genitori, degli alunni, degli insegnanti gestori quasi unici della scuola, i docenti e i dirigenti (adesso si parla di "dirigenti").
È la rete famosa, che anche nella scuola ha bisogno di essere vissuta e di essere vissuta intensamente. Perché sono da far scoprire agli alunni, ragazzi e giovani non solo i valori tipici del volontariato, come: l’attenzione alla persona, la gratuità, la continuità, quindi volontariato associato e organizzato; ma soprattutto l’attenzione alla persona totale, nel senso che anche i più deboli e non competitivi meritano di essere considerati alla pari, se non addirittura di più.
Nella scuola il volontariato va presentato più come una proposta di vita e non come una occasione di possibilità di impegno o meno ancora di credito formativo. Anche se tutto questo non è pedagogicamente sbagliato: si può cominciare dal poco a educare, ma per arrivare alla proposta dell’obiettivo finale che è proprio quello di vivere la vita come una dedizione non appena a sé ma come un prendersi cura anche dell’altro. Qui ha rilevanza la proposta formativa dell’Avulss, nella quale dobbiamo credere anche di più; qui vale anche la proposta tipica del nostro metodo, che parte innanzittutto dalla conoscenza del proprio territorio e dei bisogni emergenti per favorire l’allargamento del mondo stretto della scuola al mondo più ampio della società. Qui conta l’educazione ad ascoltare, a non giudicare, a entrare con discrezione nella vita delle persone, giovani e non, che sono in difficoltà. Abbiamo in atto già molte esperienze, e il sapere che esse si vivono all’interno dell’Avulss ha un grande significato e, lasciatemi usare una espressione medica, un grande valore predittivo: questo è già il futuro, almeno in questo ambito.
3. A proposito del ruolo socio-politico: la nostra scelta, senza demonizzazione ed esclusione del valore della libertà e dell’eguaglianza, è per la società della fraternità, cioè per una società solidale. Attenzione però che non c’è vera solidarietà senza libertà e senza uguaglianza; ma uguaglianza non egualitaria, non livellatrice.
La nostra scelta è per un associazionismo di secondo livello: nell’ambito della solidarietà corta, credo che possiamo dire che siamo oramai abili e addestrati. Senza darci tuttavia qualifiche e benemerenze maggiori in questo, sappiamo di dover crescere invece nella capacità di lavoro in rete e nella capacità di pensare in grande.
Pensare in grande, prima di tutto, a livello economico: noi siamo per una economia di comunione.
Ancora una volta, non demonizziamo il terzo settore perché a suo modo è già in questa linea, ma siamo per una economia di comunione il cui valore essenziale è un valore apparentemente non economico, cioè quello della gratuità.
Nel sociale siamo per la cultura della solidarietà, per la cultura del dono, della cittadinanza attiva. Nell’ambito politico, premessa indispensabile e fondamentale è la conoscenza sempre più competente — anche solo da parte di alcuni, non necessariamente di tutti — di quanto si muove o produce nell’area delle leggi.
Noi però dobbiamo diventare addirittura capaci di partecipare al processo formativo delle leggi. Le leggi stesse ce lo consentono, ma siamo noi che non ne approfittiamo a sufficienza per poter divenire anche così l’anima dell’intervento pubblico specie in ambito locale.
Non miriamo all’assunzione di ruoli politici a livelli di vertice, anche se non è per niente proibito ed è persino auspicabile che qualcuno lo faccia; ma miriamo a quel tipo di partecipazione territoriale, di cui oltre a tutto abbiamo capacità e, si direbbe, attrezzatura culturale sufficiente.
4. Nell’ambito della comunicazione mi sembra che i punti da sviluppare sono almeno questi: più attenzione alla diffusione dei valori di cui siamo portatori e in cui crediamo. Usiamo il termine "diffusione" che potrebbe anche essere "testimonianza" come suo sinonimo, convinti come siamo che i valori passano attraverso la comunicazione, la partecipazione socio-politica e il servizio. Abbiamo bisogno di migliorare la comunicazione al nostro interno, anche con questo principio: che se siamo maturi, cresciuti nella capacità di rapporti interpersonali autentici, diventiamo capaci di riflettere all’esterno molto meglio i valori di cui siamo portatori e in cui crediamo. Il messaggio di cui ha particolarmente bisogno l’uomo che soffre è la comunicazione della speranza. Non abbiamo tante altre cose da dire o tante cose da dare: attraverso i gesti personali e un silenzio non muto ma di grande qualità di presenza umana, comunichiamo l’amore e la speranza, che è la comunicazione e comunione di vita che attende il mondo della malattia e della sofferenza.
5. Il ruolo e gli obiettivi dell’Avulss nella economia possono essere indicati anche in forma di proposta.
L’economia non è un valore in sé, tanto meno è un valore assoluto, nemmeno ha il valore di fine. L’economia è una scienza o un’arte che insegna ad imparare la gestione corretta delle risorse. Il buon uso delle risorse economiche ha valore etico.
Noi abbiamo bisogno di imparare la gestione corretta delle risorse, poche o tante che siano, ma dobbiamo sapere che la prima risorsa che abbiamo nei nostri nuclei sono le persone e non i soldi. Abbiamo anche bisogno di non cedere alla tentazione di farci leggere — come volontari — in chiave economica. Qui sta l’altra tentazione da evitare: quella di dare così importanza alle sovvenzioni, ai sostegni economici, da pensare che se questi non ci sono non è possibile muoverci.
Tuttavia il Vangelo ancora una volta ci insegna il grande senso dell’equilibrio e della realtà. Svolgere l’attività di volontariato senza preoccuparci del danaro è impossibile, ma svolgere l’attività di volontariato senza troppo preoccuparci del danaro, questo è possibile. Leggiamo il capitolo sesto del Vangelo secondo Matteo, discorso sulla Provvidenza, impostato proprio su questo insegnamento del Signore: egli non ci proibisce di preoccuparci di che cosa mangeremo, di che cosa berremo, di come ci vestiremo... ma ci esorta a non preoccuparcene troppo.
E cogliamo la visione e il richiamo che son venuti dalla riflessione in gruppo: la condivisione e la comunione dei beni tra noi non è appena quella dei soldi, pochi o tanti che abbiamo o di cui disponiamo (sono sempre pochi!), ma è la comunione dei beni, che sono essenzialmente i valori in cui crediamo e che testimoniamo; che siamo noi, come persone.
6. Ieri ed oggi dalla riflessione sulla spiritualità cogliamo queste indicazioni sintetiche, che già ci introducono alle prospettive conclusive.
Impariamo a fare meno analisi, a dedicarci meno alle interpretazioni e ad ascoltare più "la sapienza del cuore" (non il cuore da solo). Domandiamoci se la tentazione latente non è quella di essere più attivisti, che credenti che vivono la loro fede attraverso la carità operosa. La fede che salva noi e il prossimo, infatti, è la fede che diventa carità operosa.
Domandiamoci se non dobbiamo sviluppare maggiormente la complementarietà dei carismi e anche la comunione estesa tra di noi, proprio a livello associativo e organizzativo. E se la formazione teologico-spirituale non debba occuparci e preoccuparci più di quanto non avvenga.
3. L’AVULSS e il suo futuro
E veniamo perciò al futuro dell’Avulss.
In linea con i nostri valori e con la nostra storia, quella che chiamiamo "il passato del volontariato" e perciò a maggior ragione il passato apparentemente breve dell’Avulss, credo che il nostro futuro è garantito se rimarranno questi obiettivi permanenti.
Il primo obiettivo è la persona. San Benedetto insegnava (ma questo può valere anche per noi) che "il primo servitore è Gesù Cristo". Nell’attività di volontariato il primo servizio da rendere è il servizio alla persona, e per il cristiano prima è la persona da servire perché "ogni volta che avrete fatto una di queste cose al più piccolo dei miei fratelli l’avrete fatto a me", come ha imparato dal Signore stesso.
Dobbiamo credere che il grande recupero — parlo di recupero non perché siamo carenti — e il riferimento continuo è alla spiritualità: mi dedico al bene totale degli altri, del prossimo, perché vivo non solo la "cultura del dono" ma la "spiritualità del dono" nel servizio alla persona.
Secondo obiettivo: volontariato come scelta di vita e non tanto come impiego socialmente utile del tempo libero. Scelta di vita personale e associativa.
Il volontariato non è appena uno dei lavori socialmente utili (non perché non sia socialmente utile); la sua qualifica è data dalla competenza nel servizio, che si caratterizza sempre più nell’essere insieme per servire meglio, in continuità di dedizione.
Il terzo obiettivo è: presenza sul territorio. Dentro l’evoluzione e la dinamica delle trasformazioni che continuamente presenta il prendersi cura della persona che soffre abbiamo bisogno di crescere nell’attenzione e nella preoccupazione di accompagnamento del nucleo familiare. Molte volte la persona da servire per prima è una persona che vive sola o addirittura abbandonata; ma ci sono le famiglie, i nuclei familiari — disgregati o non disgregati — che pure interpellano la presa in carico da parte dei volontari.
La nostra presenza sul territorio presuppone la capacità di operare nella rete dei servizi e degli interventi con competenza e l’assunzione di un ruolo politico che miri a far crescere ed animare le istituzioni oltre gli schemi dell’assistenzialismo di cui ancora troppo frequentemente sono prigioniere.
Abbiamo bisogno di capire che nell’attuale assetto socio-politico si corre il rischio di essere e venire integrati. E difendendo la nostra identità nelle istituzioni assumiamo anche il compito di essere la voce di chi non è rappresentato o di chi non è preso in considerazione adeguata.
Ciò propone e, si direbbe, impone all’Avulss una capacità di lettura delle normative vigenti. È vero, anche le nostre leggi — che non sono le peggiori nell’Europa e nel mondo — hanno molti difetti; ma delle nostre leggi non conosciamo molti aspetti positivi né sappiamo le possibilità che offrono a chi voglia e sappia operare, certamente con competenza.
Quarto obiettivo, che abbiamo di fronte per l’immediato futuro, è il pluralismo della nostra società, la quale sta diventando sempre più una società multietnica in cui la tendenza delle minoranze a far prevalere i valori in cui credono, e quindi a diventare intolleranti, rischia di far passare la maggioranza sotto l’accusa di essere integralista e intollerante.
Il problema, da una parte, è di prendere coscienza che in una società multietnica e pluralistica anche dal punto di vista ideologico e religioso la differenza dei valori e delle culture è una ricchezza; dall’altra parte è necessario mantenere la consapevolezza che ci sono rischi di cadere o nella indifferenza ("tutti i valori sono uguali") o nell’andare verso "l’eclissi dei valori", in quanto non si riesce più a discernere che cosa è bene e che cosa è male.
La nostra proposta formativa, in questo orizzonte, è quella del confronto nel bene: cercare ciò che unisce e non ciò che divide; e però, nel coraggio della proposta dei valori in cui crediamo, senza senso di inferiorità o superiorità e senza paura di essere diversi e, più di qualche volta, addirittura minoritari.
Infine, la nostra proposta formativa deve essere integrale.
Ci aiuta la matrice ideale dalla quale veniamo, la nostra ispirazione cristiana che, per quanto riguarda l’Avulss,
significa: la persona nella sua totalità di corpo-anima;
significa: la capacità di comunicare e condividere, nella comunione, la speranza per l’uomo che soffre;
significa: servizio alla persona, svolto nella più pura gratuità.
Queste sono le nostre matrici e radici ideali: queste garantiranno il nostro futuro.
Che cosa sarà il futuro?
Il nostro futuro non è l’AVULSS.
Il nostro futuro non è il VOLONTARIATO.
Il nostro futuro sono le PERSONE DA SERVIRE: "I poveri li avrete sempre con voi"!