Convegni interregionali 2001
IL CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:
A CHI E COME FARCI PROSSIMO
MULTIETNICITA':
DALL'ACCOGLIENZA ALL'INTEGRAZIONE
Bressanone
Relazione tenuta al convegno interregionale di Bressanone - 20 ottobre 2001
Relazione del Prof. Don Paolo Renner
Relazione
trascritta da registrazione audio
Porge i saluti e i ringraziamenti da parte del vescovo e l'invito a ripartire più motivati, il vescovo sottolinea che la gratuità oggi è un grande segno di contraddizione in un mondo in cui tutto a prezzo"io ti do tanto se tu mi dai altrettanto". La gratuità invece ci dice "dare tutto per avere poi il tutto che, però, non si vede e non si può calcolare numericamente.
Se un'organizzazione di volontariato vuol fare un servizio nel mondo deve avere gli occhi aperti, sapere in che modo si trova a fare questo servizio, non può inventarsi di fare la crocerossina dell'ottocento, non può credersi di essere in un mondo monocromatico.
Il convegno è stato preparato ben prima dell'emergenza nata l'11 settembre. Questa emergenza mi fa porre la domanda se, in Italia, ci siamo impegnati per superare l'emergenza immigrazione? Sembra sempre che sia un fattore nuovo, si è sorpresi da questi fatti, dai profughi, dal bisogno di ospitalità; si parla di emergenza, ma noi rimaniamo sorpresi. Abbiamo superato l'emergenza emigrazione? Questa è la premessa.
Mi soffermo su tre punti:
punto 1 - Alcuni dati: La multietnicità è una componente tipica della storia d'Italia e d'Europa (crogiolo dei popoli). Dov'è la patria di ogni persona? La patria di ogni uomo è la dove la persona è amata e può vivere con dignità realizzandosi.
Il pregiudizio come nemico dell'accoglienza. La "congiura" islamica contro l'occidente. Il problema della forbice della povertà tra primo e terzo mondo: chi altrimenti non resterebbe a casa sua? Perché sono emigrati i nostri padri o nonni? Perché gli faceva piacere? "Noi visti da loro" Amici??? Le polpettine di Esma, la mia colf macedone e mussulmana. Passare dalla tolleranza all'accoglienza e dall'accoglienza all'integrazione. Abbiamo chiamato dei lavoratori e sono venuti degli uomini. Il rischio dei denizen, la sfida della multietnicità e della multiculturalità.
Punto 2 - Alcuni modelli attuali: L'Alto Adige da circa 80 anni un modello di integrazione. Fin'ora siamo arrivati in 80 anni al modello di convivenza, la regola di fondo è: non pestiamoci troppo i piedi. evitiamo di toccare certi temi come "toponomastica, censimento, proporzionale" allora scoppiano di nuovo i conflitti, allora si cerca di non parlare, si convive, rispettiamoci, ognuno per la sua strada e Dio per tutti. Uno dei pochi gruppi in cui c'è intensa è l'Avulss, ci sono italiani e tedeschi che lavorano fianco a fianco. Dove ci si occupa dei poveri, ci si trova insieme, si cresce nella comunità, nella integrazione. Chiaramente questo passaggio dall'intolleranza all'integrazione richiede un'opera di intelligenza, cioè bisogna comprendere onestamente e profondamente che gia siamo multietnici: non è vero che siamo italiani, perché vestiamo americano, mangiamo italiano, beviamo tedesco, cantiamo inglese, dormiamo danese, abbiamo bagni lussemburghesi.
È bene riflettere che tutti hanno bisogno degli altri, viviamo in un contesto multietnico e culturale,ne approfittiamo tranquillamente, a volte, senza riflettere se sia bene e se sia male. Il concetto di fondo è questo: il mio "io" lo conosco quando incontro un "tu". È l'alterità che mi dona l'identità. Un macedone, mi rendo conto , che ha dei valori diversi dai mie. Vedi "il buon samaritano" egli si rende conto di avere molto (soldi, cavallo, ecc.) e quindi lo divide con il fratello bisognoso. Il modello di incontro è il modello che non solo mi vede datore di benefici verso l'altro, ma mi vede beneficato nell'incontro con il diverso. È l'esercizio pacifico della solidarietà.
Punto 3 - Alcune speranze e propositi: Un modo importante per arrivare alla conoscenza e alla integrazione può essere il viaggiare. Serve a conoscerci, ma il viaggio più avventuroso, che più ci appaga, più ci realizza come persone quello che diceva il Papa "compiere il pellegrinaggio verso i popoli (il carcerato, il malato, l'indigente) come pellegrinando verso Cristo". La persona ha diritto comunque di essere amata e aiutata. Il pellegrinaggio più importante è quello di farsi prossimo a tutti. Creare una convivialità.
"A chi e come farsi prossimo?" Ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito, creando rapporti di fraternità e collaborazione "reciproca" in vista di una convivialità delle differenze che potrà permettere ai nostri figli un futuro di pace. Romanticismo? No, una sfida per predisporre ai nostri figli un modo dove si possa vivere senza tensioni drammatiche, illuminati da un nuovo umanesimo e non da una nuova barberia ove l'uomo si fa lupo dell'altro uomo.
Lavori di
gruppo
Sono emersi tanti punti di vista,
anche estremamente diversi fra loro:
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Chi ha fiducia nel prossimo e chi no
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Chi si adopera aspettando una
ricompensa e chi la riceve pur non pretendendola
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Chi si sente in dovere di
accogliere, e chi afferma che l'altro non accetta l'aiuto
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Chi vede nel prossimo il volto di
Cristo e chi pensa che l'altro non si meriti niente
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Chi lotta senza sosta e invece chi
è stufo di lottare
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C'è anche chi afferma che c'è un
collegamento fra i problemi di convivenza nella nostra provincia e la difficoltà
di accettazione dell'altro in genere
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Chi non sente il problema poiché
nel suo paese è quasi assente, e invece chine è gia esasperato
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C'èchi parla di "noi" e
degli "altri", e invece chi afferma che l'amore non guarda la
differenza di colore della pelle
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Chi sostiene che il grosso problema
sono i muri e le barriere che vengono erette da altri, e chi afferma che questi
muri e queste barriere possiamo abbatterli noi in prima persona
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Chi ha avuto esperienze molto
positive e chi negative
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Chi ha fatto felici esperienze di
accoglienza con il singolo e meno felici con un gruppo
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Chi vede il problema della
multietnicità e dell'accoglienza, e chi fa finta di non vederlo
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C'è anche chi, dopo i fatti dell'11
settembre, ha delle difficoltà ad incontrare persone mondo arabo (ammettendo
per altro che la cosa non è razionalmente giustificabile)
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Chi sostiene inoltre che la causa di
questi atriti può essere
attribuita al fatto di far pesare le nostra presunta superiorità
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Chi sostiene quindi che per favorire
l'accoglienza è indispensabile una maggiore conoscenza e comprensione della
loro cultura
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Chi si auspica un ampliamento delle
attività dell'Avulss in questa direzione (servizio di accoglienza)
Su una cosa ci siamo però
trovati tutti d’accordo:
* che il problema
dell'accoglienza e dell'accettazione è un problema di difficile soluzione, che
va analizzata attentamente e che risulta più complessa quando ci tocca in prima
persona.
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