Convegni interregionali 2001
IL CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:
A CHI E COME FARCI PROSSIMO
TERRITORIO, STRUTTURE, VOLONTARIATI:
LAVORO IN RETE
Erice
Relazione
tenuta al convegno interregionale di Erice - 24 novembre 2001
Relazione della Prof.ssa. Angela Cangemi
Siamo in molti che in campi più diversi sperimentiamo con la concretezza del nostro lavoro e l'impegno della nostra lotta quotidiana la possibilità di modificare le cose che ci circondano.
A volte lo spazio è esiguo ma ciò non toglie che ci domandiamo se sia possibile edificare uno spazio in cui vivere sembri giusto; se sia possibile e come, trasformare in azione mirate le parole, le teorie per spaziare la nostra sete insoddisfatta di giustizia sociale.
Sono molto lieta di essere qui tra voi.
Di norma io tendo a vivere una vita più tranquilla ma nei due anni di attività politica con funzioni assessoriali al comune di trapani per la solidarietà sociale ho violato tutte le regole della mia igiene mentale. Perché?
Ho lavorato senza limite di tempo nella consapevolezza del ruolo politico che deve svolgere un comune nell'istituire e far funzionare alcuni servizi sui quali e per i quali ad integrazione operano altri livelli istituzionali quali la USL, la scuola, il provveditorato e via di seguito. Ho lavorato nella consapevolezza dei ritardi politici-amministrativi a fronte dei larghissimi fenomeni di emarginazione, di esclusione sociale esistenti sul territorio; nella consapevolezza della reale fattibilità di interventi per contrastarli promovendo sviluppo umano.
La risorsa più elementare e creativa secondo me doveva essere quella umana del volontariato tanto più che attraverso il lavoro svolto insieme lo sapevo cosciente delle carenze strutturali di tipo sociale-sanitario-scolastico, onde un vero riconoscimento dei diritti umani veniva negato al nostro prossimo. Due leggi sul volontariato nazionale e regionale consentono oggi, riconoscono, impongono agli altri di riconoscere il volontariato come una forza che ha il diritto a promuovere in coloro verso i quali viene espressa solidarietà la crescita della coscienza civile e sui governanti a svolgere il richiamo perché rispettino, attuino i dettami delle leggi esistenti a tutela dei diritti umani.
Oggi il comune di Trapani ha istituito l'albo delle associazioni, ha deliberato il regolamento che ne disciplina l'iscrizione, ha istituito la consulta, ha creato nel bilancio un capitolo di spesa da destinare come rimborso spese a quelle associazioni che eseguiranno i progetti della programmazione politica-sociale che l'amministrazione intende svolgere. Il tutto costituisce la base di partenza per realizzare il lavoro cosiddetto di rete. Nella coscienza di tutti è la decisione di abbandonare la miopia che ha caratterizzato la politica sociale cui venivano date soluzioni tampone e parziali. Oggi si può pensare ad una sorta di patto sociale, su base paritaria al centro del quale è il cittadino. Si è determinati nel porre l'uomo al centro per renderlo partecipe, farlo sentire soggetto di certe scelte, promovendone l'integrazione sociale, il reinserimento, la moralizzazione.
Il fenomeno "esclusione sociale" da indigenza per mancanza di lavoro o per malattia sul nostro territorio ha una dimensione talmente diffusa da poter essere considerato elemento strutturale nella composizione odierna della società cittadina. Alla consapevolezza della drammaticità del problema per i riflessi sconvolgenti sul rapporto di coppia, sul rapporto tra genitori e figli, tra cittadino e cittadino, all'interno di una realtà condominiale, di un quartiere, si è accompagnata subito l'esigenza di comprendere meglio per elaborare e sperimentare percorsi efficaci di recupero. Ritenendo strategica la risorsa di tipo materiale economico ho modificato il regolamento di erogazione di un contributo introducendo il fattore lavoro, cioè a dire l'assistenza economica viene erogata a condizione che l'assistito si impegni a svolgere un lavoro utile alla collettività. Unica deroga un disturbo fisico non abilitante.
L'attività lavorativa da svolgere non è imposta, ma su un progetto elaborato dal comune è liberamente scelta dall'assistito. In forza di tale attività l'individuo riprende dignità, socializza. Non più assistenzialismo ma sostegno, economico e contemporaneamente morale. L'indigena riacquista dignità perché sa di essere produttivo. Tutti siamo consapevoli che colui il quale si sente mortificato, inutile, diventa preda della depressione, ricorre all'alcolismi ed agli psicofarmaci quant'anche alla droga, diventa terreno di facile conquista da parte della micro o macro criminalità.
Quanti assistiti non hanno alle spalle l'esperienza del carcere?
Nel promuovere socializzazione all'interno del gruppo viene esercitata la democrazia perché fra loro viene eletto un responsabile che dovrà raccogliere i desideri di ciascuno da portare avanti quando avrà finito il priodo di assistenza a cui ha diritto. Per rispondere ai desideri allora l'amministrazione programma laboratori, coinvolge l'Asl per svolgere corsi di educazione sanitaria, richiede alle scuole corsi di formazione artigianale o di informatica.
Un altro problema scottante che è stato affrontato è quello dell'assenteismo e si è cercato di rivoluzionare l'indirizzo a penalizzare alunno e contesto familiare di appartenenza imponendo di privilegiare la prevenzione con interventi mirati alla famiglia in collaborazione tra scuola e servizi sociali. In virtù della legge 285, nella collaborazione con l'associazione di volontariato costituitasi per promuovere la cultura dell'affido, il comune di trapani nomina una equipe pedagogica. C'è molta strada da fare; le soluzioni ottimali potranno venire se l'amministrazione comunale saprà affrontare con severità la problematica sulla famiglia, sulla realtà socioeconomica ed infrastrutturale di un quartiere in cui la famiglie insiste, sulla relazionalità tra periferia e centro urbano.
Un protocollo di intesa è stato firmato dall'assessorato alle politiche sociali con il servizio carcerario adulti, verificato che fortissime sono le resistenze culturali ad accogliere il cosiddetto figliol prodigo, e su questo problema del reinserimento sociale e lavorativo dell'ex carcerato anche la classe imprenditoriale produttiva ha il dovere di prestare attenzione. a sua tutela, sapendo che lo sviluppo economico ed imprenditoriale è fortemente ostacolato su di un territorio in cui opera ed incide la criminalità organizzata che sa coinvolgere i desiderati.
Concludendo l'ente locale è il responsabile nonché il promotore di tutti gli interventi positivi e propositivi della politica sociale. Esso programma, ma la programmazione deve saperla rielaborare in progetti e sulle tematiche che intende affrontare è d'obbligo che scelga i diversi attori che intende coinvolgere nella realizzazione. È esso che concorda, sviluppa, stabilisce metodi, strategie e fasi di intervento. Fra gli attori un ruolo importantissimo potrà svolgere il volontariato. La strategia deve essere quella di ricercare a che l'azione da portare avanti sia condivisa dagli attori, che gli stessi acquistino una formazione comune per attivare in quanti saranno recettori del processo di autopromozione. Fondamentale allora costruire l'organizzazione degli interventi avendo sviluppato accordi nel coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali in un'ottica di rete. Tali livelli sono scuola, parrocchia, asl,associazionismo, gli stssi cittadini.
INTERVENTO DI RETE
(comune e istituzioni interagenti tra
loro)
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comune |
Servizi sociali |
Privato sociale |
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Volontariato |
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Provveditorato agli studi |
Distretti scolastici |
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Presidi |
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Docenti referenti |
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C.I.C. |
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Ispettorato del lavoro |
Borse lavoro |
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Formazione professionale |
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Sindacati |
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A.S.L. |
S.E.R.T. |
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N.P.I. |
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Prefettura |
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Procura ordinaria |
Ufficio minori |
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Tribunale per minorenni |
Procura |
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Ufficio minori |
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Centro di prima accoglienza |
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Servizio di psicologia |
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DOCUMENTO PER I LAVORI DI GRUPPO
Metodologia "partecipante" del volontariato per un progetto tipo
I) verifica che il comune proceda osservando i seguenti criteri:
attivazione della comunità locale
- fase prima: ideazione
- fase seconda: attivazione
Fase di attivazione: costruire organizzazione; sviluppare accordi tra i servizi dell'ente locale, dell'ASL, dell'associazionismo, della scuola, della parrocchia, dei cittadini stessi, futuri attori del progetto.
II) verifica della legittimazione sociale e del consenso:
1) condivisione della idea progettuale, anche in chiave critica, da parte degli attori della realizzazione del progetto
2) raccolta materiale informativo relativo all'area territoriale sulla quale operare e nella quale il volontariato ha già operato
3) attivazione di risorse
4) temporalizzazione dell'agenda del progetto
5) attivazione dei processi di autorganizzazione
LAVORI DI GRUPPO
L'evidente difficoltà
iniziale che può perdurare nell'operare viene poi superata per la serietà e
l'impegno con cui si svolge il servizio (soprattutto strutture sanitarie).
Necessità di
approfondimento delle leggi che consentirebbero ai volontari di avere maggiore
consapevolezza dei loro diritti, tutelati dalla legge e incidere maggiormente
la' dove bisogna dar voce ai diritti violati dei deboli.
Incontri di
associazioni e interpersonali per l'approfondimento di tematiche per promuovere
scambi di conoscenza nel tessuto sociale per diventare forza di scardinamento in
tutte quelle forme di ingiustizia e prevaricazione.
Un volontariato
adulto può e deve diventare forza contrattuale per costruire promozione.
Vivere il
volontariato con l'impegno e con l'amore che ci ha insegnato Gesù morendo per
noi sulla croce.
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