Convegni interregionali 2001
IL CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:
A CHI E COME FARCI PROSSIMO
VOLONTARI AVULSS
CRESCERE NEL GRUPPO PER VIVERE L'AVULSS
COME FAMIGLIA
Erice
Relazione tenuta al convegno interregionale di Erice - 24 novembre
2001
Relatore: Margherita Aneli
Nei precedenti convegni
questo tema è stato trattato dalla vice responsabile culturale nazionale:
signora Giulia Menchetti la quale si è posta una domanda: perché introdurre
questo argomento sul tema "a chi e come farci prossimo" e dice la
famiglia come sistema è un grande contenitore di sentimenti, di doni, di
comunione di beni e d'amore ma anche di confronto, scontro, divergenze che
esprimono l'unicità di ogni persona. La dove ciò non avviene, regna una sorta
di ipocrisia latente che non favorisce la comunione e la crescita dei
responsabili.
Io aggiungo che la famiglia
è anche il luogo dove si apprendono, si coltivano, si vivono e da cui si
irradiano i valori.
La nostra responsabile
culturale nel suo intervento si sofferma:
-
sull'importanza dell'accompagnamento
dei giovani per educarli alla solidarietà
-
sull'importanza di lavorare
insieme in comunione
-
sulla necessità di diffondere la
cultura della solidarietà
-
sul valore del gruppo
-
sulla relazione tra noi che deve
essere sempre una relazione di crescita, di aiuto e scambio vicendevole.
In questo breve intervento io
mi soffermo a considerare qualche altro aspetto che non fa altro che rafforzare
quanto detto dalla Menchetti.
Per vivere l'Avulss come
famiglia, a mio avviso, occorre riproporre e attenzionare la sua unicità
istituzionale, ideale e culturale, di stile e di metodo.
Unità che è data
·
dall'ispirazione cristiana che tutti
dobbiamo riconoscere e accogliere impegnandoci a testimoniare i principi e i
valori evangelici
·
dalla consapevolezza che deve
crescere sempre più che ogni volontario, ogni nucleo costituisce un tassello di
questo grande mosaico, di questa grande famiglia che è l'Avulss con la quale
sentirsi e vivere in comunione
·
dalla unità di formazione sia di
base che permanente, il che comporta seguire le norme che ci vengono dettate
nella organizzazione dei corsi, usare gli strumenti di informazione e formazione
che ci vengono messi a disposizione (vedi informatore, quaderni, riviste,
convegni, ecc.) seguire fedelmente le indicazioni che ci vengono dalla sede
centrale, dalla delegazione, dal nucleo
·
dallo stile di servizio che non si
colloca nell'ottica del "fare" ma del "essere"
servizio gratuito, competente, qualificato, organizzato, servizio che bandisce
lo spontaneismo e che plaude alla spontaneità come genuinità, originalità,
creatività, capacità di lavorare insieme per servire meglio
Di tutto questo ho trovato
riscontro con un certo godimento nel n. 2 dell'informatore del 1993 che vi
invito a rileggere.
Per chi entra a far parte di
questa grande famiglia Avulss, questo è il documento di riconoscimento, questo
è il patrimonio che trova (appunto l'unità istituzionale, ideale e culturale,
di stile e di metodo) patrimonio che non va nascosto ma va trafficato,
arricchito e fatto fruttificare.
Il luogo per questo processo
di arricchimento e di crescita del volontario e quindi dell'associazione è il
gruppo, è il nucleo. È nel gruppo che il volontario conosce e si appropria del
patrimonio Avulss, è nel gruppo che intesse relazioni, costruisce reti, impara
a lavorare insieme, a scoprire le proprie risorse, a riconoscere i propri limiti
ed a rispettare quelli degli altri, a confrontarsi, a verificare il proprio modo
di operare, progettare il servizio; quindi il gruppo diventa luogo privilegiato
di crescita e di formazione intesa come processo graduale e globale che ci
accompagna per tutto l'arco della nostra vita.
È allora proprio questa
linfa vitale che fluisce e rifluisce dalla sede centrale alla periferia e
viceversa ed è soprattutto il nostro rimanere vitalmente legati a questa linfa
che ci apre all'esterno (vedi informatore n. 2 del 1993) e fa si che il nostro
servizio diventa non solo efficiente ma soprattutto efficace perchè:
·
ci rende capaci di essere
"segno" e testimonianza alla maniera Giovannea (vieni e vedi)
·
con la forza e il supporto del gruppo
e di tutta l'associazione possiamo essere più capaci di rispondere, in maniera
creativa ai bisogni dei nostri fratelli così come si vanno qualificando
·
perché con la capacità di ascolto,
di stare accanto, di farci prossimo riusciamo ad essere attenti ad uno dei
bisogni fondamentali che è quello della ricerca di significato. Bisogno
che è certamente presente in ogni persona, che richiede da parte nostra un
approccio di tipo "sapienzale" cioè capace di far si che i vari
eventi (salute, malattia, sofferenza, morte) non siano fatti staccati, percorsi
accidentati della vita, ma diventino parte essenziale della persona, avvenimenti
presso i quali si illumina la questione del senso della vita
Ed infine il nostro servizio
Avulss, diventa efficace perché, come ci diceva sempre don Giacomo Luzietti,
nostro fondatore, e come ci ricorda la carta del volontario, testimoniando la
sua fiducia nell'uomo e nel suo destino eterno è capace di dimostrare che il
volontariato è un servizio che non può esaurirsi nel "fare" ma è
principalmente promotore di "essere", cultore di valori, generatore di
una cultura di solidarietà, di condivisione, di gratuità.
Ed è in un'epoca in cui si
parla di guerra, in cui tanti piccoli focolai di contestatori insorgono
improvvisamente ed in cui sentimenti contrapposti albergano nel cuore di ogni
uomo è opportuno riflettere, come famiglia, sul come essere in questo nostro
tempo dei "veri rivoluzionari" e, ricordando un autore che dice,
"l'uomo capace di amare e di fare dell'amore uno strumento per il
cambiamento è un vero rivoluzionario" perché, aggiunge l'autore
"non si può essere rivoluzionari senza lacrime negli occhi e senza
tenerezza nelle mani" (Thomas Borge).
A questo punto mi domando:
non è cosi che l'Avulss vuole farsi prossimo? Rendendolo visibile nel mondo
attraverso il servizio, la presenza amorevole dell'uomo-Dio nell'unità e nella
comunione?
Se cosi è per la nostra
grande famiglia, cosi sia per ciascuno di noi.
LAVORI DI GRUPPO
Il lavoro
è stato svolto con molta serenità e con l'ascolto attento a tutto ciò che
veniva detto.
Vario è
l'impegno prestato nei vari servizi: ospedale, case di riposo per
anziani,ragazzi a rischio, disturbati mentali. È emerso da ogni intervento che
la molla che spinge ognuno di noi è l'amore gratuito verso gli altri,
soprattutto verso i più deboli.
Il gruppo
ci aiuta a crescere perché ci da la possibilità del confronto. Il sentirlo
come famiglia è più difficile come rapporto individuale, è più facile, è più
facile come atteggiamento e come sicurezza.
Il piccolo
gruppo, quello che si forma attorno ad un coordinatore o coordinatrice, ci fa
sentire più famiglia perché ci da la possibilità di confrontarci, di mettere
insieme difficoltà, problemi e trovare le soluzioni più adeguate.
Si sente
da ogni parte, vista la varia presenza di nuclei, l'esigenza di una più
costante formazione spirituale che ci fa entrare in comunione con noi stessi e
con gli altri e ci fa trovare la gioia del servire.
Una
problematica seria è venuta fuori da un gruppo. Cosa fare quando una volontaria
Avulsiva abbandona il suo impegno? È una sconfitta per il gruppo?
Varie sono
state le risposte come varie saranno i motivi per cui i abbandona tale impegno.
Abbiamo
concluso il lavoro dicendo che il volontariato è una scelta pensata in tutte le
sue sfaccettature e che non si può dare aiuto agli altri se non si è sereni
dentro.
220302100