Convegni interregionali 2001
IL CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:
A CHI E COME FARCI PROSSIMO
VOLONTARI AVULSS
CRESCERE NEL GRUPPO PER VIVERE L'AVULSS
COME FAMIGLIA
Gallipoli
Relazione
tenuta al convegno interregionale di Gallipoli - 17 novembre 2001
Relatore: Maria Rita Lepore
Esprimiamo un grazie a Don Giacomo
Luzietti, padre della nostra storia e della nostra famiglia Avulss, benché
abbia conosciuto Don Giacomo, solo attraverso fonti scritte, fascicoli e
memorie, sento che la forza e la determinazione di andare avanti, provengono da
un forte richiamo, quello di non essere solo una semplice associazione di
volontariato, ma di proporre un volontariato innovativo (N.M.I.) che
fosse in grado, non solo di assistere ma anche di intervenire, proporre,
dialogare, partecipare e perché no criticare e denunciare.
Grazie Don Giacomo perché è trasmettere
valori conoscendo le proprie radici, e noi ne facciamo tesoro.
Esiste un po’ di confusione nel campo
del volontariato e il rischio è che questa confusione diventi oblio sulla
fisionomia vera del protagonista di fondo che è il volontariato Avulss: che
siamo Noi.
Oggi si parla e si scrive tanto sul
volontariato (che fa comodo per colmare i vuoti esistenti in certe pubbliche
strutture) e sono molti coloro che si dicono volontari all'interno di presunte
galassie di volontariato.
Non vorrei essere definita una
cassandra, ma stiamo attenti giocare a fare i volontari, soprattutto a
nonscaricare, se pur incosciamente le proprie frustrazioni sul bisogno che
andiamo ad aiutare, e non confondere assistenza, beneficenza, galantomismo,
interventi a pioggia, con il volontariato puro con il quale ci identifichiamo.
Il Card. Carlo Maria Martini, in una
sua recente omelia, li ha definiti emblematicamente, come cittadini Dimiduati:
cioè spaccati a metà nella unità della loro professionalità. Non credo
di dire cose nuove, se affermo che chi si sente la vocazione al volontariato
dovrebbe innanzitutto guardarsi dentro, avere chiaro e forte le proprie
motivazioni e aspettative, e non attendersi gratificazione alcuna.
Si tratta semplicemente di fare un salto
di qualità; che non è quello di diventare degli eroi, (il volontariato
non è nato per vincere ma per testimoniare) ne tanto quello di essere
utopisti fessi, come diceva argutamente un famosissimo sacerdote, ma quelli di
coloro che scelgono di impostare il costume della loro vita, oltre i dirittie i
doveri già adempiuti, con una serie di doni al servizio gratuito delle
comunità.
Ecco la fisionomia del volontario
Avulss. Non bisogna aver paura e tanto meno vergognarsi di usare la parola gratuità
- dono.
Non certamente intesa come pietà, ma
comunicazione di speranza, un po' come la intendeva S. Paolo, quando nella
lettera ai Corinzi la descriveva come "la più grande delle virtù, che
non si vanta, non si gonfia ma è dono di profezia. Il volontario Avulss si apre
anche a questa dimensione quella Profetica (sottolineata più volte dai nostri
responsabili nazionali) egli testimonia che l'amore esiste ricercando con
attenzione nuove risposte nel rispetto dell'altro. Quando egli dona il
proprio tempo e la e la propria competenza gratuitamente trasmette un
messaggio di speranza: "L'unico motivo per cui faccio questo è perché
credo che tu valga qualcosa" e questo interesse non è di parte, si rivolge
una volta accettato l'ambito nel quale operare, a tutte le persone in stato di
necessità, senza pregiudiziali ideologiche o religiose. Nello stesso tempo la
gratuità rende il volontario libero da condizionamenti di tipo politico ed
economico.
Nel convegno di Torino del 1999 un
sacerdote disse: "I doni che provenivano ai parlamentari in occasione del
Natale, erano gratuiti ma … … ben finalizzati, i doni che Naaman il Siro
portò al re di Israele, perché lo guarisse dalla lebbra erano gratuiti ma ben
finalizzati". Perdonatemi mi piaceva inserire questa illuminante citazione.
Il volontario Avulss ricopre una importante responsabilità, egli non è
semplicemente un operatore a cui è delegata l'attività gratuita, ma è
piuttosto l'animatore di un servizio che coinvolge tutta la famiglia Avulss, che
vive la gratuità e non finalizzata, come sostiene Mons. Nervo.
Egli è la massima espressione
dell'unità tradizionale dell'Avulss che non cede, e non scambia i propri
valori. Non è un navigatore solitario!. Gratuità si chiama il
suo abito interiore ed esteriore e Condivisione si chiama il mantello che
divide con coloro che non hanno voce.
Abbiamo parlato di gratuità, libertà,
speranza e profezia che si cementano nelle impalcature della nostra
associazione, del nostro statuto e della Carta del volontario Avulss. Da buoni
volontari però, dobbiamo aver cura che questi valori non eclissino nella nostra
famiglia e rischiarare affinché, diventiamo e diventeremo sempre più Virtuosi
in competizione e in confronto con altri volontari virtuali esistenti nel
territorio nazionale. Perché questo avvenga occorre sottolineare una priorità
assoluta: dar vita a Itinerari Formativi, che contraddistinguano la
qualità del volontario, che devono partire, in virtù della mia esperienza
associativa, sin dai primi passi della costituzione del nucleo; come progetti
che traducano le forze disponibili in energie operative.
Pertanto è necessario che i volontari
vivono un periodo di rodaggio all'interno del proprio nucleo per produrre
servizi ispirati ad un diverso orizzonte valoriale.
Siamo diversi
ed è proprio questa diversità che nella collaborazione costituisce una
ricchezza, a patto che non ci sia né conflittualità e né rivalità. Ma queste
per noi famiglia Avulss, possono essere ostacoli eliminati o attutiti dalla
reciproca buona volontà, eticamente sostenuta e dalla conoscenza di mete,
possibilità, limiti e modi di lavorare. Conoscere per apprezzarsi è
difficile ma è una strada obbligatoria e propedeutica alla collaborazione.
umilta'
1)
Occorre diffondere un pizzico di umiltà. La famiglia Avulss non ha
avuto, non ha e non avrà mai gettoni di presenza e riconoscimenti. Per questo
continuiamo ad essere presenti nel servizio con attenzione, là dove il nostro
prossimo si fa trovare (non a nostra misura, egli è sempre incognito) sempre
generosi del nostro tempo, dell'impegno e delle energie di ognuno. Il volontario
della famiglia Avulss deve sapere che dare una fetta importante del proprio
tempo all'associazione e agli ultimi, non è un optional, non è qualcosa che
potrebbe o non potrebbe esserci; è un impegno dettato da una scelta
Vocazionale, grazie alla quale può esprimersi con la massima libertà e
responsabilità di fronte alla indifferenza che erode ogni valore del nostro
stato sociale. Dobbiamo avere il coraggio come famiglia Avulss Unita di volgere
gli occhi in alto chinando il capo con umiltà.
ACCOGLIENZA
2)
Occorre educarci alla Accoglienza. Così accade in famiglia. Ognuno di
noi ha una parte di verità, anche colui che ci sembra il meno capace.
"Ogni volontario è un mattone insostituibile" parole del nostro
presidente Franco Belluini, pertanto la capacità all'ascolto empatico,
l'attenzione al dialogo nascono prima nel nostro nucleo. Dobbiamo partire dalle
fondamenta che svelano il significato più profondo del concetto di relazione
per poi irradiarci all'esterno. Su queste basi la Famiglia Avulss cresce e si
conforma ad una mentalità che non è di questo tempo, ma che ci riporta al vero
senso della nostra identità. Nella Babele dei richiami, delle voci, dei
contrasti, e delle contraddizioni, ciascun volontario in virtù di queste basi
di comportamento aiuta l'associazione ad Essere e a Crescere insieme come
famiglia, radicando il proprio dire e fare nella comunione e nel servizio
verso il prossimo così da divenire soprattutto Esperienza Storica.
CONDIVISIONE
3)
Occorre maturare la Condivisione tra noi. In essa si vede non tanto una
serie di atti da compiere o una serie di sentimenti da assumere. La Condivisione
per il volontario Avulss diventa uno stile di vita un modo d'essere. Condividere
con Laura la sua timidezza e il timore di essere giudicata all'interno del
gruppo, significa incontrare Laura e donargli la possibilità di crescere nella
sua tonalità nel contesto associativo in modo creativo e personalizzato,
rispettando i suoi tempi e limiti. Condividere con Rocco una sua esperienza di
vita nel lontano Brasile, condividere con Margherita l'incontro del suo grande
Amore. Condividere con il gruppo in momento di Agape fraterna per un Compleanno,
una celebrazione, oppure ricordarsi dei compleanni e farsi gli auguri a vicenda.
La condivisione racchiude una valenza importante nella dinamica associativa in
quanto misura la profondità del rapporto tra i volontari. Essa come tutti i
rapporti segnati dalla gratuità reciproca, non s'inventa e non s'impone, ma si
costituisce nel tempo in relazione nelle quali le persone si mettono in gioco:
portandoci così all'assunzione del dolore, della solitudine e
dell'emarginazione di colui che è considerato diverso, e per questo reso
marginale nella comunità degli uomini.
Ecco alcuni gradini
da salire insieme, per raggiungere quella integrazione che accomuna i
volontari Avulss, ad essere una famiglia portatrice di una cultura di solidarietà,
dalle radici profonde. In questo anno dedicato al volontariato, a 10 anni
dall'entrata in vigore della legge quadro sul volontariato, a 40 anni dalla
nascita dell'Oari e a 20 dalla nascita della nostra associazione, spero che
questo convegno diventi Crocevia di nuovi Progetti e Mentalità. Sia per
noi volontari Avulss un nascere di nuovo, come Nicodeno della bibbia. Percepire
la meraviglia di ascoltare cose nuove e non semplici concetti, che stagnano nei
meandri del nostro intelletto, aprendoci così agli altri nella genuina
dimensione di essere volontario Avulss, così come era concepita dal nostro Don
Giacomo e da tutti coloro che in seguito negli anni hanno ricalcato le sue
impronte.
Concludo, ringraziandovi per
l'attenzione che mi avete prestato, con una frase emblematica di Papini egli
ammoniva dicendo:
"che non ci sono altezze troppo
alte, ma sovente solo ali troppo corte".
Lavori di gruppo
Alcune persone
ritengono aver fatto per tanti anni un volontariato libero, senza regole ne
principi di associazioni o movimenti.
Si è visto anche
che far capo ad associazioni e movimenti, vuol dire anche collaborare a vari
incontri di formazione.
C'è bisogno di un
coordinamento assembleare. Ogni responsabile di nucleo, deve essere di esempio a
vari livelli, e farsi parte di ognuno; sentire i disagi e le difficoltà.
Ci sono diversi
valori per ogni nucleo. Si dovrebbero fare più incontri formativi per
scambiarsi opinioni o confronti con altri nuclei, altre realtà territoriali.
Bisogna accogliere
il servizio di volontariato con umiltà, amore e condivisione con il prossimo.
È meglio far poco
nel servizio di volontariato e farlo bene.
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