Convegni
interregionali 2001
IL
CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:
A
CHI E COME FARCI PROSSIMO
VOLONTARI
AVULSS
CRESCERE
NEL GRUPPO PER VIVERE L'AVULSS
COME FAMIGLIA
Milano - Numana
Relazione tenuta al convegno interregionale di Milano - 22 settembre 2001
Relazione tenuta al convegno interregionale di Numana (Ancona) - 6 ottobre 2001
Relazione
di GIULIA MENCHETTI CESARATO (vice
responsabile culturale nazionale Avulss, responsabile culturale regionale Avulss
per il Piemonte)
Perché introdurre questo argomento su un tema
"a chi e come farci prossimo",
ma perché la famiglia svolge da sempre il suo compito amorevole, sociale ed
economico in modo centrale. Tutti ricorderete che nel 1994 a Loreto nel XII
Convegno Nazionale ci siamo confrontati sul tema dell'educare la famiglia alla
solidarietà, abbiamo visto la famiglia come sistema, le prospettive della
famiglia.
Ora, nella maggior parte dei casi la famiglia
funziona per l'assistenza, la cura, l'accompagnamento di giovani; ovviamente in
maniera promozionale e non assistenzialistica e così facendo adempie anche ad
un altro ruolo fondamentale di educazione alla vita.
E al tempo stesso non trascura la cura degli
anziani. Per la mia esperienza personale anche laddove la famiglia non può
tenere presso di sé l'anziano ed è costretta a ricorrere a strutture, non vi
è abbandono, anzi, vi è attenzione (raramente ho incontrato nel mio cammino
figli contenti che i genitori fossero ricoverati in strutture) ma a volte le
malattie degenerative ed anche i tempi della vita non ci consentono di prenderci
cura 24 ore su 24 e quindi ben vengano le strutture umanizzate dalla presenza
costante dei propri cari e umanizzanti attraverso l'attenzione di specialisti
sensibili.
La famiglia come sistema è un grande
contenitore di sentimenti, di doni, di comunione di beni e d'amore ma anche di
confronto, scontro, divergenze che esprimono l'unicità di ogni persona. Laddove
ciò non avviene, a mio parere, regna una sorta di ipocrisia latente che non
favorisce certamente la comunione e la crescita dei componenti.
La famiglia AVULSS
Perché questa lunga introduzione sicuramente
un po' superficiale sulla famiglia? Perché
desidererei rivedere con voi il "sistema famiglia AVULSS", è
necessario "vedere" ciò che già abbiamo per iniziare a
"parlare" di crescita.
1)
Proponiamo
corsi base per accompagnare "giovani
neofiti"
li
educhiamo al dono, alla capacità di ascolto, di dialogo, al "servire"
in maniera discreta ed al "lavorare insieme" (gruppo), concludendo,
nei nostri corsi avviene una educazione all'amore.
Qualche
dato significativo, l'OARI-AVULSS hanno organizzato in ventun anni 1250 corsi di
base di cui 975 dal 1986 a oggi.
Così
come la famiglia accoglie, educa, promuove i talenti dei figli, anche l'AVULSS
fa lo stesso, forse ci sarebbe un po' da riflettere sul ruolo genitoriale di
questa famiglia, perché in certune realtà male si adatta con la realtà
dinamica che ci circonda.
Personalmente ritengo che, così come nella
famiglia un genitore è felice se il figlio diviene più capace di lui, oppure
un insegnate vede i suoi studenti ottenere risultati ottimali e ne è
soddisfatto, chi svolge il ruolo genitoriale nell'AVULSS deve esprimere
soddisfazione se un neofito dimostra di avere talenti e suo compito sarà quello
di creare degli spazi affinchè li ponga a disposizione dell'AVULSS e del
territorio.
Con me, pur non essendo migliore di nessuno,
questo tipo di spazio mi è stato donato e alimentato da Lionello Bada, e la
stima reciproca è divenuta una bella amicizia.
2)
Noi da oltre 20 anni, nei nostri Nuclei "lavoriamo insieme", non per mortificare la
peculiarità di stile ed i doni dei singoli, ma perché si cresca come
individui, oltre che come gruppo, per aiutarci reciprocamente e soprattutto per "fare
bene il bene" e aiutare quindi le persone in difficoltà non in un
clima di assistenzialismo ma di promozione della persona. Quindi, un servizio
non a carattere sanatorio, ma piuttosto che superi le aspettative della persona,
con il coinvolgimento di tutti i partners presenti nel territorio.
Questo
nostro "lavorare insieme" è necessario avvenga in un clima di
autentica comunione per essere strumento di crescita personale ed associativa.
Innanzitutto
sento dire che, quando vi radunate in assemblea, ci sono divisioni tra voi, e in
parte lo credo.
E'
necessario infatti che avvengano divisioni tra di voi, perché si manifestino
quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi (1 Cor 11, 18-19)
3)
Diffondiamo
la "cultura della solidarietà, che non è cultura di conflitti o primariati
e non può essere vissuta a compartimenti stagni ma piuttosto a vasi comunicanti
Cultura che nel cammino del volontario AVULSS
prende sempre più forma e si evolve con l'aiuto dell'essere insieme e
dall'ispirazione cristiana
"Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo" -LG 9)
Noi
siamo il suo popolo che cammina secondo il nostro tempo.
4.
Abbiamo capito da tempo il valore
del gruppo.
Il tema di questo intervento verte sulla
crescita nel gruppo.
L'AVULSS è una struttura gruppale, è cioè
una realtà costituita da un insieme di persone interrelate tra loro in gruppi
più o meno complessi, più o meno articolati.
L'AVULSS è anche un macro gruppo, cioè una
organizzazione sociale con funzioni e ruoli gerarchicamente precostituiti ma non
sempre funzionalmente determinati.
L'AVULSS è un organismo, è cioè un'unica
entità formata da varie parti che interagendo le une con le altre ed anche con
l'esterno, si definiscono nella relazione, si influenzano, si limitano, ma anche
si potenziano.
Quindi vedete che il gruppo va oltre l'insieme
di individui: lo potremmo definire un collegamento di più persone con rapporti di interdipendenza e con
un'ideologia condivisa (cioè una serie di valori e norme che regolano
la reciproca condotta) mirante al conseguimento di comportamenti comuni.
E' importante riflettere sul fatto che un
gruppo non sopravvive se non c'è chi lo ama, lo sostiene e lo porta avanti.
Il suo destino dipende dai suoi membri. C'è
chi con i propri atteggiamenti ne decreta l'agonia e la morte e chi, sul
versante opposto, ne sprigiona la forza trasformandolo in un progetto culturale,
un fenomeno sociale, un evento religioso.
Il gruppo è come la vita: c'è chi va e chi
viene, chi lascia si porta via un po' della sua storia, chi entra ci inietta
nuova linfa ed è portatore di nuove idee.
Il gruppo non è mai fine a se stesso: è in
vista di un servizio, di un progetto, di un cambiamento della realtà, si
interna sia esterna.
Il significato di un gruppo non è legato agli
anni di storia che conta né al numero dei suoi componenti, quanto all'attualità
del suo scopo ed allo spirito e dinamismo che lo anima.
Abbiamo già detto a Roma che la peculiarità
di tutti i volontari dell'AVULSS è la relazione di aiuto. Questa è la nostra missione
primaria.
Infatti il servizio può essere di molteplice
natura, ma noi tutti, prima di ogni cosa, crediamo indispensabile collocare la
persona al centro dei nostri obiettivi, costruire ponti relazionali, presenze
amiche discrete che divengono momenti di autentico valore terapeutico.
Quindi
il benessere ed il rispetto della persona è il nostro obiettivo, il nostro
comportamento comune, in tutte le specificità organizzative in cui esprimiamo
il nostro servizio ma sempre senza dimenticare il "fratello" che ha
camminato prima o che cammina insieme a noi condividendo i valori propri della
nostra associazione.
Come
noterete anche in questo contesto, ovvero lo spazio entro cui ci si muove (in
senso figurato) spazio fatto di competenza e disponibilità, fa considerare il
ruolo del volontario come agente di cambiamento e poiché il volontario è
inserito in una organizzazione, tutta l'associazione ne assume la stessa
connotazione.
Un
gesto ben compiuto, la promozione dei principi associativi contenuti nella
"carta del volontario", che vi invito a rileggere per trarre e
trasferire i nostri valori fondanti che rivitalizzano le motivazioni, è tutta
l'Associazione che lo compie.
Non
credo che ci siano situazioni contrarie a tutto questo ma ogni tanto è
opportuno non dare per scontate alcune cose fondamentali!
Personalmente
ritengo che una crescita necessaria dei nostri sistemi gruppali è quella di
prenderci cura di coloro che ci hanno preceduto o camminano insieme a noi
secondo lo stile che prima abbiamo rivisto.
Utilizzerò
ancora la testimonianza di Giuseppe, che ha lasciato questo mondo nel dicembre
scorso a causa di una malattia oncologica dolorosa anche fisicamente, per
comprendere insieme l'importanza delle relazioni che si creano all'interno di
una organizzazione come l'AVULSS e soprattutto cosa intendo quando dico di non
dimenticare il fratello che ha camminato insieme a noi.
Giuseppe,
come tutti noi, del resto, aveva persone con cui aveva maggiori affinità e
confidenza, una della quali ero io. Giuseppe pareva trarre molta vitalità dalla
presenza dei volontari del Nucleo sia quando era in ospedale sia quando era a
casa. Le visite a casa, soprattutto nelle ultime fasi della malattia, erano
brevi, ma per una sorta di rete creata senza stabilire turni, noi eravamo sempre
nelle vicinanze. Questo anche in presenza di una "famiglia" molto
attenta e presente.
<<Giulia, meno male che sei arrivata, ho bisogno di parlare con qualcuno,
sai, non lo posso fare con i miei, guarda mia moglie, non sa più cosa fare per
me, ma io sono disperato, sto male, cosa dici, questa volta ce la farò…
Ecco…., l'ho detto…., non ero ancora riuscito di
dire questa cosa…, era chiusa nel mio cuore e mi faceva male questo dubbio: ce
la farò…
(Giulia
teneva soltanto la mano e lo guardava negli occhi)
Ma forse non è così importante farcela, in questo
momento tutto è meglio che questo dolore.
Padre Pio mi aiuterà anche questa volta, ne sono
sicuro. Allora raccontami qualcosa che non mi faccia pensare a questo
dolore.>>
Ing.
Rinaldo Brenna: <<fate in modo che nessun volontario AVULSSS viva momenti
di difficoltà o malattia senza avere accanto un volontario AVULSS>>).
Ogni Gruppo ha proprie missioni, ma è
indubbio che tutti abbiamo questo denominatore comune e poiché abbiamo visto
insieme l'importanza del "significato" di un gruppo, è importante
rivederle insieme:
- Collocare la persona al centro dei nostri obiettivi (con
questa frase si intendono le persone che incontriamo nel nostro cammino di
volontari ma anche e soprattutto" noi"
volontari)
e prenderne cura.
- Stabilire gli obiettivi e le specificità del servizio.
Servizio non a carattere sanatorio, ma piuttosto che superi le aspettative delle
persone con cui veniamo a contatto e con il coinvolgimento di tutti i partners
presenti nel territorio;
-
Esprimere
la cultura della solidarietà, testimoniata dall'ispirazione cristiana, dalla gratuità, dalla
condivisione, ecc.
Cultura della solidarietà non è cultura di conflitti o primariati e non
può essere vissuta a compartimenti stagni ma piuttosto a vasi comunicanti.
Cultura che nel cammino del volontario prende sempre più forma e si
evolve con l'aiuto della formazione e dell'essere insieme (gruppo).
-
Considerare
il ruolo del volontario quale agente di cambiamento
(non del singolo volontario, ma di tutta l'organizzazione).
Abbiano desiderio
di camminare insieme e non "stare insieme per Statuto" o
contratto.
Se ciò avviene non ci sarà bisogno di
studiare strategie per far partecipare i volontari agli incontri di formazione
permanente affinché ogni volontario possa "vedere, sentire, amare e
amarci" perché in questo caso, gli incontri d'amore non saranno soltanto
quelli che svolgiamo all'esterno, nelle strutture, fra la gente, ma avverranno
anche fra di noi.
Questo, a mio parere, potrebbe rappresentare
una grande crescita da proporre all'interno dei nostri gruppi.
Per
questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù,
alla
virtù la conoscenza,
alla
conoscenza la temperanza,
alla
temperanza la pietà,
alla
pietà l'amore fraterno,
all'amore
fraterno la carità
(2
Pt 1, 5-7)
·
quella delle risorse umane
che consente di raggiungere il massimo dell'efficacia ed efficienza(equilibrio e
armonia), nel rispetto delle diversità delle persone, considerando la diversità
uno stimolo ed una risorsa. Non dimentichiamo che nella nostra organizzazione,
ma non solo nella nostra, persone si trovano a collaborare fianco a fianco per
un prodotto finale che deve garantire benessere psico-fisico ad altre persone
·
quella organizzativa vera e
propria che va dalla formazione di base e continua all'incontro/confronto con le
istituzioni, centri di servizio, altre associazioni, ecc.
non
può e non deve essere demandata soltanto a coloro che sono stati
"cooptati" responsabili, ma è di tutti (comunione e responsabilità)
Comunione e responsabilità che vede la
comunicazione come strumento privilegiato sia per gestire l'associazione sia per
dialogare con tutti, infatti ponendo sempre al centro la persona, la nostra
organizzazione/famiglia attiva
processi di comunicazione che sviluppano la motivazione e la partecipazione
(dei volontari e dei partners).
Rammentiamo
per offrire all'esterno ed all'interno dell'organizzazione accoglienza,
educazione, ascolto, progettualità, coinvolgimento, trasferimento della volontà
di attuare un sistema di qualità in maniera continuativa.
Inoltre
utilizza principi partecipativi
e basa la gestione delle competenze e
delle responsabilità attraverso una gestione coinvolgente. E'
essenziale tener presente che per definire gli obiettivi e la politica, nonché
la complessità del servizio, occorrono le competenze e la partecipazione di
tutti i volontari del nucleo.
Mi pare importante sottolineare l'importanza
della compartecipazione (volontari, persone in stato di vulnerabilità, parti
sociali e organizzazioni).
Anche la leadership utilizzata da tutti noi
responsabili dovrà esprimere gli stessi principi partecipativi e coinvolgenti.
Molti sono convinti che coinvolgere significa
INFORMARE, non è così.
E' pur vero che non esistono ricette, perché
quando si parla di persone (volontari, familiari, associati), non esiste nessuna
possibilità di convincerle se non sono d'accordo. Ma in assenza di regole, è
indispensabile individuare dei meccanismi chiari e trasparenti di collegamento e
comunicazione per stabilire un processo che porti al coinvolgimento e che
presumibilmente passi attraverso fasi quali:
-
informazione/formazione
-
discussione delle informazioni
-
adattamento alla realtà organizzativa
-
verifica dopo pratica con il coinvolgimento di tutti
-
ri-progettualità che tenga conto dell'esperienza.
Attua un sistema di verifica
tenendo conto degli aspetti dinamici e dell'attenzione rivolta alla persona
esterna (servizio) ed interna (volontario) per riverificare e rivedere
continuamente metodi operativi e servizio con l'obiettivo di migliorare,
adeguare, percepire le necessità future con il coinvolgimento di tutti
(volontari, familiari, parti sociali, altre organizzazioni, ecc.)
CONCLUSIONI
Insieme abbiamo compiuto un excursus del
·
del nostro stile nel servire,
che deriva dai contenuti della "carta del volontario AVULSS",
·
del nostro impegno nell'educazione
ad una cultura solidaristica non volta all'assistenzialismo od ad un ruolo
sanatorio, attuato attraverso la promozione dei corsi di base,
·
dell'operare,
fatto di servizi discreti, di
progettualità che promuove ogni microscopica possibilità della persona, di attenzione ai contesti sociali, di partecipazione attiva,
ci porta ad un quadro associazionistico di
buon livello, tengo però a
sottolineare, che
oltre a porre attenzione alla realtà dinamica
che lo circonda
porterà nel suo Nucleo e nel territorio
Qualità che non servirà soltanto a chi deve
esprimersi o giudicare la nostra progettualità, ma creerà quell'indispensabile
clima di comunione che motiva ogni nostra azione.
Ritengo opportuno farvi notare che
l'introduzione al sistema famiglia deriva dal fatto che: l'unica forma di amore
che garantisce la cura attenta e continua della persona è l'AMORE TOTALIZZANTE.
Ma solo nella famiglia, di fatto, è possibile
attuare relazioni fondate su questo tipo di amore.
Infatti, amare totalmente significa amare
"tutta la persona" accettandola così come è "con tutto se
stesso" e "per sempre".
E' da sottolineare questa dimensione della
continuità.
Così, lo ribadisco, la stima ed il piacere di
stare insieme renderà ogni incontro fra volontari momento di crescita personale
e del gruppo.
Và
e fa anche tu lo stesso
BIBLIOGRAFIA
BION:
"Esperienze nei
gruppi ed altri saggi"
DEMETRIO:
"Tornare a
crescere, l'età adulta tra persistenze e cambiamenti"
KAYZ
e KAHN: "La psicologia sociale delle organizzazioni"
OLMSTED:
"I gruppi sociali ed elementari"
PANGRAZI:
"Il gruppo
luogo di crescita"
LAVORI DI GRUPPO
MILANO - LAVORI DI GRUPPO
Dopo i saluti di rito sono emerse molte problematiche e si sono proposte altrettante soluzioni. È emerso che spesso si tende più a essere attivi nell'assistere che a essere attivi nel gruppo, magari come forza aggregante.
È emerso altresì che col passare del tempo in molte occasioni e per molti componenti si nota una flessione di entusiasmo e di ricambio di volontari.
Questo per quel che riguarda i problemi per cosi dire individuali.
A riguardo si sono pensate soluzioni come per esempio recuperare la capacità di stimolo di ogni volontario con corsi specifici per coordinatori con corsi di formazione per sviluppare la tecnica di comunicazione, creare un aiuto (tutor) per i volontari in crisi, come sosteneva Don Roberto Figlioli.
Si è parlato del coordinatore ed è emerso che normalmente ha dei problemi a coinvolgere i volontari spesso si lascia andare e accetta situazioni di passività, a questo proposito i corsi specifici per coordinatori che si sono or ora auspicati servirebbero proprio ad ovviare queste problematiche.
I problemi invece che sono emersi che riguardano i gruppi in genere sono i seguenti:
la maggior parte dei gruppi è in crisi, situazioni sufficientemente funzionali sono emerse, poche in verità, in gruppi i cui componenti per la loro attività di volontariato collaborano con istituzioni (ospedali, case di riposo ecc.) nella maggior parte dei casi però la problematica più presente è la crisi generalizzata dei nuclei provocata da molteplici aspetti.
Come eventuale soluzione al problema appena descritto si è pensato di utilizzare esperti Avulss all'interno dei nuclei e di sviluppare la capacità dei gruppi nell'essere più attivi e pratici nel risolvere i problemi, sicuramente alla soluzione potrebbero giovare degli incontri di condivisione fra i settore.
È emerso anche che i gruppi composti da individui con culture geografiche differenti e con spiccati valori di solidarietà funzionano meglio, così come ottimamente funzionano quei settori, nell'ambito dei gruppi, che si occupano di incontri con altri gruppi, gite, cene, ecc.
Come conclusione a eventuale soluzione di tutte le problematiche emerse, oltre alle proposte or ora esposte, è emerso che sarebbe auspicabile sviluppare momenti di aggregazione socializzanti, di giornate residenziali, al fine di ridivenire eventualmente l'ideologia dei gruppi per ritrovare una identità.
Sarebbe buona e utile norma poter rileggere, a questo proposito, la carta del volontario.
È stato richiesto un collegamento più forte con l'Oari.
NUMANA _ LAVORI DI GRUPPO
I volontari che hanno partecipato a questo gruppo di lavoro hanno affermato che l'Avulss è presente come famiglia nei loro nuclei, i volontari sono affiatati, trovano piacere nell'incontrarsi, nel condividere le loro esperienze, gioie e dispiaceri.
Si incontrano con periodicità scambiando i loro vissuti e cercando di superare le difficoltà che incontrano nell'espletamento del servizio.
Tutti sono animati dall'amore, l'amore che è farsi prossimo, farsi carico delle sofferenze altrui, è consapevolezza che nella misura in cui diamo agli altri riceviamo.
L'amore è la molla che rende la famiglia Avulss unita
È emersa l'esigenza di creare momenti di affiatamento, di incontri al di fuori del servizio perché questi aiutano la conoscenza e la condivisione del vivere l'Avulss.
È importante estendere il messaggio del volontariato ai giovani per far conoscere loro valori che si distaccano dai messaggi dei mass-media.
Chi opera nelle strutture è facilitato rispetto a coloro che operano a domicilio, il volontario è solo di fronte all'utente, deve essere spesso di sostegno anche alla famiglia e si sente personalmente coinvolto. Il coinvolgimento è tale che la persona bisognosa non ne accetta la sostituzione, per cui emerge l'esigenza di operare almeno in due persone presso lo stesso utente.
Nel settore compagnia inoltre è più difficile tenere unito il gruppo proprio per lo specifico del servizio.
In alcuni nuclei sono emerse carenze organizzative e strutturali, mancanza di spazi idonei e attrezzati, organizzazione di gruppo.
La formazione deve essere intesa anche come conoscenza tra i volontari uniti dall'amore e dal farsi carico dell'altro aiutandolo a portare la croce.
L'incontro con l'ultimo è l'incontro con il Signore che ci chiama e ci porta ad amare.
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