Convegni interregionali 2001

IL CAMMINO DEL VOLONTARIO AVULSS:

A CHI E COME FARCI PROSSIMO

 

 

 Numana (Ancona)

 

Relazione conclusiva al convegno interregionale di Numana

 

Dott. Franco Belluigi, presidente nazionale Avulss

 

 

Nella giornata iniziale del convegno ci siamo interrogati sia con le relazioni, sia con i lavori di gruppo su "chi e come farci prossimo".

Nel tirare le conclusioni non posso non riferire sintetizzando, ciò che i relatori hanno risposto a questo preciso quesito.

Analizzando la prima relazione, tenuta da don Sandro Pirani, si evidenzia fortemente il valore della persona, dell'uomo figlio di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza (lo hai fatto di poco inferiore agli angeli) in ogni fase della sua vita, addirittura nella fase prenatale, quando è ancora nel seno materno.

Gia prima di nascere si fa riferimento alla dignità. Ritengo essere giusto che il bambino sia posto al centro dell'attenzione delle scienze umane e biologiche fin dall'inizio del suo cammino temporale nel grembo materno. (Giovanni Paolo II afferma che la sciagura più grande dell'umanità è quella di smarrire il significato della vita umana fin dal suo esordio).

Insiste sul Valore della vita e della sua dignità che è collegata non solo al suo procedere da Dio, ma anche al suo destino di comunione con Dio.

Altro elemento importante scaturito dalle parole del relatore è che fondamentale per la persona è la relazione; siamo persone solo quando ci mettiamo in relazione.

L'uomo quando nasce ha una coscienza precisa, cioè la chiamata (vocazione) a rispettare il carattere inviolabile della vita umana e la precisa responsabilità di difenderla, promuoverla, venerarla ed amarla.

Di certo quello che il relatore ha espresso è in linea con quanto recita la carta del volontario, quando si dice che il volontario Avulss è uno che si mette al servizio della vita.

Non poteva esserci un richiamo più forte sulla sacralità della vita in un pericolo in cui ogni giorno ci troviamo a fronteggiare il primato di una pseudoscienza che vuole disporre dell'uomo a suo piacimento, non rispettando la sua dignità e la sua ragione di essere.

Chiamiamo queste cose con il loro nome: la fecondazione artificiale esasperata (la banca del seme, la clonazione, le cellule staminali).

Non entro nell'argomento, ma vi lascio alcuni imput su cui riflettere.

Il padre Scalabriniano ci ha proposto la situazione attuale sulla immigrazione con dati statistici precisi, quasi a volerci dire che questo fenomeno è globalizzato e non dovrebbe sconcertare più nessuno perché è nella natura delle cose; un fenomeno inarrestabile che deve coinvolgerci come cittadini prima, come volontari poi che esprimono i valori del cristianesimo.

Il suo è stato un appello accorato, condivisibile o meno nella impostazione, ma senz'altro frutto di una esperienza fatta in trincea.

Ho colto nel passaggio della multietnicità all'interculturalità, l'importanza di uscire dal concetto che integrazione voglia dire soltanto un posto di lavoro e non piuttosto trovare sì il posto di lavoro, ma anche concedere loro rappresentanza negli organismi istituzionali, un pari diritto di studio, la formazione professionale ed il diritto al voto.

Forse padre Silvano in questo è stato troppo severo, perché molte di queste cose vengono fatte (esperienza di Tolentino) come il corso per i mediatori culturali.

L'integrazione che passa attraverso il primo momento di accoglienza , che dovrebbe essere obbligatoria, deve tener conto delle regole, delle leggi nel rispetto reciproco, vuoi a livello spirituale, vuoi a livello materiale: io credo nelle leggi e non posso pensare che ci sia qualcuno che voglia chiudere le porte in faccia agli immigrati per il colore della pelle o per un credo religioso diverso, ma credo invece che un'attenzione particolare vada posta per quello che riguarda la cultura di ogni popolo e le sue necessità ed il rispetto di esse per evitare un'integrazione che passi attraverso l'illegalità, il disordine, la paura, l sospetto, la mancanza di rispetto e di amore.

Bisogna riflettere su questo problema che investirà tutti noi in breve.

NESSUNO DI NOI HA LA RICETTA: bisogna integrare la passione, l'emozione, l'apertura al prossimo con la ragione.

Grande è lo stimolo che ci è venuto dal dottor Basile che ci ha preso per mano e ci ha espresso il suo parere sul lavoro di rete.

(ricordiamoci che don Giacomo ci aveva abituati allo stile del lavorare insieme)

Non risolvere il problema l'efficientismo o il pensare che sia sufficiente soltanto una organizzazione per realizzarlo, ci vuole piuttosto il lavoro dell'uomo con tutti i suoi limiti, della sua intelligenza, non quella però che viene fuori dagli psico-test.

Anche qui traspare il valore dell'uomo, il valore della persona perché in esso troviamo le sue necessità, i suoi desideri, la sua domanda di felicità.

Quante volte abbiamo visto fallire questo lavoro da fare insieme, (per dare una risposta migliore) per la nostra chiusura, per il nostro individualismo esasperato, le nostre gelosie, per non volerci mettere in discussione nel convincimento di essere più bravi degli altri.

Ci dovrebbe rincuorare quando il dottor Basile ci ha detto che la possibilità di lavorare in rete passa attraverso una triade educativa:

conoscenza - esperienza - intelligenza pedagogica.

È in questa direzione che noi Avulsivi ci siamo mossi prima di esprimere un servizio , ci siamo preparati con i corsi di formazione di base e con la formazione permanente.

Abbiamo imparato anche noi attraverso le esperienze a "curare senza guarire".

Giulia Menchetti ci ha rinnovato l'invito convinto e caloroso a vivere bene il nostro servizio, non solo con gli altri, ma anche fra di noi, partendo dal concetto di trasferire ai nuclei Avulss quello che si vive nella famiglia di appartenenza e cioè il ruolo di non assistere, ma di rimuovere i suoi componenti.

Anche in questa relazione il ruolo della persona è basilare; tutto prende origine da essa, tutto torna a lei.

Avete notato come un filo conduttore, un comune denominatore ha caratterizzato le varie relazioni: il valore della persona, espressione della forza creativa di Dio.

Un altro stimolo che ci viene da Giulia è quello di esaltare nei nostri nuclei il valore del gruppo, come unica possibilità di crescita singolare e di esprimere un servizio completo che sia la somma dei carismi dei componenti il gruppo.

Mi viene in mente il corpo umano dove ogni cellula è abilitata ad una funzione precisa. Ogni apparato, ogni sistema ha una sua funzione. La forza del gruppo può esprimere una solidarietà completa, capace di modificare il mondo. (Il volontario Avulss è uno che, radicando nell'evento di Cristo, rinnova la vita, rinnova la terra).

La forza del gruppo è quella di attivare processi di comunicazione che, sviluppando la motivazione e la partecipazione, ci stimola a stare insieme, perché solo così riusciamo a superare ogni ostacolo e a rendere facile quello che in apparenza sembra tanto difficile.

IL MESSAGGIO: INSIEME E' POSSIBILE

Le considerazioni di padre Marziano Rondina ci hanno stimolato a non vedere la morte fra l'estremo della banalizzazione e quello della paura, del rifiuto e della rimozione della morte stessa.

Nell'uno nell'altro caso siano lontani dalla verità e così comportandoci, facendo perdere dignità alla morte.

Ci ha invitati a recuperare la cultura della morte partendo dalla conoscenza della cultura della vita: bisogna capire la vita, perché c'è un nesso stretto fra la vita e la morte.

Bisogna conoscere le qualità positive della vita che sono:

la positività - la serenità - la libertà.

Dobbiamo imparare a morire cercando di cogliere in ogni evento il giusto frutto.

Chi muore non è uno sconfitto, ma un frutto della natura.

Partendo da queste valutazioni ogni volontario che esprime il suo servizio ad una persona che è vicina alla a morire, deve rispettarla in ogni sua espressione, sia fisica che spirituale.

L'accompagnamento deve essere dolce, partecipato, condiviso e l'atteggiamento di ascolto deve essere l'elemento forte del nostro servizio facendo capire al morente che non è solo.

Nei gruppi di lavoro il clima è stato buono, c'è stato piacere nello stare insieme, piacere nel comunicare le proprie esperienze.

I componenti dei gruppi si sono spogliati degli abiti di tutti i giorni per apparire nella loro interezza: un momento di sincerità, di apertura, di scambio, di dono

 

 

 

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