Pompei 16 - 17 novembre 2002

convegno nazionale

il cammino del volontario Avulss

INTEGRAZIONE SOCIO - SANITARIA

IL RUOLO DEL VOLONTARIATO

 

 

INTERVENTO DEL DOTT. FRANCO BELLUIGI

Presidente Nazionale AVULSS

 

 

Carissimi amici, buongiorno a tutti e benvenuti a Pompei.

Anche questa volta possiamo confidare nella protezione della Vergine Maria che ci illumina durante i lavori del Convegno dal suo Santuario.

Non sono ancora spenti gli echi dei convegni interregionali e siamo già qui a Pompei per celebrare il Convegno Nazionale, che riteniamo essere il momento più importante della nostra vita associativa. Una grande opportunità di incontrarci per confrontarci e per far vivere lo spirito della famiglia Avulss.

 

Diversamente da temi trattati fino ad oggi nei nostri convegni, questa volta siamo usciti dalla tradizione affrontando un tema che riguarda sì il cammino del volontario AVULSS, ma che soprattutto ci proietta all'esterno di un momenti di integrazione fra le forze sociali e sanitarie al fine di migliorare la qualità dell'intervento. E' un tema che riguarda il nostro presente, è un tema che riguarda sopratutto il presente e il futuro delle persone che vivono momenti di difficoltà. E' un tema che vuole dare una risposta alle reali esigenze dell'uomo.

 

Non autoreferenziali, ma aperti a tutto ciò che succede con il desiderio di partecipare e di dare un contributo fattivo. E' la società che si interroga di fronte ad una nuova legge: la legge 328/2000, anche noi dell'AVULSS, attori coinvolti nelle dinamiche sociali e sanitarie, ci interroghiamo per dare una risposta dopo aver conosciuto i contenuti, lo spirito della legge ed il suo grado di adozione da parte delle regioni, delle province , dei comuni.

 

L'AVULSS è stata sempre attenta alla sua cultura spirituale e concreta nel dare risposte alla sofferenza dell'uomo creatura divina, ma non ha mai trascurato la componente sociale della fede, cercando di capire e di muoversi nel giusto modo all'interno di quell'immenso coacervo delle leggi che regolano i rapporti sociali, sempre mirando al miglioramento della qualità della vita, promuovendo la persona.

Già nella carta del volontario AVULSS si legge che l'avulsino

"è uno che, mentre si impegna per essere valido soggetto assistenziale, nello stesso tempo si adopera per essere qualificato soggetto socio-politico", ancora

uno che intende esercitare in ambito socio-sanitario un servizio libero".

 

Don Giacomo dalla fondazione dell'AVULSS ha fatto una scelta precisa: ha voluto aiutare l'uomo, il fratello sofferente nella interezza della sua persona; ha pensato si di dividere gli ambiti del suo servizio per la scarsa comunicazione che c'era fra il sociale ed il sanitario; ma ha voluto sempre garantire questa unità di intervento grazie ad una organizzazione e ad una comunicazione interna, e, non per ultimo grazie ad una formazione di base ed ad una formazione permanente.

 

Quando nel Novembre 2000 è stata pubblicata la legge 328 "Legge quadro per la realizzazione dei sistema integrato di interventi nei servizi sociali", la nostra associazione che aveva partecipato con un contributo, sia pure modesto, ai momenti preparatori della legge, si è affacciata alla finestra, forte della sua esperienza, per conoscere e per sapere, in un momento di confusione (vedi la Legge 266/91 - questa legge avrebbe dovuto cambiare e caratterizzare il volontariato e tutelarlo, e promuoverlo; così non è stato, tanto che già da tempo diversi organismi chiedono di modificarla. Conferenza di Arezzo) quale sarà il ruolo del volontariato in genere ed in maniera particolare del volontariato AVULSS.

 

L'AVULSS, cari amici, non vuole perdere nulla della sua identità, per la sua cultura tutta rivolta alla promozione dell'uomo in difficoltà, ma non vuole rimanere chiusa in un servizio isolato, in un atteggiamento autoreferenziale che non è foriero di interventi qualificati.

L'AVULSS, come esprime la sua sigla, è una forza del territorio e quindi non poteva non avere interesse per questa legge che regola le dinamiche del territorio.

Ecco perché è nato il nostro interesse per questa legge, tanto da indurre il consiglio centrale a sceglierla come tema per il Convegno Nazionale.

 

Muovendomi fra i vari nuclei d'Italia, ho avuto l'impressione che non tutti hanno accolto con simpatia questa scelta, ma vedrete che quando alla fine del Convegno, il Prof. Mozzanica ci avrà chiarito i momenti tecnici, la filosofia della legge e i benefici che ne possiamo trarre per chi è in difficoltà, prima di tutto usciremo arricchiti da queste conoscenze, ma soprattutto convinti che non c'è nessun inquinamento nella legge dell'amore da parte di coloro che vogliono conoscere i principi e le norme che regolano i rapporti sociali, norme e leggi che possono migliorare la qualità del nostro servizio.

 

Non entrerò nel merito, sarà il Prof. Mozzanica ad illustrarci questa legge, ma di una cosa sono convinto, che se anche essa non ha reso il volontariato protagonista, ha certamente aperto uno spiraglio nuovo, riconoscendogli il diritto di partecipare alla programmazione ed alla concertazione.

Concertare significa accordare insieme l'armonia delle voci e degli strumenti. Concertare nel mondo del sociale non vuole forse dire mettere d'accordo più persone per un'azione che miri alla risoluzione dei vari problemi?

 


Ogni strumento rappresenta un attore sociale, ogni strumento da sentire la sua voce e dall'accordo di tutti gli strumenti può nascere una melodia. Ecco perché era importante la conoscenza.

 

Non è forse quello dell'AVULSS un volontariato partecipativo?

Il volontario AVULSS, come recita la carta del volontario, non è forse "uno che radicandosi nell'evento di Cristo intende esercitare un servizio che rinnovi la società, che rinnovi la vita, rinnovi la terra".

Non abbiamo fino ad oggi cercato di partecipare alla vita della polis in sintonia con quanto dice la carta del volontario, nella consapevolezza che il significato teologico della partecipazione rappresenta il prolungamento dell'azione creativa di Dio per trasformare il mondo e la storia?

Questo nuovo strumento fornitoci dalla legge, sicuramente non è poca cosa nella vita della nostra associazione; noi dell'AVULSS non cerchiamo una collocazione, ma vediamo nel rapporto con le leggi, i vantaggi che possono derivarne, non per noi, ma per tutti coloro che sono in difficoltà.

 

Siamo stati sempre strumenti passivi di certe logiche istituzionali, chiamati solo a supplire le carenze e i ritardi dello Stato, come ruote di scorta; oggi possiamo anche essere soggetti attivi, attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, portatori di valori e capaci di esprimere progetti finalizzati al miglioramento della qualità della vita dei meno fortunati. Siamo in grado di esprimere questa capacità progettuale! Oggi più che mai dobbiamo formarci per dare un contributo fattivo alla progettazione.

 

Questa legge, per come l'ho accolta io, in un momento di difficoltà per il volontariato puro, gratuito - quello che esprime l'AVULSS, - è uno strumento che non ci farà perdere minimamente la nostra autonomia operativa, né ci farà sentire oggetti di una macchina organizzativa, ma migliorerà la qualità del nostro intervento aggiungendo qualche elemento nuovo di comunicazione ad extra, ai nostri ideali cristiani, alla nostra cultura AVULSS, che trova la massima realizzazione nella gratuità del servizio, non solo dal punto di vista economico, ma come scelta di realizzazione personale in una prospettiva di relazioni solidali con gli altri.

 

Io credo fortemente in un volontariato gratuito, libero, autonomo, che promuove un servizio alla persona, ma sono anche convinto che non saranno le leggi e le possibilità di intervento che esse ci daranno ad ingabbiare e sminuire il nostro essere volontari AVULSS di oggi e di domani , assimilandoci alle altre componenti del terzo settore, confondendoci in quella miriade di aggregazioni che si spacciano per volontariato; forti dei nostri valori fondanti, così facendo non tradiremo mai il mandato lasciatoci da Don Giacomo, quel Don Giacomo che con spirito profetico aveva aperto la strada ad uno stretto confronto con le istituzioni.

 

Non possiamo chiuderci nel nostro orticello come novelle nomadi, quasi controcorrente; non posiamo sempre seguitare a parlare fra di noi, magari alla ricerca di primati e di gratificazioni, ma all'interno di un confronto con gli altri attori sociali dobbiamo saper cogliere tutto quello che avviene in campo socio sanitario, per garantire un futuro a chi soffre. La nostra associazione, con tute le sue peculiarità, prima fra tutte la gratuità, è soltanto una maglia di quella fitta rete che è la solidarietà all'uomo.

 

Questo nostro convegno vuole rappresentare un momento di chiarezza e di presa di coscienza per tutti noi volontari in un periodo in cui è facile confondersi; sarebbe bello che ogni associazione giocasse il proprio ruolo, che il volontariato all'interno del terzo settore, non rappresentasse un ruolo troppo residuale rispetto alle altre componenti fino a subirne le direttive e le eventuali derive. Il nostro è un periodo in cui i dati FIVOL dicono che il volontariato è sempre più orientato ad integrarsi con il pubblico, a professionalizzarsi, e di subire un processo di istituzionalizzazione.

 

Non voglio entrare nel merito di quello che è scaturito dalla Conferenza di Arezzo, ma è mia convinzione che questo fenomeno mette a rischio l'autonomia del volontariato e fa rischiare l'allontanamento dei volontari, perlomeno di quei volontari che vivono la gratuità come vera identità del loro servizio considerandolo il vero valore aggiunto, il vero e unico valore aggiunto. Ora ci mettiamo in ascolto di quanto ci dirà il Prof. Mozzanica, nella convinzione che con il nostro servizio di volontari dobbiamo aiutare le istituzioni interloquendo con esse a dare una risposta, come diceva Goethe, tendente a "trattare le persone come se fossero quelle che dovrebbero essere e aiutarle a diventare quelle che sono capaci di essere":