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Pompei 16 - 17 novembre 2002 convegno nazionale il cammino del volontario Avulss INTEGRAZIONE SOCIO - SANITARIA IL RUOLO DEL VOLONTARIATO |
Relazione della Dott.ssa Michelina Asciutto
INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA: IL RUOLO DEL VOLONTARIATO
L’Integrazione socio-sanitaria in Sicilia e nel Comune di Palermo
1. Il percorso normativo
La Sicilia è una regione a statuto speciale con potestà legislativa esclusiva in
materia di assistenza e beneficenza pubblica ed, in quanto tale, non poteva essere recepita la normativa nazionale sul decentramento amministrativo emanata negli anni ‘70 in seguito all’istituzione delle regioni a statuto ordinario. Di conseguenza, la legislazione siciliana in materia socio-assistenziale si è sviluppata attraverso altre tappe:
a) Legge regionale n. 1/1979, sull’Attribuzione ai Comuni di funzioni amministrative regionali. Con questa legge si è dato inizio al decentramento amministrativo in Sicilia con una tipologia che si è ispirata ai contenuti del D.P.R. 616/1977, ricalcandone sostanzialmente lo schema e deferendo ai Comuni tutte le competenze in materia di servizi sociali.
All’inizio degli anni ‘80 c’è stato il recepimento della riforma sanitaria, con l’istituzione delle Unità Sanitarie Locali e la previsione dell’integrazione sanitaria e sociale a livello di distretto.
In quegli anni ha avuto inizio in Sicilia una produzione legislativa di enorme importanza che ha interessato quasi tutti i settori del sociale: anziani, handicappati, disagiati psichici, tossicodipendenze, consultori familiari, asili nido.
b) Legge Regionale n. 22/1986 sul "Riordino dei servizi e delle attività socio-
assistenziali in Sicilia". Trattasi di una legge molto importante, tuttora vigente, che riconduce ad una visione organica tutto il settore sociale.
Vengono recepiti tutti i nuovi criteri delle politiche sociali che si erano sviluppati con i processi riformatori degli anni ‘70:
- la
prevenzione e la rimozione delle cause dei bisogni individuali e collettivi nonché quelle di emarginazione sociale;-
il mantenimento o il reinserimento dei soggetti nel proprio nucleo familiare e nell’ambiente di appartenenza;la libera scelta dei cittadini fra più possibili prestazioni;
-
la valorizzazione del territorio con la creazione di una rete di servizi;la partecipazione dei cittadini alla politica dei servizi.
La legge prevede una rete di servizi prevalentemente aperti, ma anche di tipo residenziale, nonché prestazioni a carattere economico.
Riguardo all’organizzazione del settore sociale in ambito comunale, è previsto l’Ufficio di Servizio Sociale preposto alla programmazione, regolamentazione, organizzazione, gestione e controllo degli interventi e servizi di carattere socioassistenziale.
I Comuni, per l’attuazione delle politiche sociali, devono disporre, nei propri ruoli, di almeno un assistente sociale ogni 5.000 abitanti.
La legge detta norme anche per l’integrazione socio-sanitaria prevedendo
interventi coordinati ed integrati, Comune ed Unità Sanitarie Locali, per il
conseguimento dei seguenti obiettivi:
-
risocializzazione dei dimessi dagli ospedali psichiatrici e dei malati di mente;-
prevenzione, recupero e reinserimento sociale dei tossicodipendenti;-
assistenza e reinserimento familiare e sociale dei soggetti portatori di handicaps;-
assistenza, protezione e tutela della maternità, infanzia ed età evolutiva;-
assistenza agli anziani non autosufficienti, a domicilio o mediante ricovero in strutture protette.La presente legge regionale, così come le precedenti leggi di settore menzionate, valorizza il ruolo del volontariato, riconoscendone l’alto valore morale e l’apporto positivo che esso può offrire per la realizzazione delle politiche socio-sanitarie a livello locale.
2.Il contesto attuale
a) Nodi problematici
Purtroppo, nella realtà siciliana, si nota una profonda discrasia fra contenuti legislativi, molto validi ed innovativi, ed attuazione degli stessi a tutti i livelli.
Gli elementi di criticità, anche per l’integrazione sociosanitaria, sono tanti e riconducibili a diversi fattori:
-
l’assenza di un indirizzo socio-sanitario regionale vincolante ed all’uopo organizzato;-
la scarsa capacità ed elasticità del sistema dei servizi socio-assistenziali nel comprendere le mutevoli esigenze dei diversi ambiti territoriali;-
la mancata o la parziale attuazione dell’istituzione dell’Ufficio di Servizio Sociale nei Comuni dell’Isola;-
la non uniformità del Servizio Sociale su tutto il territorio;-
la carenza di assistenti sociali e di altre figure professionali nell’ambito sociale a cui spesso si provvede con contrattazione a termine o con altre forme di precariato;-
un insufficiente sistema di formazione per gli operatori del sociale;-
i tagli finanziari nei settori sociale e sanitario;-
l’eccessiva aziendalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, con scelte che penalizzano alcuni servizi ritenuti non produttivi a scapito dei bisogni dei cittadini;-
l’assegnazione di fondi non vincolati ai Comuni da parte della Regione per cui questi spesso vengono utilizzati per interventi che producono consenso elettorale;- una disarmonica gestione dei canali di finanziamento europei alle politiche per lo sviluppo e per il contrasto alla discriminazione e all’esclusione sociale;
-
una non adeguata valorizzazione del Privato Sociale e dei diversi attori sociali, quindi anche del volontariato, il cui finanziamento dei progetti, spesso non è inserito in una programmazione generale ed organica delle politiche sociali, ma è soggetto a vincoli di speculazione clientelare.
b) Segni di speranza
Nonostante i suddetti nodi problematici che condizionano negativamente l’attuazione di un sistema di servizi socio-sanitari a sostegno dei cittadini, soprattutto se appartenenti alle fasce più deboli, si possono cogliere dei segni di speranza per un rinnovamento culturale e di qualità all’insegna della tutela dei diritti di cittadinanza.
E qui mi collego all’esperienza che, se pur con fatica, fra alti e bassi, stiamo portando avanti nella città di Palermo.
Abbiamo realizzato dei servizi integrati, innovativi, con il coinvolgimento di diverse istituzioni pubbliche e di organismi del Privato Sociale.
Ne cito alcuni:
-
GOIAM (Gruppi Interistituzionali Integrati contro l’Abuso ed il Maltrattamento di Minori).D’intesa fra il Comune, l’Azienda Sanitaria Locale n.6, il Provveditorato agli Studi, il Tribunale per i Minori si affronta con una metodologia congiunta e condivisa, il delicato problema dell’abuso dei minori, individuando per loro gli interventi più opportuni ed, in caso di allontanamento dei bambini dal loro ambiente di vita, ci si collega con strutture residenziali a dimensione familiare, gestite quasi sempre dal Privato Sociale;
-
Servizio di Mediazione Familiare, per gestire senza conflitti la genitorialità nei casi di separazione e divorzio.Il Comune, che ha la responsabilità gestionale del servizio, ha garantito, tramite una convenzione biennale con l’Università Cattolica del S.Cuore di Milano, la formazione di Mediatori a professionisti (Assistenti Sociale, Psicologi, Legali) dello stesso Comune e dell’Azienda Sanitaria Locale;
- Accordo di Programma per la gestione dei finanziamenti ex legge 285/97.
Sono stati realizzati, d’intesa fra Comune, Azienda U.S.L., Provveditorato agli Studi, Tribunale per i Minori, Privato Sociale un serie di interventi e servizi, innovativi e di qualità, che hanno arricchito il territorio ed operato soprattutto per la tutela dei diritti di minori ed adolescenti.
Ricordiamo i più importanti: Servizio Educativo Domiciliare, Servizio Educativo di Strada, Centri di Aggregazione e di Incontro per Minori in diversi quartieri della città, Case famiglia per bambini da O a 5 anni, Comunità
alloggio e Gruppi appartamento per adolescenti, Centro Diurno per Adolescenti con disturbi psichici e della personalità, Progetto Telemaco per i figli di genitori tossicodipendenti, ed altro ancora;
-
Servizio Affidi.Opera in maniera integrata con il Servizio Sociale Territoriale e si avvale anche di un’Associazione di Volontariato, "Villaggio dell’Amicizia", per la promozione della cultura dell’accoglienza, il sostegno alle famiglie affidatarie e l’organizzazione dei gruppi di mutuo aiuto;
-
Servizio Adozioni.E’ stato stipulato un Protocollo d’Intesa con il Servizio Psicologico dell’Azienda Sanitaria Locale per la valutazione delle coppie aspiranti all’adozione, per la loro preparazione e per i problemi connessi all’accoglienza di minori, soprattutto se stranieri. Il Servizio cura i rapporti con gli Enti autorizzati, di solito organismi non profit, che si occupano dello svolgimento delle pratiche per le adozioni internazionali;
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Servizi residenziali per i disagiati psichici.Vengono gestiti dal Comune, con una metodologia congiunta di intervento fra operatori del Comune, del Dipartimento di Salute mentale dell’A.S.L. e delle Comunità Alloggio gestite da strutture private O.N.L.U.S.;
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Servizi per i portatori di handicap.Anche in questo settore si opera in sinergia con altre istituzioni pubbliche e con il Privato Sociale per la realizzazione di interventi finalizzati alla riabilitazione fisica, psichica, sensoriale e sociale dei soggetti disabili.
In tutti gli interventi portati avanti dal servizio Sociale si privilegia sempre il lavoro di rete interistituzionale ed il coinvolgimento del Terzo Settore e quindi anche del volontariato.
Nell’ultimo decennio c’è stata in città, me anche nell’intera Regione, uno sviluppo esponenziale, una fioritura, dell’associazionismo in genere e delle organizzazioni del volontariato, con variegate sfaccettature, che hanno coinvolto ed arricchito il tessuto sociale ed offerto prestazioni di qualità a minori, famiglie, anziani, immigrati, emarginati operando soprattutto per il miglioramento della qualità della vita, per la tutela dei diritti, per l’integrazione degli extracomunitari, per la promozione sociale e culturale del territorio e per la tutela dell’ambiente.
Anche se a Palermo ci sono stati vari tentativi finalizzati all’ istituzione di una Consulta del Terzo Settore con sperimentazioni varie: Albo Comunale, Numero Verde, Centro di Ascolto con turnazione dei vari organismi, ecc., concretamente, al momento attuale, non esiste niente di strutturato, ma vengono finanziati progetti a pioggia, al di fuori di ogni indirizzo programmatorio, spesso per perseguire finalità di consenso politico ed elettorale.
Tuttavia, un Ufficio di Staff, costituito da Assistenti Sociali, effettua con diligenza la valutazione dei progetti e, pertanto, si è avuto modo di finanziare, con fondi comunali, progetti di qualità proposti da associazioni senza scopi di lucro e da organismi di volontariato.
Nell’ambito del volontariato puro, quello che opera all’insegna della gratuità, del servizio, della promozione dei diritti, della denuncia delle ingiustizie, sono sorte tante iniziative di notevole spessore sociale e culturale. Citiamo ad esempio:
Centri di ascolto, Telefono Giallo per la prevenzione dei suicidi e per il sostegno alle famiglie con soggetti disagiati psichici, centri aggregativi e d’incontro per bambini, adolescenti, anziani; centri di accoglienza e mense per emarginati, laboratori di animazione e di valorizzazione delle tradizioni popolari, scambi generazionali fra anziani e giovani e tutta una serie di altre attività al servizio soprattutto dei soggetti più deboli ed indifesi, portate avanti con motivazioni che possono essere legate alla fede o ai valori fondamentali della solidarietà, della giustizia, della legalità, della tutela e salvaguardia dell’ambiente e di altri valori che possono sempre essere condivisi da laici e cristiani.
3 Prospettive future
Riguardo all’attuazione della legge quadro 328/2000, possiamo senz’altro affermare di essere ancora all’anno zero.
Si è portato avanti un lavoro preparatorio, coordinato da un Consulente esterno, il Dr. Briante, che è andato avanti per tappe: studio della realtà siciliana per quanto concerne le problematiche emergenti e lo stato dei servizi sociali e sanitari; tavoli di concertazione aperti alle varie istituzioni, alle forze sociali, sindacali, agli Ordini Professionali, ai Coordinamenti e Forum del Terzo Settore; gruppi di lavoro ristretti, trattative ed accordi interassessoriali, con la regia della Presidenza della Regione. Nel mese di aprile scorso era uscita una prima bozza di un documento che indicava le tappe propedeutiche all’emanazione del Piano per i servizi integrati, definendolo "Piano Regolatore Sociale".
Il 31 luglio scorso, alla presenza di una folta rappresentanza di istituzioni e forze sociali, è stata presentata la bozza ufficiale delle "Linee guida di indirizzo ai Comuni per la redazione dei Piani di Zona
— Triennio 2001-2003, in attuazione della legge 328/2000", dal titolo: "Verso il Piano Socio-Sanitario della Regione Siciliana", a firma della Presidenza della Regione e degli Assessorati Regionali Enti Locali e Sanità.
I partecipanti ai tavoli di concertazione hanno avuto qualche giorno di tempo per presentare osservazioni su tale documento.
Nel mese di settembre u.s., la VI Commissione "Sanità e Servizi Sociali" dell’Assemblea Regionale Siciliana ha indetto varie audizioni per sentire pareri e considerazioni di istituzioni e organismi in ordine al suddetto Documento di Indirizzo. Siamo stati ascoltati anche noi come Ordine Professionale Assistenti Sociali ed, in sede di audizione, abbiamo presentato considerazioni e proposte di modifica.
Alla fine di questa serie di convocazioni, la VI Commissione Legislativa ha emanato il proprio parere in merito all’Atto di Indirizzo.
Adesso, siamo in attesa della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Regione dato che la Giunta di Governo Regionale l’ha già firmato nella seduta del sette agosto scorso.
Tale Documento di Indirizzo contiene:
-
il contesto di riferimento. Un’ampia analisi su: principi e finalità, riferimenti storici, il quadro normativo attuale, il quadro statistico comparato sugli aspetti demografici e sociali;-
la domanda e l’offerta dei servizi riguardanti la tutela sociale dei disabili, la tutela delle persone anziane; il sostegno alla famiglia, la tutela dei minori e degli adolescenti, l’affido e l’adozione;-
l’orientamento strategico di fondo e le finalità del piano, alla luce della 328/2000: il welfare delle responsabilità, la cultura socio sanitaria; la "Governance ", poteri e funzioni dei soggetti sociali; il ruolo delle politiche sociali; la welfare community; i servizi alla persona e il "sistema-territorio"; il decentramento socio-sanitario; la prevenzione, la concertazione, la sussidiarietà, l’integrazione;-
gli obiettivi regionali: la persona al centro del sistema degli interventi e dei servizi; la famiglia al centro della comunità sociale;-
gli obiettivi prioritari: la famiglia e i cicli della vita, sostegni alla maternità e alla paternità; interventi in materia di abitazione; i diritti dei minori, la tutela delle persone anziane, l’handicap, le dipendenze, le politiche sociali carcerarie e la sicurezza dei cittadini. I progetti innovativi: le vecchie e le nuove povertà, le pari opportunità sociali, le politiche per l’integrazione degli stranieri, l’integrazione con le politiche della scuola e del lavoro;-
il ruolo dei vari soggetti coinvolti: Regioni, Comuni, Province, gli Enti Terzi (A.S.L. e Aziende Ospedaliere, Università, Scuole, Tribunali per i Minori); le IPAB; i soggetti del Terzo Settore e della Cittadinanza Attiva;-
la fase sperimentale di avviamento: linee strategiche;la descrizione temporale del processo di avviamento
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gli strumenti di governo e di gestione: Conferenza di servizi, Conferenza dei Sindaci, Comitato Distrettuale, il Tavolo Permanente del Terzo Settore;gli ambiti territoriali: i Piani di Zona.
Ad essi si aggiungeranno le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina che costituiranno ambito autonomo;
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gli Organismi di garanzia;le regole:
Dalla suddetta esposizione, si evince che le Linee Guida riprendono alla lettera i contenuti della legge quadro 328/00, con una prospettiva di vedere emanato solo alla fine del triennio 2001-2003 il "I Piano Socio-Sanitario Regionale".
Una lunga attesa, delle speranze deluse, considerato che le scadenze programmate non vengono rispettate e l’attuale sistema dei servizi sociali e sanitari nella realtà siciliana versa in una situazione di estrema precarietà.