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RELAZIONI DEI CONVEGNI INTERREGIONALI 2003

TEMA DEI CONVEGNI:

il cammino del volontario Avulss:

bioetica - il volontariato tra interrogativi urgenti e risposte discordanti

 

Lignano Sabbiadoro * 13 - 14 settembre 2003

 

lavori di gruppo

 

 


 

CONTRIBUTO DEL GRUPPO DI LAVORO N° 1

DONAZIONE ORGANI - DICHIARAZIONI TESTAMENTARIE

 

 Clima durante i lavori di condivisione e affiatamento: Piena partecipazione

 Relatrice: D.ssa Antonella Bulfone.

Il suo lato umano (racconto di esperienze personali) ha aumentato la fiducia dei volontari e la loro apertura nei lavori di gruppo.

 Relazione: Esauriente e dettagliata

 Dubbi:      Principalmente dovuti alla disinformazione. Molti sono stati chiariti dalla relazione (Le cure per i trapiantati sono molto richieste)

¨      Non favorevoli:

-                     Paura che soffra durante l'espianto (proposte di anestesia)

-                     Difficoltà a accettare la morte celebrale con il cuore umano battente

-                     Non conoscere la volontà del possibile donatore

-                     Manca la sicurezza della morte al 100%

-                     Mutilazione della persona (soprattutto se è giovane, figlio, ecc)

-                     Convinzione di avere passato l'età massima per donare (si valuta non l'età ma la qualità degli organi)

-                     Metodo infallibile? Medico affidabile? Piena fiducia nel medico?. Se trovassero la dott.ssa Bulfone, avrebbero tutti piena fiducia!

Legge italiana molto rigorosa in proposito; ad esempio la famiglia per autorizzare l'espianto di organi i coniugi devono essere sposati da almeno tre anni, ciò per evitare speculazioni.

Se uno dei due coniugi non è d'accordo come si fa?

-                     Culture diverse in altri paesi

-                     Speranza che si risvegli

-                     Difficoltà ad affrontare l'argomento morte (rigidamente tabù)

-                     Difficoltà ad affrontare la situazione all'improvviso ed in breve tempo.

-                     Il sentimento prevale sulla ragione (negazione della realtà)

 Certezze emerse: -    dovute anche alla maggiore informazione fornita dalla relatrice. Sui familiari, soprattutto i figli le certezze svaniscono. Inoltre non si sa cosa succederà in quel momento.

Favorevoli per questi motivi:

-                     atto d'amore

-                     atto umano

-                     generosità

-                     piacere di donare la possibilità di vita ad un'altra persona

-                     mettersi nei panni delle persone che aspettano il trapianto

-                     necessità di trovare un medico che ispira piena fiducia.

Proposte:

-                     La maggioranza dei presenti si esprime sul ripristino del silenzio-assenso dopo adeguata e completa informazione.

-                     Come volontari, aiutare nell'assistenza e sostegno psicologico ai famigliari

-                     Riproporre periodicamente campagne di informazione nelle scuole, nelle assicurazioni e in famiglia.

 


 

CONTRIBUTO DEL GRUPPO DI LAVORO N° 2

TUTELA DELLA VITA NASCENTE

  

 Clima durante i lavori di condivisione e affiatamento: Piena partecipazione

Discutere della vita nascente implica l'interrogarci sulla questione aborto: Tema sul quale, all'interno del Gruppo di Lavoro, si sono sviluppate numerose riflessioni.

Si ritiene che l'approccio a tale questione possa risultare sbagliato sin dall'inizio: qualora non si riconosca al feto la corretta rilevanza in termini di "VITA CHE ARRIVA" anziché "UN PROBLEMA DA RISOLVERE"; la vita è un dono che noi possiamo e dobbiamo dare, ma non ne siamo i proprietari!

Conseguentemente, da un punto di vista di credenti, noi dobbiamo negare la laicità della pratica dell'aborto, anche se, secondo alcuni di noi, da un punto di vista laico si dovrebbe evitare di emettere giudizi frettolosi e lapidari, tenendo conto invece delle circostanze in cui tale decisione viene maturata (esempio: violenze, feti non sani, ecc.)

Il fatto che oggi l'aborto sia legalizzato, ha contribuito a portare alla luce un fenomeno che in fondo è sempre esistito ma che ora si può realizzare con minori rischi fisici per la madre.

Quali credenti, tale legalizzazione ci dovrebbe comunque far inorridire!

Si ritiene inoltre che mediamente l'approccio alla tematica abbia una natura troppo superficiale. E' necessario tener conto che sono subentrati nuovi fattori socio-culturali, il cambiamento delle abitudini di vita, dei contesti di riferimento ed in particolare il concetto di famiglia impone una ricerca di nuovi valori o la riscoperta di valori antichi, adattandoli però alla "vita moderna".

In particolare è necessario proporre nuovi principi ai giovani, i quali hanno mediamente una visione laica della vita: individualista e dinamica. Un figlio si coniuga male con tal modo d'essere!!

Bisogna saper rivalorizzare i principi della nostra fede: per i credenti pertanto il rifiuto dovrebbe essere totale e immediato o comunque si devono trovare e diffondere le motivazioni ulteriori che, seppur in una società laicizzata, rafforzino le scelte a favore della vita.

Da un punto di vista pratico, va detto che esiste poca informazione e poche strutture che si occupano di aiutare chi attraversa tali difficoltà, anche se è possibile citare l'importante esempio del Movimento per la Vita.

Spesso le donne maturano la decisione di abortire vivendo in uno stato di solitudine e di isolamento; anche noi volontari dovremmo saper aiutare soprattutto fornendo informazioni che le portino ad una scelta più consapevole , oltre che dichiararsi disponibili a non far mancare il proprio aiuto dopo la nascita del bimbo.

In realtà, le persone che si trovano a vivere questo dilemma difficilmente si confidano con altri e quindi il rischio è di venire a conoscenza quando è già troppo tardi per fornire il nostro aiuto.

In ogni caso dobbiamo sforzarci ad essere un punto di riferimento sensibile e preparato, in grado di richiamare verso di noi le persone in stato di bisogno.

Alcuni rapidi e brevi pensieri conclusivi:

1)                 L'aiuto ed il sostegno pubblico e anche a livello di volontariato v migliorato e potenziato, al fine di evitare la pratica dell'aborto anziché agevolarla.

2)                 I messaggi da comunicare devono sottolineare l'importanza della nuova vita, "quale arricchimento per la mamma e la collettività" e "non quale limitazione".

3)                 La fede è fondamentale: è necessario ricordarsi e far ricordare che "Dio accorre sempre in nostro aiuto" anche nelle situazioni più difficili.

4)                 Anche in una visione laica, in qualità di esseri umani, dobbiamo salvaguardare la vita ad ogni costo.

 


 

CONTRIBUTO DEL GRUPPO DI LAVORO N° 3

AIUTO ALLA VITA

 

Clima durante i lavori molta partecipazione

I versetti del salmo n° 8 che dicono: " Cosa è l'uomo, perché te ne curi: Lo hai fatto superiore agli angeli" ci ha colpito e ci hanno fatto comprendere quanto sia grande l'uomo. Dio lo ha fatto superiore agli Angeli, a Sua Immagine, lo ha elevato a Figlio di Dio.

La dignità è l'essenza della vita. Perciò ogni persona, sana o malata, ricca o povera, in qualsiasi condizione ha la propria dignità.

Noi volontari dobbiamo ricordarlo quanto accostiamo qualcuno.

Vi è la piaga dell'aborto. Ci si è chiesti se chi lo pratica sia consapevole della gravità . Forse alle future madri manca una giusta informazione, non conoscono l'esistenza di quelle istituzioni che possono aiutarle. Magari trovano chiusura e ostilità in famiglia.

Servirebbero maggiori pubblicizzazioni e maggiori supporti.

A Bressanone si sta dando un aiuto concreto alle madri, così come a Cividale.

Ci sono dei volontari che fanno servizio a madri tossicodipendenti in una casa famiglia. E' difficile il riscatto dopo anni di dipendenza. L'astinenza le fa soffrire moltissimo. Queste madri o future madri, aiutate convenientemente, riescono a riscattarsi, a rivalutare la loro vita attraverso il figlio. Il bambino che nasce diventa la stampella, il sostegno della madre stessa.

Altri volontari impegnati nel sociale, accolgono nelle loro famiglie i figli di madri che sono temporaneamente in crisi. Così si dà ad esse un po' di respiro. Si sentono tranquille, possono superare i loro problemi, hanno la certezza di riavere il proprio figlio un domani.

La nascita di un bambino disabile, per il genitore ed i familiari è un forte schoc. In queste difficili circostanze c'è estremo bisogno di vicinanza, di comprensione, di aiuto concreto.

Spesso chiediamo alle strutture quello che possiamo fare noi: Ognuno di noi deve rimboccarsi le maniche e fare di più.

Si parla di aborto come di una piaga ed è giusto. Parliamo troppo poco però, delle migliaia di bambini che muoiono di malattia e di fame. Anche noi ne siamo responsabili. Con un decimo di quello che ognuno di noi spreca, si potrebbe guarire un malato di AIDS. Da noi vi è un eccesso di consumi.

Prima la famiglia, poi la scuola, poi le istituzioni, i mass media potrebbero far molto per educare al risparmio.

La comunicazione principale per l'educazione generale è il MIO esempio. Non è sufficiente portare avanti i concetti con sole parole. E' la buona condotta che trascina (vedi Madre Teresa ed il nostro Don Giacomo Luzietti).

Qualcuno ha espresso il desiderio di poter discutere, nei prossimi incontri, di mezzi di comunicazione. Essi potrebbero aiutare la società a crescere nella conoscenza del bene!

 


 

CONTRIBUTO DEL GRUPPO DI LAVORO N° 4

EUTANASIA E ACCANIMENTO TERAPEUTICO

 

¨      Clima durante i lavori sereno e collaborativo

L'allungamento della durata della vita e l'avanzamento della medicina pongono nuovi interrogativi e nuove frontiere: nella vita di oggi sono apparsi l'eutanasia e l'accanimento terapeutico.

Si ha sempre più fiducia nella medicina e nel contempo la cultura odierna rifiuta la malattia e la morte.

Di qui l'insorgere di nuove attese e di nuovi fenomeni: si tende a spostare la frontiera della vita sempre più in là e nel contempo si pone il problema della sua qualità nonché della sua fine.

Di fronte alla malattia quale atteggiamento prendere?

Fin dove arriva la terapia e quando comincia l'accanimento?

Come si può cogliere nell'ammalato la voglia di vivere?  E cogliere i suoi ultimi desideri?

E la dignità della persona dove la mettiamo?

Quanto le medicine interferiscono nella capacità di coscienza delle persone?

E per ultimo il mistero della vita che finisce: un salto nel buio?.

Eutanasia: Fuga dalla responsabilità? In questo caso la vita non ha valore?

Per affrontare la sofferenza e la morte, la fede è per tutti una risposta valida?

Quali motivazioni spingono a rigettare la voglia di vivere e cancellare l'istinto di sopravvivenza?

Come comportarci quando un ammalato ci chiede di lasciarlo morire? Sarebbe auspicabile un supporto psicologico al parente che non sa quale sostegno dare al malato.

Siamo veramente in grado di scegliere e decidere della nostra e altrui vita in certi momenti?

Chi siamo noi di fronte alla vita e alla morte? Potrebbe capitare di aver paura di essere l'autore della propria morte?  E chi collabora a dare la morte, quale responsabilità ha? AIUTARE NEL MORIRE o AIUTARE A MORIRE?

Chi perde le capacità intellettive, può avere ancora un barlume di coscienza?

E' possibile auspicare una normativa o una legge che obblighi ospedali, case di cura, case di riposo e altre strutture che si dedicano all'assistenza del malato terminale di applicare le cure palliative a questi pazienti?

 


 

CONTRIBUTO DEL GRUPPO DI LAVORO N° 5

EUTANASIA E ACCANIMENTO TERAPEUTICO

 

¨      Clima durante i lavori ottimo e condiviso.

Sono stati trattati e sviluppati gli argomenti con attenzione e buona precisione di esperienze personali.

IL Papa nella Sua malattia ci sta dando un esempio di grande forza d'animo che conforta e ci sprona a reagire in ogni difficoltà.

Si sono colte molte perplessità sia per quanto riguarda l'eutanasia che l'accanimento terapeutico. Sicuramente si sente il bisogno di essere ulteriormente aiutati ad entrare meglio e con più incisività sugli argomenti.

E' emersa la possibile discordanza nell'aiuto che si potrebbe dare ad un familiare, con uno spirito diverso, che a volte non si ha all'interno della propria famiglia.

Il pensiero di fede espresso da Don Dino Bressan è di supporto per un impegno di servizio, sempre più adeguato, nelle varie situazioni in cui si viene a trovare il volontario.

I problemi che emergono dalla riflessione personale su argomenti così delicati e complessi ci coinvolgono in un impegno sempre più forte nel predisporre i nostri programmi di formazione.

Va approfondito il valore della persona nella sua globalità, la sia dignità: pur nei suioi limiti di creatura è pur sempre amata da Dio suo Creatore; approfondire il problema del valore della vita dal suo concepimento alla morte.

Eutanasia e accanimento terapeutico toccano il problema del dolore, della sofferenza.

Di fronte alle nostre perplessità ad esprimere le nostre impressioni, pensiamo che il contributo nostro sia quello di essere portatori di messaggi di speranza, quella "vera", quella cristiana, sempre, accanto a tutti!