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RELAZIONI DEI CONVEGNI INTERREGIONALI 2003

TEMA DEI CONVEGNI:

il cammino del volontario Avulss:

bioetica - il volontariato tra interrogativi urgenti e risposte discordanti

 

PIAZZA ARMERINA (ENNA) * 15 - 16 novembre 2003

 

Cultura e sensibilità bioetica nella società contemporanea

Don Salvatore Privitera

 

Traccia per la relazione predisposta dal relatore e messa a disposizione dei partecipanti il convegno

 

Sulla scia dell’enciclica Evangelium Vitae si evidenzierà come nella nostra società contemporanea da una parte è chiaramente visibile una cultura della vita che, sensibile al valore della vita della persona umana, promuove con ogni mezzo una qualità della vita sempre più elevata per tutti, mentre dall’altra è altrettanto visibile una cultura della morte che non presta la dovuta attenzione alla vita, dell’embrione e del feto e di altre categorie.

La relazione evidenzierà appunto alcuni problemi in riferimento all’inizio della vita umana e altri in riferimento al momento terminale della stessa vita umana.

Quanti sono gli embrioni, risultati in soprannumero in seguito ad interventi di fertilizzazione in vitro, che la società contemporanea mantiene crioconservati nelle celle? Quanti quelli che sempre in seguito agli stessi interventi sono stati lasciati morire semplicemente perché non perfettamente sani? Quanti quelli che vengono di fatto utilizzati a scopo di sperimentazione, di ricerca scientifica o come fonte di cellule staminali?

Da una parte oggi si cerca di promuovere la vita, dando un figlio a quelle coppie che non possono averne più per via naturale, dall’altra si provoca la morte di tanti embrioni solo perché risultano in surplus, solo perché poco sani, solo perché di peso alla società, per avere una nuova vita umana, si procreano più vite che poi vengono lasciate morire o congelare.

All’embrione non viene attribuito diritto alla vita, come se esso possedesse questo diritto solo se dovesse essergli attribuito dalla società, come se esso non lo possedesse già per il fatto stesso che è un embrione umano, un embrione quindi in cui il germe della vita umana ha già cominciato a svilupparsi, dimensionandolo in una delle diverse fasi che costituiscono l’intero iter esistenziale della persona umana.

E tutto questo perché nella cultura contemporanea si afferma sempre più quel modo di pensare secondo il quale l’etica, i valori, i giudizi morali e le stesse norme morali sono da considerare come risultato della disponibilità umana e non costituiscono quel regno ideale “di cui parlava N. Hatmann” al quale l’uomo deve tendere intellettivamente e aderire e aderire volitivamente.

Anche in riferimento all’eutanasia c’è già in atto, in Italia, una forte campagna a favore. Per accorgersene basta prendere fra le mani ogni giorno qualche grosso quotidiano. Anche se i titoli, cubitali non parlano di eutanasia, tuttavia essi la inculcano, la istillano, la inalano nella mente del lettore con metodi tanto sottili quanto sofisticati, equivoci, e persino falsi. Perché non si può confondere l’eutanasia come ricerca della morte o come anticipazione di essa mediante la somministrazione di farmaci che “addolciscono” (sempre che di addolcimento si tratti) il verificarsi dell’evento, con accanimento terapeutico che consiste piuttosto nel somministrare le più sofisticate e costose medicine, con le quali “si sa già” non si otterrà la guarigione, quanto piuttosto un prolungamento estremamente doloroso, ancor più forse, degli ultimi giorni o mesi di vita.

Il che in altre parole, significa: non accanirsi terapeuticamente non equivale ad essere favorevoli all’eutanasia perché si può essere contrari all’eutanasia e rifiutare al tempo stesso ogni atto di accanimento terapeutico. La persona umana ha anche diritto a morire in pace, a morire con dignità, ad essere rispettata pienamente anche sul letto di morte. E rispettarla nel momento in cui si trova di fronte alla morte significherà anche non farla soffrire, assecondare per quanto è possibile sue aspirazioni, i suoi desideri, farla vivere in un luogo confortevole, come appunto si ripromettono di fare le cure palliative. Ma tutto ciò non potrà mai prevedere “interventi” che ne anticipano la morte. Cosa che invece si prevede e si sostiene quando si è favorevoli all’eutanasia.

Non si rispetta la persona del morente, assecondando il suo desiderio di morire. Questo desiderio può dipendere dalle sue sofferenze, dal suo sentirsi di peso per i suoi familiari, datante altre cose che possono benissimo essere eliminate o prevenute, ritagliandogli così la possibilità di morire assistito, confortato, aiutato e quindi di affrontare la morte così come si addice alla persona umana. L’azione moralmente errata dell’eutanasia non si trasforma in azione moralmente retta solo perché viene richiesta dall’altro, così come la richiesta di un aspirante suicida non giustifica mai la collaborazione che un altro gli presta. Una persona in buona salute che intende togliersi la vita potrà compiere in tanti modi questo gesto senza che noi si abbia la possibilità di intervenire. La richiesta di eutanasia viene fatta da chi non è nemmeno nelle condizioni di procurarsi la morte, ma non per questo dal punto di vista morale si potrà legittimare il gesto di chi lo aiuta a morire. A questi si chiederà sempre di aiutare chi chiede di morire a morire con estrema dignità e rispettato pienamente in questa, sua dignità umana.