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RELAZIONI DEI CONVEGNI INTERREGIONALI 2003

TEMA DEI CONVEGNI:

il cammino del volontario Avulss:

bioetica - il volontariato tra interrogativi urgenti e risposte discordanti

 

VERBANIA * 11 - 12 OTTOBRE 2003

 

Le nuove frontiere tra scienza ed etica

Dott. Enrico Larghero

 

La cultura del dono per i trapianti

 

La donazione degli organi rappresenta uno dei settori dell’assistenza sanitaria che non può esistere senza la partecipazione dell’opinione pubblica. L’evento donazione-trapianto inizia e finisce nell’ambito della società ed è talmente complesso da non poter essere lasciato ad una libera interpretazione, ma necessita di un’attenta normativa e un controllo per evitare ogni forma di improvvisazione : rappresenta un cartina di tornasole che ci permette di definire il valore di una società.

La tendenza imperante odierna, in contrasto con la "cultura del dono" per i trapianti, è data da quella linea filosofica, figlia dell’illuminismo, denominata scientismo tecnologico, il cui principio base è l’assoluta manipolabilità di ogni realtà da parte dell’uomo. Suo esito logico è l’equazione tra ciò che è tecnicamente fattibile e ciò che è eticamente ammissibile. La molteplicità dei pensieri scientifici abbisogna ora più che mai, al di là di ogni pluralismo ideologico, di un momento antropologico di riferimento, senza il quale l’uomo si smarrisce perdendo identità e valori.

Sul tema della donazione e dei trapianti d’organo si gioca una delle sfide più importanti del terzo millennio : l’intervento della scienza medica e delle tecniche chirurgiche in tale campo è in continuo e rapido progresso.

Oltre che in ambito medico il trapianto segna una svolta anche per le implicazioni morali, si può dire anzi che con l’avvento dei trapianti sia nata la moderna bioetica. Un nuovo scenario di vita e di morte si è aperto davanti all’uomo. Il problema etico (che sembrava semplificarsi fino a qualche anno fa), con il progredire delle tecniche, l’aumento delle richieste, la scarsità dei donatori, la qualità degli organi suscettibili di trapianto, si va ora rendendo sempre più complesso.

Il consenso informato del ricevente, la libertà del donatore e dei parenti, il diritto della società a prelevare gli organi sui cadaveri a prescindere dal consenso esplicito costituiscono i primi ostacoli con i quali una "cultura del dono" deve confrontarsi. Gli altri elementi fondamentali di valutazione etica sono la liceità dei compensi e di certi trapianti che possono influenzare l’identità della persona ricevente, la legittimità del trapianto sperimentale, la constatazione di morte cerebrale per i trapianti da cadavere a cuore battente e infine la determinazione dei criteri con cui assegnare gli organi da trapiantare fra le diverse persone in attesa.

Da un lato vi è la possibilità di ridare vita a chi non ha più speranza, ma dall’altro la possibilità di creare occasioni di morte quando i criteri morali non sono considerati nella loro interezza.

Al di sopra delle singole ipotesi e delle problematiche particolari vi sono sempre le questioni di fondo di tutta la bioetica : il rapporto tra tecnologia ed etica, tra fides et ratio.

In tale ambito i limiti tra scienza e coscienza devono essere continuamente verificati. Il criterio morale assume a questo riguardo una particolare configurazione, quella destinata a precisare il rapporto tra il corpo e la persona. Si avverte l’esigenza di trovare un quadro di riferimento che risulti essere unitario e convincente, capace di dissipare i pregiudizi emotivi mediante il ricorso ai dati scientifici e alla rigorosa riflessione personale.

Il corpo umano, come valore, non ha "prezzo", e dunque non è commercializzabile ; l’unica possibilità di scambio diviene il dono inscrivibile nell’ottica della solidarietà e dell’altruismo : ciò anzitutto in riferimento al corpo umano vivente, ma anche al corpo non vivente, in quanto memoria del vissuto legato alla corporeità.

Ispirandosi a questi presupposti la "cultura del dono" può trovare la sua piena realizzazione; la centralità della persona nella sua condizione di "vita debole" deve costituire l’obiettivo principale e contribuire a stabilire quali siano i criteri fondamentali che possono ispirare l’eticità del trapianto, posto al servizio della vita, nella sua difesa e tutela.

Tale approccio consente di scoprire l’orizzonte più ampio, quello che permette di servire la sofferenza, liberando energie di accoglienza, gratuità, dono di sé, che caratterizzano una società, luogo di speranza.