RELAZIONI DEI CONVEGNI INTERREGIONALI 2003
TEMA DEI CONVEGNI:
il cammino del volontario Avulss:
bioetica - il volontariato tra interrogativi urgenti e risposte discordanti
|
Introduzione del presidente Avulss ai convegni interregionali |
Dott. Franco Belluigi |
I convegni interregionali caratterizzano l’anno 2003. l’Avulss propone questo importante momento culturale, partendo da Lignano Sabbiedoro, passando per Verbania, Spoleto, Cosenza per arrivare a Piazza Armerina girando per l’Italia come novello carro di Tespi.
Io ritengo essere questa dei convegni una occasione di incontro, di confronto e uno strumento di sviluppo della nostra associazione; nel 2001 hanno partecipato ai convegni interregionali più di mille volontari.
Come già sapete l’organizzazione di questi incontri è stata affidata alle delegazioni con lo scopo di favorire la valorizzazione delle forze del territorio, per avere una ricaduta sul territorio di appartenenza responsabilizzando un numero sempre maggiori di volontari.
Colgo l’occasione per ringraziare quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo convegno; io spero abbia rappresentato per tutti loro una occasione di riflessione e verifica dell’Avulss nel loro territorio e l’opportunità di realizzare una comunità nuova in cui alberghino la correzione fraterna e la capacità di perdono, strumenti indispensabili per realizzare e vivificare il progetto di Don Giacomo.
Nel novembre 2002 eravamo a Pompei per il nostro convegno nazionale, il tema: “integrazione socio sanitaria: il ruolo del volontariato”, che verteva intorno alla legge 328/2000, ci apparve subito materia ostica, fredda, quasi non ci riguardasse, ma grazie alla capacità del professor Mozzanica che ce ne fece una lettura piana, di facile applicazione ai nostri problemi riuscimmo in gran parte ad apprezzare questo tema la cui conoscenza rappresentava un arricchimento per ognuno di noi e ci aiutava a capire che nessuna legge e la relativa applicazione può inquinare il nostro operato. Uscimmo rafforzati e consapevoli che alla legge dell’amore nulla toglieva la forza dell’intelletto.
Oggi facciamo una proposta altrettanto attuale quanto difficile, oggi vogliamo parlare di bioetica; dalla legge che regola i rapporti socio sanitari, la cui conoscenza ci permette di esprimere un servizio più qualificato, affrontiamo un tema che riguarda la vita, l’essenza della vita e le sue regole etiche.
L’Avulss di Don Giacomo non poteva rimanere sorda di fronte a quello che succede oggi, dove all’interno di una crisi di valori, c’è il primato della biologia sull’etica con conseguenze disastrose per l’umanità.
La Carta del Volontario Avulss recita: “Il volontario è uno che si mette al servizio della vita”. Don Giacomo non fece un esercizio di buoni intenti, ma sapeva quale responsabilità si assumeva quando affermava ciò e soprattutto a quale responsabilità si assumeva quando affermava ciò e soprattutto a quale responsabilità chiamava quanti decidessero di aderire a questa perdita di principi.
Ecco allora lo scopo del tema di questi convegni interregionali che vuole consegnare ad ogni Avulsino i principi fondamentali dell’etica per una lettura attenta delle vicende umane.
In un momento in cui siamo bombardati da informazioni perlopiù di parte, vorremmo con questo convegno fare luce sulla bioetica, oggi non è facili sapere leggere i criteri di fondo che determinano che cosa sia la bioetica e cosa no. Oggi anche per una persona allevata con sani principi può essere difficile scegliere una bioetica che non offenda minimamente i principi ispiratori del nostro essere volontari.
Io sono un vecchio medico al quale negli anni dell’università e nei corsi di specializzazione nessuno ha mai insegnato la bioetica, tutto si fermava alla informazione frettolosa sulla deontologia professionale.
Solo Ippocrate nel suo giuramento ci indicava la strada da seguire: nessun altro insegnamento; tutto dipendeva dalla nostra formazione di base e dal nostro buon senso.
E’ solo intorno agli anni settanta che Potter per il primo utilizzò la parola bioetica forse per evitare che lo sviluppo delle scienze sperimentali e della tecnologia provocasse una catastrofe della biosfera. La sua proposta fu una etica globale che includesse tutte le forme di vita.
Oggi le cose sono cambiate; in molte facoltà di medicina si propone l’insegnamento della bioetica, e tale insegnamento si può trovare anche nella facoltà di diritto e di scienze dell’educazione. Nel 1989 ad Erice all’interno di un grande convegno che vide impegnati medici, filosofi, bioeticisti furono stabilire le regole di questa nuova disciplina e di quali problemi doveva occuparsi.
Da allora ad oggi sono state scritte e divulgate tanti principi, sono state fatte tante proposte; il problema si è talmente allargato da avere bisogno del diritto (per regolamentare a livello internazionale le questioni etiche).
In un momento in cui più forte era il primato dell’uomo e della sua vita e fortemente radicati erano i principi cristiani non era difficile dare risposte ai pochi interrogativi che si affacciavano; oggi le cose sono cambiate, l’uomo e suoi valori hanno subito grandi cambiamenti e con essi alle tante domande sulla vita e i suoi fenomeni ci sono tante risposte, ognuna delle quali risente della estrazione culturale e della provenienza religiosa.
Oggi ci sono interrogativi urgenti e risposte discordanti (il tema del convegno), e proprio da queste risposte discordanti che possono prendere origine tante forme di bioetica.
E’ questo bisogno di fare chiarezza che ci ha indotto a scegliere per i nostri convegni interregionali un tema così impegnativo come la bioetica.
Nessuno di noi sarà chiamato a dissertare e sviscerare questi problemi fino in fondo, ma una conoscenza “sia pure modesta” ci aiuterà nel nostro cammino di volontari Avulss a vivere con più convinzione e meno sofferenza certe scelte, a seguitare a meravigliarci sempre di quello che avviene e a mettere al centro della storia l’essere umano non solo come frutto della scienza e delle sue manipolazioni, ma soprattutto come creatura divina, ognuna unica ed irripetibile, nei confronti della quale nessuno ha potestà se non il Creatore della vita.
Fra etica cristiana e biologia c’è guerra aperta, come dice Galimberti giornalista e scrittore, in uno dei suoi articoli per il giornale “La Repubblica”; la guerra è stata sempre aperta, e questo non ci angoscia.
Più allarmante è l’affermazione che segue e che riporto: “E se l’etica non solleva di qualche spanna le sue considerazioni, si dia tranquillamente per sconfitta, perché certamente la biologia non interromperà le sue ricerche per il lamento dell’etica”. Era questa la risposta del giornalista alle periodiche denunce del Santo Padre per le recenti scoperte della biologia e le sue applicazioni in campo genetico.
Io credo che nessuno di noi voglia fermare la biologia, la biochimica molecolare in parole più povere il progresso scientifico e le sue scoperte ma sono anche convinto che ognuno di noi debba essere consapevole dei propri limiti, limiti naturali che neanche la scienza può travalicare senza causare un sovvertimento capace di innestare un processo a catena che nessuno sa dove potrà portarci.
In questa mia convinzione non c’è la minima volontà di volere negare quanto la scienza ha prodotto e di contravvenire a quanto afferma il Sommo Poeta quando fa dire ad un suo personaggio “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza”, ma c’è soltanto la consapevolezza della necessità di dover riscoprire con rinnovato stupore, come ha detto Giovanni Paolo II “ciò che la ragione e la scienza non temono di chiamare “Mistero”.
Quando parliamo di aborto, di eutanasia, di fecondazione artificiale, di clonazione non possiamo fermarci all’uomo solo come concetto biologico, ma dobbiamo inquadrarlo in quel mistero che lo vuole portatore di una anima fin dal momento del concepimento e comportarci di conseguenza partendo dal principio che solo Dio è padrone della vita e che quindi nessuno può toglierla o manipolarla.
Nella concezione religiosa cattolica l’embrione è già un individuo con un’anima, un uomo con tutti i suoi diritti e non una semplice speranza di vita (spes hominis) come voleva il diritto romano; tutto quello che lo riguarda dalla nascita alla morte va inquadrata in questa valutazione etica.
Io credo che sia questa la scelta etica di volontari che si ispirano al vangelo.
E’ questa la nostra bioetica, senza ma e senza se, senza lasciarsi mai tentare dal seguire teorie suggestive che sostengono il concetto che un embrione umano già portatore di un’anima sia un po’ rozzo, perché, secondo il Galimberti consegna il concetto di anima alle sorti un po’ casuali della combinazione biologica.
E il “mistero”?
Allora quale bioetica?
Affidiamo ai relatori le risposte ai molti interrogativi.
Sono certo che non sarà solo una questione di aborto, di eutanasia, di fecondazione artificiale o di clonazione, ma che il problema sia molto più importante, più articolato, cioè il vero pericolo sia quello di tornare ad un eugenismo con tutte le sue disastrose conseguenze come sostiene il Cardinale Tonini: il grido di allarme a questo punto non sarà levato soltanto dal Santo Padre, ma ad esso si uniranno tante altre voci laiche.