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Convegno Nazionale Avulss
Senigallia 23 ottobre 2004
"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"
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Introduzione del presidente nazionale |
Dott. Franco Belluigi |
Buon Giorno a tutti e benvenuti a Senigallia:Benvenuti nella terra di Don Giacomo Luzietti.
A coloro che erano presenti all’assemblea che abbiamo vissuto pochi giorni fa a Milano, esprimevo il concetto che siamo voluti tornare in questa bella città, quasi in pellegrinaggio, per ricordare il nostro fondatore a dieci anni dalla sua morte.
I più anziani fra di noi ricorderanno certamente tutti i convegni fatti all’hotel City.
Era un appuntamento annuale al quale Don Giacomo non era mai mancato, perlomeno fino a quando la salute glielo permise.
E’ stato sempre il suo stato di salute a caratterizzare la sua vita, una salute precaria che se tanta sofferenza gli ha provocato, nel contempo è stato il motivo ispiratore di tutte le sue azioni e di tutte le sue creazioni: OARI ed AVULSS.
Ha dato vita prima all’OARI e da una costola di questa ha fatto nascere l’AVULSS.
Ecco perché quando parliamo di Avulss ci viene spontaneo associarla all’OARI; ecco perché sentiamo la necessità di ricordare sempre a tutti l’OARI e soprattutto quanto di bello e di buono ha fatto per la nostra associazione e che spero continuerà a fare.
Don Giacomo Luzietti è stato con la preghiera sempre rivolto al Signore fino alla fine dei suoi giorni (molti lo ricorderanno seduto in carrozzella assorto in preghiera nella cappellina della nostra sede) e con l’orecchio sempre teso ad ascoltare le richieste degli uomini in difficoltà per ascoltare le necessità del momento e anticipando con spirito profetico i tempi della società e dello stato, anche quelle che sarebbero potute sopraggiungere.
E’ stata la preghiera continua il suo motore, la luce che lo ha guidato nelle sue azioni. Come tutti gli uomini di Dio ha avuto fiducia nella divina” Provvidenza”.
Una creatura dotata di grande spiritualità, di grande umanità, di grande afflato per l’uomo in difficoltà che ha saputo leggere nel soccorrere la sofferenza, l’unico strumento per realizzarsi come uomo di Dio.
In una società distrutta da un individualismo esasperato, da una costante ricerca del piacere, dalla negazione della sofferenza, in un mondo in cui non ci si meraviglia più di nulla perché tutto è possibile, Don Giacomo con il suo comportamento quotidiano, ha rappresentato un controvalore e ha saputo trarre dalla sua sofferenza la forza per pregare e per essere vicino agli uomini prima con L’OARI poi con l’AVULSS, quegli uomini che ha servito e difeso contro tutti.
Il suo servizio accanto agli ultimi ha rappresentato il viatico per salire fino a Dio.
La sua vita è stato un esempio di servizio. Per la sua salute precaria avrebbe dovuto risparmiarsi, invece con rinnovato slancio, ogni giorno, dava qualche cosa di più, ha percorso l’Italia per gettare un seme, per fondare nuovi nuclei, quasi nell’ansia di volere garantire a tutti una presenza amica, la presenza di uomini e donne capaci di donare il loro tempo liberato, capaci di ascolto, capaci di condivisione.
La sua vita la possiamo rivedere in quello che ha lasciato: l’OARI e l’AVULSS
Don Giacomo, quando dieci anni fa è salito alla dimora del Padre, ci ha resi orfani solo della sua presenza fisica perché ci ha lasciato un percorso da fare come volontari AVULSS al fine di aderire al suo progetto che tanto bene ha espresso nei suoi discorsi, nei suoi scritti e soprattutto nella carta del volontario AVULSS.
E’ un poco il tema del convegno di questo anno, che se non affronta un argomento di ampio respiro e di grande attualità, aperto all’esterno, vuole rendere omaggio al nostro Fondatore a dieci anni dalla sua morte. Secondo me è un atto dovuto. E dove avremmo dovuto viverlo se non a Senigallia e a Corinaldo, due luoghi tanto importanti per la vita di Don Giacomo?
Oggi affrontiamo la parte culturale del convegno, domani andremo tutti a Corinaldo, città natale di Don Giacomo per deporre un fiore sulla sua tomba e per celebrare una Messa solenne nel duomo, ricordandolo così a tutta la città.
Amici carissimi, non è soltanto un momento celebrativo, un momento di nostalgia, come dicevo all’ultima Assemblea, un “amarcord” di sapore felliniano, ma ci era sembrato fosse giusto confrontarci in un momento di cambiamento per l’Associazione AVULSS ; ed è talmente vero quanto sopra affermato, che il tema del Convegno :” L’Avulss di Don Giacomo: ieri ed oggi” abbraccia due periodi: il passato e il presente che è già futuro.
Il passato per ricordare le nostre origini, il nostro Dna, il percorso fatto insieme e quanto il nostro Fondatore ci ha lasciato in eredità, una eredità pesante quanto a responsabilità, ma da vivere fino in fondo; il presente per capire quale è la nostra situazione culturale, organizzativa, i nostri rapporti con l’OARI, con le istituzioni e non per ultimo i nostri rapporti interni.
E’ con una buona base che ci possiamo proiettare verso il futuro che siamo chiamati a costruire insieme. A conferma di quanto affermo il dopo cena di questa sera sarà caratterizzato da un incontro, dove ognuno potrà liberamente esprimersi.
Io sono convinto che il volere ricordare nei temi che affronteremo nel Convegno, i principi fondanti, l’ispirazione e le peculiarità dell’AVULSS non è stata una scelta dettata dal fatto che fossimo a corto di idee, ma soprattutto un atto di onestà intellettuale che ci vuole tutti impegnati e responsabili delle scelte future, della trasformazione che l’AVULSS ha effettuato e di quello che questo atto comporterà, nella consapevolezza che nulla mai cambierà fino a quando saremo attenti e fedeli alla nostra cultura Avulss, quella cultura AVULSS che ha dettato le nostre azioni, il nostro operato e che ci ha resi credibili nei rapporti con gli altri, dalle istituzioni alle altre associazioni, quella cultura Avulss così rigida nei principi, ma cosi aperta a cogliere i cambiamenti della società fino ad anticipare alcune sue dinamiche.
Quella cultura di cui qualche volta ci si è dimenticati o magari ricordati parzialmente.
La mia convinzione però non sempre collima con quella degli altri tanto che qualcuno mi ha già fatto sapere che questo è un Convegno che non esprime nulla di nuovo perché affronta temi conosciuti, insomma tematiche obsolete, in parole povere un convegno inutile.
Io rispetto l’opinione di tutti, quindi rispetto anche quest’ultima, ma mi chiedo e vi chiedo non sarebbe stato meglio esprimere un giudizio solo dopo la fine del Convegno?
Mi chiedo e vi chiedo, siete tutti convinti di conoscere così bene le dinamiche della nostra associazione e lo spirito che la ispira?
Non volendo prendere in considerazione minimamente il detto ”repetita iuvant”, non è di manzoniana memoria “il voler tornare a sciacquare i panni in Arno”?
Siamo tornati a riscoprire il nostro essere volontari a Senigallia da dove il nostro fondatore ha mosso i primi passi nella sua avventura umana e cristiana.
Nella vita di un cristiano il sacramento della Cresima non rappresenta la” confirmatio”?
Noi avulsini abbiamo fatto un lungo percorso e oggi dopo venticinque anni, vogliamo confermare la nostra cultura AVULSS in un momento di trasformazione della nostra associazione, trasformazione resasi necessaria per motivi giuridici e fiscali.
E’ nata una forma associativa nuova più rispondente alle esigenze del momento (posso citarvene alcune) ma che ha in se il Dna dell’AVULSS di Don Giacomo sempre vocata a trasmettere un messaggio di speranza per l’uomo che soffre.
La nostra AVULSS è già una federazione, nei prossimi mesi i vecchi nuclei diverranno Associazioni.
Di questo abbiamo già parlato tanto nell’ultimo anno.
Ma state tranquilli abbiamo solo cambiato l’abito, un involucro nuovo dove dentro c’è tutto della nostra vecchia associazione. Non abbiamo tradito nessuno e tanto meno le nostre “origini”.
Il volontariato in generale vive un momento di crisi e molte sono le cause che lo hanno determinato (prima fra tutte la grande confusione che regna sul chi è veramente volontario), la Federazione AVULSS potrebbe risentire di questo passaggio all’interno di quello che è il trend generale, ma noi abbiamo un vantaggio, che è quello di ricostruire, non sulle ceneri, ma sulla credibilità che vi siete guadagnati sul campo con le vostre azioni quotidiane di servizio, con il vostro spirito partecipativo, con la vostra accoglienza a volte estesa fino alla condivisione, con la vostra organizzazione, con la vostra competenza.
Amici carissimi, questo è merito vostro, che dopo avere aderito all’AVULSS di Don Giacomo, avete fatto crescere l’associazione giorno per giorno con la vostra volontà e il dono del vostro tempo, volontà e dono di tutti quei volontari che hanno fatto seguire l’azione al pensiero, sporcandosi le mani sul campo, come diceva Don Mazzolari.
L’evoluzione, se volete il cambiamento, che ha subito la nostra Associazione potenzialmente era nei pensieri che hanno ispirato Don Giacomo che ha saputo tradurre il tutto, con spirito profetico, in un mandato specifico.
Noi abbiamo creduto nel suo progetto, attuale in ogni momento, rispondente ad ogni necessità, concreto nelle risposte, di facile lettura, di coinvolgente umanità perché ha sempre messo l’uomo al centro di tutto.
Ricorro spesso all’immagine della staffetta, perché rende bene l’idea che ognuno di noi ha raccolto il testimone ed ha iniziato a correre verso un traguardo che per noi volontari è speciale, perché non lo raggiungeremo mai fino a quando ci sarà qualcuno che soffre.
Perché allora dovremmo fermarci oggi? Io sono convinto che questa trasformazione non determinerà nessun mutamento sostanziale e sono altrettanto convinto che il nostro futuro, ma soprattutto il futuro dell’AVULSS sarà solo il frutto dell’operato di ognuno di noi.
Uno per uno saremo chiamati ad assumerci la nostra parte di responsabilità e a risponderne.
Saremo noi a determinare questo cambiamento, che può anche rappresentare un test per valutare quanto sia forte il nostro senso di appartenenza all’AVULSS e a quello che fino ad oggi ha rappresentato.
Siamo figli di un unico padre fondatore, che ci ha coinvolto in questa avventura umana e cristiana.
Amici miei l’avventura continua, perché il nostro essere volontario AVULSS non è stato e non è fine a se stesso, ma è stato ed è finalizzato al prenderci cura degli altri e delle loro ragioni.
L’avventura continua perché il mondo continua con tutte le sue vecchie e nuove povertà, perché ci sarà sempre qualcuno che ci aspetta dietro l’angolo.
Vogliamo seguitare a farci trovare?
Ecco il perché di questo convegno che non propone problemi obsoleti, ma che ci vuole anche richiamare ad un rapporto stretto con l’OARI, con quell’OARI che don Giacomo tanto amava, senza la quale non staremmo qui a parlare.
Un convegno pieno di rispetto per il passato e di speranza per il futuro che dovremmo vivere realizzando tutto quanto è contenuto nella carta del volontario AVULSSS, saranno i relatori a ricordarci questi principi.
I relatori saranno otto e avranno a disposizione circa dodici minuti, ad ogni relazione farà seguito una testimonianza.
La trasformazione dell’AVULSS da associazione in federazione ha suscitato in molti delle perplessità, tutte giustificabili e tra l’altro ampiamente accolte e vagliate dal consiglio centrale dopo che erano state espresse in tutte le parti d’Italia.
Il convegno non è stato accettato da tutti per i motivi che dicevo.
C’è un po’ di fermento? Non può che farci bene, sempre che alla fine si arrivi ad un punto di incontro.
Siamo tanti, ognuno con la propria testa, con le proprie idee, ma non saranno queste o quelle a prevalere, ma sarà quello che don Giacomo ci ha lasciato in eredità: il servizio agli ultimi.
Vorrei chiudere questa mia relazione con due situazioni che hanno colpito la mia attenzione e che mi hanno emozionato.
La prima: durante la Messa un piccolo bimbo passava in modo inquieto da un componente all’altro della sua famiglia senza essere contento fino quando,
appoggiando la sua testina sulla spalla della mamma, si è lasciato andare ad un sonno ristoratore e felice.
Si era instaurato un accordo totale, non abbiamo forse anche noi una o più spalle su cui appoggiarci?
La seconda: nella sala consiliare del mio Comune in alto sul soffitto è scritto: civitas sine concordia non bene gubernabitur.
Il nostro sforzo deve tendere al recupero di questa concordia di questa pace ristoratrice come dice lo stesso don Giacomo:
“ Chiedo ad ognuno di essere apostolo di pace e di riconciliazione
perché la pace e la riconciliazione sono la base su cui creare ogni
rapporto umano sia fra i volontari sia verso i fratelli sofferenti
e malati che siamo chiamati a servire.”
Sarà il viatico per il nostro futuro, un futuro che ci appartiene solo in parte e che si intreccia con il futuro di chi ha bisogno di noi, nel quale non possiamo vivere se non nella dimensione della pace, l’uno accanto all’altro con tutti i nostri difetti, ma con una grande capacità di ascolto e di perdono.
Se vogliamo continuare a costruire qualche cosa per gli altri lo dobbiamo fare tutti insieme nella
consapevolezza di essere strumenti dell’amore di Dio che ci cha chiamati, tramite Don Giacomo nell’AVULSS per realizzare non un nostro progetto, ma un disegno superiore.
Noi apparteniamo all’AVULSS, a quell’unica AVULSS che c’è e che ci ha lasciato don Giacomo.
Tutto il resto esiste, ma certamente non è AVULSS.