![]()
Convegno Nazionale Avulss
Senigallia 23 ottobre 2004
"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"
| relazione | relatore |
|
volontariato come risposta ad una chiamata quale segno fecondo dell'amore donatore di speranza |
Irene Scordi |
Premessa
Il primo punto della Carta del Volontario AVULSS è fondamento che dà base ma anche una cornice che riquadra ogni aspetto della vita.
Così si legge……“Il Volontario AVULSS. è una persona che, per libera scelta, risponde, alla chiamata per servire i fratelli, ed essere segno fecondo dell’amore, promotore e donatore di speranza ,……..”
Desidero porre l'accento su tre aspetti
1. VOLONTARI PER “CHIAMATA” O VOCAZIONE…
· Da parte di Dio che ci fa avvertire l’amore come senso della sua e perciò della nostra vita.
· Da parte dell’Umanità che, nonostante gli odi, gli orrori e le guerre, anela e invoca l’amore.
· Da parte della Società che, è consapevole dei suoi limiti; i rapporti delle Istituzioni, infatti, sono fondati solo sui diritti-doveri, spesso freddi e spersonalizzanti e perciò spesso mancano di “gratuità” ed “umanità”.
A questa chiamata il volontario dà una risposta libera e consapevole, che impronta la sua vita individuale e il gruppo AVULSS.
In forza di tale chiamata:
· il volontario AVULSS, o il gruppo, deve essere in grado di saper cogliere prima degli altri uno stato di bisogno e decidere di intervenire per rimuoverlo.
· Deve sapersi chinare sugli ultimi, sugli emarginati, sui poveri, sui sofferenti per riprendere insieme, nell’uguaglianza, il cammino della liberazione.
· Deve avere occhi per riconoscere la dignità della persona, che non è solo una somma di problemi, ma portatore di risorse, partecipando attivamente alla storia di ognuno, creando prossimità, e aiutandolo a diventare soggetto attivo. Farsi compagno lungo le strade del quotidiano di chi soffre.
“Stare con gli ultimi significa lasciarsi coinvolgere dalla loro vita. Prender la polvere sollevata dai loro passi. Guardare le cose dalla loro parte. Stare con gli ultimi, significa, ancora, condividere la loro povertà. Aiutarli a crescere, rendendoli protagonisti del loro riscatto, non terminali delle nostre esuberanze caritative o destinatari inerti delle nostre strutture assistenziali”. ( T. Bello)
Non volontari solo per indossare una divisa, ma per testimoniare una risposta convinta ad una chiamata.
2. VOLONTARI COL SEGNO FECONDO “DELL’AMORE”
Prima che il servizio, l’amore è la dimensione del volontario. In un mondo che si regge sull’economia, sul profitto, sull’efficienza, sul benessere e sul consumismo, praticamente sull’egoismo, il volontariato è un segnale in controsenso.
Una civiltà di segno diverso e opposto, la civiltà dell’amore.
Sul piano sociale è un segno rilevante perché è un segno comunitario e perciò che ha anche incidenza sulla mentalità e sull’andazzo corrente.
La nostra società ha fatto enormi progressi tecnici e scientifici ma è diventata sempre più povera di umanità.
Il nostro servizio non offre nè tecnica e nè scienza, ma offre un contributo di valori: rispetto della persona, condivisione, attenzione agli ultimi, senso della giustizia, della libertà dei diritti umani….che, se vissuti veramente, sono in grado di cambiare la qualità della vita individuale ma soprattutto sociale.
Per essere segno fecondo dell’amore questi valori devono essere vissuti da volontari in modo particolare durante il servizio, ma devono essere presenti nella loro vita quotidiana, nelle scelte personali. Un comportamento diverso dimostrerebbe che non si crede a quei valori, non partecipando così al cambiamento della società, ma soprattutto rendendosi non credibili.
“Dobbiamo abbandonare i segni del potere, per conservare il potere dei segni. Non possiamo coltivare sottobanco, offendendo la giustizia, anche se col pretesto di aiutare la gente. Gli allacciamenti adulterini con chi manipola il denaro pubblico ci devono terrorizzare. Dovremmo rimanere amareggiati ogni qualvolta ci sentiamo dire che le nostre raccomandazioni contano”.
(T. Bello)
Volontariato: servizio espressione di amore, dono di essere e non distributore di servizi.
3. VOLONTARI PER PROMUOVERE E DONARE ” SPERANZA” ALL’UMANITÀ
· All’umanità presente in ogni singolo essere umano valorizzato e aiutato nelle sue difficoltà.
· A ogni struttura sociale e civile al servizio dell’uomo perché cresca in umanità
· Ad un mondo arido e indifferente perché creda all’amore.
Le diverse situazioni di disagio, che il volontario incontra durante il servizio, evidenziano le mancate risposte delle istituzioni o forme d'esclusione alle quali non sono state date risposte adeguate o ignorate del tutto.
Il volontariato, che per sua natura, deve saper cogliere le condizioni umane del singolo e della collettività e le loro esigenze, libero da compromessi e condizionamenti politici, deve essere in grado di proposte adeguate o promotore di nuovi servizi.
Il servizio non sarà una ripetizione quotidiana di azioni, ma ogni giorno si troverà a dover affrontare problematiche diverse e trovare nuove risposte.
Non opererà come un’isola, ma farà da ponte tra persone in difficoltà e risorse presenti sul territorio, al fine di rendere più umani i servizi e adeguati alle esigenze.
Ciò contribuirà per una diffusione culturale di ideali solidali e a dare speranza ad una società sfiduciata e individualistica.
Il frutto del silenzio è la preghiera
Il frutto della preghiera è la fede
Il frutto della fede è l’amore
Il frutto dell’amore è il servizio
Il frutto del servizio è la pace. (Madre Teresa)
Attento a dove le appoggi le mani!
Sporcale pure, le mani, immergile nella storia del mondo, ma non sporcarti il cuore !
E se le tue mani si protendono, sia sempre nel gesto del dono, della carezza, mai dell’artiglio che tira a sé. ( t. Bello)
Il volontariato deve essere “una scuola di vita”
per poter costruire una vita sociale più umana e civile.