Convegno Nazionale Avulss

Senigallia 23 ottobre 2004

"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"

 

relazione relatore

volontariato di ispirazione cristiana

Rina Menghini

 

 

Un cordiale saluto a tutti. Quando Giulia mi ha chiesto questa breve riflessione per il Convegno nazionale, al momento non mi sono resa conto quanto sia difficile parlare di quello che il nostro amato Fondatore don Giacomo Luzietti ci ha lasciato specificatamente in merito all’ispirazione cristiana del servizio che va compiendo il Volontariato AVULSS. Ho accettato e di conseguenza dirò qualcosa che è frutto di riflessioni e anche ricordi che don Giacomo personalmente mi ha lasciato nella mente e nel cuore. In questi anni, per altro, ho cercato di mettere in atto questi suggerimenti, come sono stata capace. E’ quindi una conversazione che ora facciamo su questo particolare aspetto della nostra associazione, aspetto da ritenersi molto importante per tutti noi Volontari AVULSS. E’ infatti per noi assai costruttivo assecondare la “sete” di conoscere le nostre radici, per camminare e crescere nella giusta direzione.

 

Essere un’associazione di ispirazione cristiana, caratterizzata, sorretta e alimentata nel e con il servizio offerto ai fratelli ammalati, in difficoltà, in crisi, comunque in sofferenza, significa “portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini sofferenti”, con piccoli gesti, soprattutto con presenza e interventi accompagnati da un determinato atteggiamento.

 

            I cristiani sono chiamati a operare con amore, fedeltà e competenza, sia nella vita familiare, che in quella professionale, culturale e politica, mentre cercano di vivere con rinnovato impegno la loro missione di servire il prossimo. “E’ l’ora — scrive il Papa nella Lettera apostolica al termine del Giubileo— di una nuova “fantasia della carità”, che si dispieghi non tanto e non solo nell’efficacia dei soccorsi prestati, ma nella capacità di farsi vicini, solidali con chi soffre, così che il gesto di aiuto sia sentito non come obolo umiliante., ma come fraterna condivisione” (NMI n.50). Va costantemente coltivata la coscienza che è fatto a Gesù quanto si saprà compiere a vantaggio anche del più piccolo dei propri fratelli. Con la loro testimonianza e la loro azione di servizio all’uomo, i cristiani compiono quindi un’autentica promozione umana motivata e illuminata dalla fede in Gesù Cristo amico dell’uomo. Vuol dire che il loro impegno a servizio soprattutto dei poveri, sostenuto da convinta carità, contribuirà a rendere migliore la società della quale vogliono essere parte attiva. A noi volontari AVULSS è richiesta come indispensabile la competenza in quel servizio che compiamo, e quindi la nostra formazione dovrà essere sistematica, sia come base cioè a fondamento del nostro diventare volontari -, che in servizio, sui tre livelli: psicologico, biblico-teologico, medico. All’interno del costante percorso formativo, la formazione spirituale e la preghiera erano viste da don Giacomo come il carburante che alimenta il motore del servizio.

 

Don Giacomo, in occasione del suo soggiorno in quello che allora era Centro culturale dell’Università Cattolica presso il Passo della Mendola (in Trentino), stava lunghe ore davanti al Signore in chiesa. Dopo di che aveva una parola di conforto e di incoraggiamento per tutti. Anche se costretto su una sedia a rotelle, era circondato da molte persone, perché dentro di lui c’era la forza, il coraggio di guardare, ascoltare e donare a tutti il vero amore di Cristo. Ci diceva sempre che “il bene va fatto con competenza e con un certo stile” perciò riteneva necessario riservarsi del tempo per la riflessione personale e la preghiera, oltre che per la verifica e il confronto con gli altri volontari. Solo così sarà possibile migliorare se stessi e anche il servizio che si va offrendo al bisognoso. Migliorare se stessi significa crescere in umanità e nel proprio essere cristiani, cercando di rinnovare se stessi quotidianamente, diventando capaci di un amore più grande, di un dono di sé migliore.

L’evangelizzazione avviene soprattutto attraverso la vita, attraverso il servizio e le opere di carità. Ancora don Giacomo ricordava che “i sacchi vuoti non stanno in piedi”, perciò diceva necessario sapersi fermare per facilitare la crescita interiore indispensabile per essere di conseguenza capaci di offrire un servizio serio ed efficace. Se si riuscirà, inoltre, a creare ed alimentare lo spirito di comunione e di fraternità fra Volontari e con i responsabili dei rispettivi settori dove si opera, quanti avviciniamo si sentiranno realmente aiutati. Se vogliamo rimanere sulla linea del nostro Fondatore, dobbiamo impegnarci a migliorare prima di tutto noi stessi, e quindi disporci ad aiutare materialmente e spiritualmente coloro che incontriamo con il nostro servizio. Sono due i concetti da porre in grande evidenza: l’aiuto materiale, che significa “compartecipazione”, e l’aiuto spirituale che mette in risalto la dimensione interiore dell’uomo, oggi più che mai adombrata dal prevalere degli interessi materiali.

 

La persona in difficoltà sente il bisogno di essere accettata da chi le manifesta interesse sincero e disinteressato. Lo sappiamo che la vita per una persona malata cambia radicalmente all’improvviso: i bisogni primari, ovviamente molto importanti, risultano complicati da disagi e difficoltà crescenti. La sofferenza porta con sé solitudine, e nella solitudine è possibile si faccia strada il bisogno di incontrare Qualcuno, Colui che solo può dare una mano efficace: il Signore Gesù. E’ importante sapere che c’è chi ti è vicino, anche se non dice nulla. E’ anzi importante che ch sta vicino al sofferente non si sforzi di consolare con argomenti banali, magari malauguratamente tentando di minimizzare il problema. Non possiamo immaginare un Volontario che non si preoccupi di avere un certo stile di presenza e di servizio. Sa bene che Dio ama tutti di un amore misteriosamente diverso da quello che siamo soliti immaginare, e ci aiuta Lui stesso a donare un gesto, una parola, una tenerezza, un’espressione del viso che porti un pochino di serenità e di speranza. Un’ammalata mi diceva un giorno: “Sentirsi autenticamente amati è la strada per convivere con la malattia, forse per debellarla. Dare e ricevere amore, sentirsi ricchi di amore è continuare a voler vivere, tutto il resto conta poco”.

 

Per noi Volontari socio-sanitari l’incontro con i sofferenti, sia nelle strutture che nelle loro case, è affrontare persone in continua lotta per la vita, la salute, in lotta tra la vita e la morte. Sono persone che dentro il proprio dolore cercano disperatamente se stessi e si rivolgono a chi sta loro accanto. Bisogna trovare il coraggio di stare li e ascoltare quella spesso silenziosa richiesta di amore. Da parte nostra ascoltare e lasciar sperimentare la disponibilità a condividere, a dare una mano amicale. Dove attingeremo tutta questa forza interiore?

 

Sento l’importanza della preparazione spirituale insieme con la competenza, in modo da offrire un servizio che sia espressione di autentica carità e favorisca l’intesa con il sofferente e anche con i suoi familiari. Insisto nel ricordare che Don Giacomo ci raccomandava la formazione e voleva che i Volontari AVULSS ritenessero la dimensione spirituale come indispensabile per aiutare chi si pone domande radicali, nella ricerca di senso in quello che si sta vivendo.

Nel giornale “Avvenire” del l0 marzo dello scorso anno c’era un breve intervento di mons. Ravasi con il titolo: “Il Dio tappabuchi”. Diceva tra l’altro: “Non pregare per avere una vita facile, prega per essere forte. Prega perché il tuo compito sia pari alle tue forze e le tue forze siano pari al compito che ti è stato affidato. Allora l’opera tua, - il tuo servizio, diremmo noi -, non sarà un miracolo, ma tu stesso sarai un miracolo. E ogni giorno ti meraviglierai dite stesso e della grande forza che è entrata in te”. Il noto articolista concludeva: “Più che domandare grazie dovremmo chiedere la grazia, ossia il dono della sua presenza in noi e accanto a noi, per essere capaci di camminare con i nostri piedi sulla strada della vita”.

 

Ritengo applicabile questo suggerimento alla nostra situazione di Volontari AVULSS, impegnati a crescere in numero e qualità, sempre più secondo l’ispirazione cristiana che don Giacomo ha voluto e vuole per noi.