Convegno Nazionale Avulss

Senigallia 23 ottobre 2004

"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"

 

relazione relatore

volontariato come strumento per rinnovare la cultura, le istituzioni, la società, la terra

Nino Carella

 

 

La domanda che il volontariato si pone da sempre è come trasferire i valori di cui ogni singola persona è portatrice, in cambiamento sociale.

Come si può cambiare un sistema che si basa essenzialmente sull’egoismo, la competizione, la sopraffazione, la monetizzazione di qualsiasi azione e comportamento?

Il pensiero moderno sta uccidendo l’uomo, lo sta frantumando, impaurendo  L’uomo è in crisi anche nel suo rapporto con se stesso, scambiando l’effimero per l’eterno, l’ordine naturale per la moda.

Molti valori sono in crisi, ed anche quelli essenziali del volontariato come la solidarietà e la gratuità del servizio, non hanno più collocazione in questo tipo di società, intollerante e violenta, almeno così sembra.

Ma come mai questo messaggio di solidarietà e gratuità lanciato alla società, all’interno di queste dinamiche sociali, risulta complessivamente debole e non incide concretamente nel cambiamento?

 

Tre considerazioni:

>    Forse perché spesso il volontariato rimane congelato nell’esperienza individuale, e quindi non modifica sostanzialmente i meccanismi che regolano la società e i rapporti tra gli individui.

>    Forse perché il volontariato si confronta con alcune cose ma troppo timidamente, con scarsa consapevolezza del proprio ruolo.

>    Forse perché il mondo del volontariato è influenzato dai grandi processi internazionali e mondiali, dalle scelte economiche e dai processi di sviluppo che ruotano intorno a noi, dalle decisioni prese dalle multinazionali, dalle grandi Banche Mondiali, dalla globalizzazione, dalla grande speculazione, dalla crisi monetaria      

Ma noi non vogliamo lasciarci schiacciare, intimorire da questa realtà!

 

Noi come Associazione AVULSS, desideriamo “Varcare la soglia della Speranza” (G.P.II). La speranza c’è già non la dobbiamo inventare.

Noi che formiamo il grande esercito di volontari, crediamo possibile il miglioramento di questa nostra società e ci impegniamo in prima persona perché questo avvenga.

Per questo, occorre far sì che il volontariato, tra le sue molteplici attività, tenga presente:

            la centralità delle politiche sociali, lo sviluppo della capacità di incidere sul proprio territorio, che operi un fecondo rapporto di corresponsabilità e reciprocità con il Pubblico (L. 328/00), con ruoli distinti ma con pari dignità, finalizzato alla costruzione di un sistema locale dei servizi integrato, partecipato e solidaristico.

Poter cambiare il mondo non è un’utopia, ma una realtà concreta.

 

Ci è chiesto di essere lievito nel territorio. E questo è possibile.

Questo ruolo di “lievito” nel sociale l’Avulss lo svolge già, ed è quello che noi chiamiamo “servizio nel territorio”, cioè un volontariato come strumento di crescita e promozione di spazi di partecipazione, di libertà, di solidarietà..., in altre parole la dimensione “nolitica” del volontariato che, come direbbe Don Milani è uscire insieme dai problemi”.

 

Il volontariato per sua natura pone al centro il valore della persona e la tutela dei soggetti più deboli della società.

Stare dalla parte dei più deboli è certamente una “scelta politica”, ma non è né di destra, né di sinistra: è un dovere stabilito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.

Noi, qui presenti, lo abbiamo capito in questi 25 anni di attività e lo stiamo attuando.

 

Il nostro è un volontariato più cosciente, che:

•     si assume responsabilità attraverso “azioni stra-ordinarie di ordinaria quotidianità” svolte in ospedale, nell’emergenza, nelle case di riposo;

•     si confronta con gli Enti locali (Comune, Az. UU.SS.LL., Amministrazioni diverse, Consulte Comunali) in una costante consultazione in tema di programmazione e progettazione di servizi e interventi.

 

Quindi un volontariato, che in linea con le diverse Leggi Nazionali e Regionali ma, anche con le difficoltà e le lentezze delle loro applicazioni, sta assumendo progressivamente responsabilità per cambiare concretamente le cose, modificare i meccanismi sociali, difendere i soggetti più deboli, affermare i diritti di tutti i cittadini.

Non siamo degli eroi, ma semplicemente “cittadini meno disattenti”.

Abbiamo in questi 25 anni di servizio, sviluppato la capacità di osservazione, di fantasia, di spirito di iniziativa. Non siamo rimasti indifferenti a guardare questo mondo.

 

“Un cittadino/volontario che fosse personalmente indifferente al degrado dello Stato costituirebbe la caricatura del volontario” (Tavazza).

“L ‘indifferenza è la forma più alta di violenza” ammonisce Gandhi.

 

Vogliamo essere Associazione, volontari moderni, testimoni di una solidarietà autentica. Tutto questo solo se viviamo una cittadinanza attiva in uno STATO FORTE(come direbbe Luciano Tavazza), nel senso di efficiente ed efficace, dove il volontariato non è costretto a coprire ruoli e compiti istituzionali non suoi; campi e compiti che contribuirebbero ad aumentare la fragilità dello “Stato Sociale”.

 

Mi viene in mente la famosa frase che abbiamo sentito molte volte:

Il volontario non è un barelliere della storia a buon mercato, non è una dama di carità, ma un cittadino solidale che, se credente, ha ulteriori motivi oltre a quelli laici, che condivide in piena lealtà, per mettere in pratica il grande ammonimento del Concilio Vaticano LI: “non sia più dato a nessuno per carità, quanto gli è dovuto per giustizia” (G.S.).

 

E’ finito il tempo in cui il volontariato era considerato come una sorta di “cesto” dove ognuno poneva la propria delega. Sicché il volontariato cresceva, ma cresceva contemporaneamente la deresponsabilizzazione della società civile e, soprattutto, delle Istituzioni.

 

Tuttavia siamo chiamati ad un ulteriore salto di qualità.

Oggi, infatti, lo scenario è cambiato, ed anche le soluzioni che debbono essere trovate, non possono ridursi all’appiattimento sui bisogni “piccoli, piccoli”, che hanno esercitato la nostra solidarietà, la nostra oblatività, il nostro spirito di piccolo volontariato, almeno fino a qualche anno ha.

Allora, quale speranza in un mondo che cambia?

Cosa fare perché il volontariato diventi sempre più strumento che rinnovi la cultura, le istituzioni, la società, la terra? Di quale solidarietà vogliamo essere portatori?

 

Ecco qui di seguito alcune personali considerazioni in tal senso.

Innanzitutto, come premessa, è doveroso ribadire che il nostro servizio Avulss:

•        è rivolto ad ogni Persona malata e sofferente, persona che porta con sé dei doveri e dei diritti;

•        ai familiari con azioni di aiuto e sostegno amicale e psicologico;

•        che il volontariato deve essere sempre una scelta di vita “non tanto come impegno socialmente utile del tempo libero” (Don Roberto Ziglioli). Scelta di vita personale e associativa.

•        che il nostro servizio deve continuare ad essere svolto nella umiltà, nel silenzio, ma attenzione, un servizio sì umile e svolto nel silenzio, ma visivo, gli altri devono potersi accorgere della nostra presenza, che ci siamo  

 

E’ necessario pertanto:

 

1.    Promuovere l’organizzazione di servizi reali attraverso l’allestimento di una “rete di servizi” e questo significa collaborazione con altre forze di volontariato presenti sul territorio; Come Avulss impegnarsi nei Comuni perché nasca, lì dove ancora non è presente, la Consulta Comunale dei Servizi Sociali quale luogo ed occasione di partecipazione attiva e democratica dei cittadini - volontari;

Prevedere la presenza di alcuni volontari Avulss in altre Consulte Comunali: Cultura Handicap Sport Tempo libero   

 

2.    Promuovere una “strategia degli intrecci.

Il volontariato non è isolamento. Occorre mettere in pratica una specie di “patto di reciprocità” tra chi organizza il sociale e chi organizza l'economico.

Intreccio tra cultura del sociale e cultura delle imprese.

Intreccio tra Associazione e Istituzioni. Non e possibile che la società cambi, se non cambia anche l’economia.

 

Noi non chiediamo soldi alle istituzioni, alle imprese, agli Enti .... chiediamo essenzialmente servizi reali, collaborazione, assistenza tecnica, tecnologia amministrativa, per un miglioramento delle nostre attività e perché il “bene sia fatto bene

 

E’ vero che abbiamo bisogno di supporti economici, ma soprattutto di supporti che migliorino la qualità dei nostri servizi.

Qui ci vengono in aiuto le Convenzioni, i Centri di Servizio che “    hanno lo scopo di sostenere e qualificare l’attività di volontariato. A (alfine erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nei registri regionali” (art. 4).

 

3.   Potenziare il dialogo e l’ascolto”.

Il mondo del volontariato è, per definizione, aperto all’ascolto dell’altro.

Occorre potenziare, quindi, il dialogo tra Media potenti e Volontariato fragile.

Occorre moltiplicare, potenziare, affinare i mezzi di comunicazione del mondo del volontariato. Sviluppare i nostri Media significa approfondire il senso e la qualità della comunicazione con gli altri, anche a livello istituzionale.

Abbiamo bisogno di mass media che dedichino qualche riga in più delle tante notizie, alle cose buone, alle cose normali, perché esistono.

Come AVULSS Nazionale, Regionale, Locale è indispensabile essere presenti e nei modi più opportuni, con articoli, pubblicazioni, comunicazioni di esperienze, sulle diverse testate giornalistiche, sui giornali locali. Far sentire la nostra voce.

 

4.    Inoltre come diceva D. Roberto Z. durante il Convegno Nazionale Avulss 2002:

Ribadire il nostro diritto - dovere costitutivo di partecipazione alla programmazione dell ‘assistenza socio - sanitaria (concertazione)” co-progettazione (Carta dei Valori).

 

Il volontariato è soggetto che integra le prestazioni e i servizi pubblici, e poi “dovrebbe” partecipare alla stessa elaborazione delle politiche sociali come “soggetto” consultato o cooptato negli organismi di programmazione. Pensiamo alle legge 285/97, nonché alla 328/00 dove il volontario è chiamato a partecipare alla programmazione condivisa integrata anche nel sociale.

Questo richiede ai nuclei più tempo, più lavoro, più partecipazione, più competenze.

 

5.    Infine potenziare la Formazione di volontari come uno dei principali fattori di attivazione di processi di cambiamento.

Solo un’adeguata formazione può esercitare un’influenza sulla cultura comunitaria locale nell’approccio al disagio e all’emarginazione.

Diffondere i Corsi Oari-Avulss è una occasione perché tanti, pur partecipando e non aderendo all’associazione, ne possano cogliere il suo spirito, il suo servizio, il suo impegno.

 

Penso che questi punti siano tra quelli più significativi perché il volontariato diventi quello strumento di crescita del nostro Paese per migliorare globalmente la qualità della vita.

Potremmo inoltre, accennare alle diverse esperienze in atto in tante città presenti sul territorio nazionale che vanno in questo senso: migliorare la qualità della vita, rendere la terra abitabile, e stiamo parlando:

·   l’esperienza di “Economia di Comunione” lanciata da Chiara Lubich del Movimento dei Focolarini l’esperienza della “Banca Etica” fondata a Padova già dal 1998;

·   l’esperienza della “Banca del Tempo” fondata fin dal 1995.

 

Ci siamo chiesti di quale solidarietà vogliamo essere portatori. Come direbbe D. Ciotti: “  di una solidarietà strabica: una fatta di attenzione ai bisogni della singola persona, l’altra di attenzione alle condizioni sociali, politiche e culturali che hanno a che fare con lo stato di bisogno del singolo”. Una solidarietà concertata sul presente ma proiettata sul futuro. Cambiare è possibile!

 

 

CONCLUSIONE

 

Mentre alcuni saccheggiano il nostro Paese, molti “Avulsini” lavorano nella umiltà, nel silenzio, nel quotidiano. Mai come in questo momento siamo chiamati a ispirare politiche sociali nuove, ad essere società civile per organizzare la speranza, anche contro ogni forma di violenza. impegniamoci di più nella giustizia, diventiamo veri testimoni di una condivisione generosa.

 

Sicuramente abbiamo da percorrere, ancora:

-      un lungo cammino, in salita, non immune da fatiche, dubbi, scoraggiamenti, paure....;

-      carichi di un bagaglio: la formazione, la scelta degli ultimi, la partecipazione attiva nel sociale con un nostro ritmo proprio: fatto di corsi, convegni, servizio, incontri, appuntamenti  con delle fermate, in piazzole di sosta, per rivedere i percorsi, per guardarsi indietro   ripensare il già vissuto....,

il tutto alimentato dalla speranza.

 

Quello dell’essere volontari AVULSS oltre che scelta, stile ed impegno di vita, è un compito che ci è stato affidato e non possiamo deludere coloro che contano su di noi:

 

innanzitutto non possiamo deludere Gesù Cristo che ci dice: “ho fame, ho sete, sono in carcere, sono ammalato, sono in difficoltà ..

 non possiamo deludere Don Giacomo che, ancora una volta, dice qui, oggi, a ciascuno di noi:

 

“coraggio, andate avanti io sono con Voi”.