Convegno Nazionale Avulss

Senigallia 23 ottobre 2004

"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"

 

relazione relatore

volontariato come soggetto di partecipazione e di impegno socio-politico per superare l'assistenzialismo

Lionello Bada

 

 

Ci sono tante persone che fanno volontariato e ci sono sempre state, possiamo dire che il dare volontariamente aiuto è una caratteristica umana.

 

Saper dare aiuto è una peculiarità del volontario AVULSS. Senza presunzione, è una delle caratteristiche che legano i nostri volontari in ogni parte d’Italia.

In alcuni casi è ciò che ci ha fatto scegliere questa Associazione.

Vi propongo una riflessione: ne siamo consapevoli?

 

Da sempre il volontario AVULSS, nel suo sevizio, privilegia la persona ed ha come strumento di aiuto la relazione.

Ricordiamolo insieme: la relazione è un vincolo fra persone.

 

Il modello di aiuto a cui ci ispiriamo è Gesù di Nazaret il quale quando veniva a contatto con una persona sofferente “si prendeva cura di lei”. Qualche volta la guariva anche, ma non sempre, sempre però si prendeva cura di lei.

Come? Con quello che aveva in quel momento specifico.

Una volta con del fango impastato con la saliva, ma sempre entrava in relazione con la persona sofferente infondendo conforto, solidarietà, fiducia, speranza, fratellanza in ultima analisi: vita.

 

Ho voluto ricordare l’ispirazione perché il “come aiutare una persona” dipende dalle circostanze, non sempre facili da comprendere, ci vuole un cuore disponibile e una buona formazione alla relazione che aiuta ( che è un tipo di relazione tra un aiutante preparato ed una persona bisognosa di aiuto). L’obiettivo non cambia, è quello di favorire l’individuo a crescere a livello personale, interpersonale e spirituale.

Noi volontari, aderendo all’AVULSS, compiamo la scelta di dare vita consapevoli che la vitalità passa attraverso l’amore di un gesto: una stretta di mano, uno sguardo appropriato, un silenzio espressivo.

 

Nell’AVULSS di Don Giacomo di ieri e di oggi, e non potrà non essere di domani, noi siamo fermi assertori degli elementi che caratterizzano la relazione di aiuto, ricordiamoli:

 

·                    la capacità di accogliere e proteggere meglio chi soffre (dove accogliere indica amore gratuito e proteggere vuol dire  soprattutto difesa  dall’indifferenza efficientista dove la persona viene sì curata ma dove non ci si prende cura della persona;

·                    la capacità di intuizione e prontezza, ovvero prevedere i disagi apportando valide soluzioni che a una prima lettura possono apparire minimali ma che per la persona vulnerabile e per i suoi familiari a volte rappresentano “un tutto” insostituibile;

·                    l’intelligenza e la capacità di adattamento;

·                    la capacità di mediazione, quante volte mediamo le asperità dei confronti dando la giusta luminosità alle capacità di ciascuno;

·                    la capacità di usare la corporeità:

·                    gli occhi non solo vedono, ma sono la porta dell’affettività,

·                    le orecchie non solo ascoltano, ma sono antenne dell’espressione con cui il malato   racconta sé stesso,

·                    l’olfatto percepisce odori gradevoli e sgradevoli, ricchi di significato sullo stato di salute della persona,

·                    le mani rassicurano e alleviano con materna cura.

·                    il coinvolgimento emotivo (se io fossi al loro posto come mi sentirei? Come mi

·                    la capacità all’attenzione;comporterei?);

·                    “l’esplorazione” dei sentimenti che in particolari momenti segnano la nostra vita;

·                    la creatività nello spirito la fede genera una turbolenza gioiosa;

·                    la progettualità concreta che parte dai bisogni e li  porta avanti fino alla realizzazione, con incessante fermezza nel bene;

·                    la capacità nel condividere che significa trasmettere anche ad altri le risultanze del proprio operare.

 

Ecco quindi la nostra risposta: “l’azione” che è fatta di gesti, parole, postura, sguardo, fede, progettualità, condivisione, autenticità.

Azione gratuita e solidale che, ricordiamolo, esclude l’ipocrisia e il buonismo. Ipocrisia e buonismo che né Gesù di Nazaret, né il nostro caro Don Giacomo Luzietti ne erano capaci.

 

Riferendomi al nostro modello, Gesù di Nazaret, Lui ha imparato strada facendo, ha subìto dei rifiuti, perché non era capito (o non lo si voleva capire), ha avuto successi e insuccessi, come ogni uomo, come ogni buon volontario, ma mai ha smesso di volere il bene, “non ha mai peccato”, ci dice S. Paolo, Gesù vedeva nell’uomo o nella donna che gli stava di fronte la persona con le sue complessità e grandezze.

Ecco, anche noi non dobbiamo mai dare nulla per scontato, né essere dei verificatori di nessuno, ma semplicemente volere il bene.

 

Siamo consapevoli e così disponibili? Non sempre…

Dobbiamo accettare anche questi limiti dovuti alla nostra pochezza e al nostro male radicato in noi, l’importante è ricominciare e convincerci di questo percorso e per far questo renderci conto che non riusciamo a farcela da soli.

 

Mi sono convinto, nel mio percorso di volontario, che uno dei difetti più grandi che abbiamo, come volontari, nel considerare la persona, è il “delirio di onnipotenza”.

Gli psicologi chiamano così quel sentimento che ci porta alla frustrazione che si prova quando si subisce uno scacco, quando le cose non migliorano, malgrado il grande impegno profuso, quando si è nella prova e non si riesce a vederne la soluzione, quando si vorrebbe aiutare e si ricevono disconferme.

È un sentimento molto umano, abbiamo bisogno anche di gratificazioni altrimenti… ma bisogna tenere conto di questo sentimento di onnipotenza, saperci confrontare con umiltà e sincerità col gruppo di appartenenza e ricominciare, magari abbandonando o ripensando a un progetto forse troppo ambizioso per la persona che si vuole aiutare.

Scusatemi se per descrivere l’atteggiamento di privilegiare la persona nell’AVULSS mi sono soffermato sulla descrizione di uno dei sentimenti tanto comuni presenti in chi presta aiuto all’essere umano.

  

Il volontario AVULSS opera direttamente nel territorio.

 

Non tutte le sofferenze e i bisogni sono concentrati nelle istituzioni, ci sono sofferenze e bisogni diffusi nelle case che generalmente non si vedono e che alleviati ridurrebbero anche la necessità  di ricorrere alle istituzioni.

 

Le istituzioni sono una risposta alle situazioni che vengono alla luce, ma non riescono e non possono dare soluzione a tutto anche perché i bisogni, specialmente relazionali non sono e non possono essere soddisfatti dando forma giuridica o mettendo delle regole.

 

Il volontario AVULSS operando nel suo territorio è a contatto con queste realtà di sofferenza e se ne prende cura subito ed essendo in collegamento con le strutture pubbliche ne segnala eventualmente la presenza, ne suggerisce il modo più concreto e umano per alleviarle, denuncia, con competenza, eventuali omissioni.

 

L’AVULSS è una risposta profetica a queste problematiche. Don Giacomo ha avuto una intuizione anzi una ispirazione veramente da profeta e vedeva l’AVULSS impegnata nel territorio sia nelle  istituzioni, sia  nelle abitazioni a contatto con la gente, con le persone.

Intuiva che è difficile operare efficacemente e con continuità in questo modo, (vedi quanto detto per il delirio di onnipotenza) perciò insisteva su volontari che lavorassero in gruppo, sostenendosi a vicenda e continuando a formarsi per capire sempre meglio sé stessi e gli altri: “LAVORARE INSIEME PER SERVIRE MEGLIO”; perché è importante lavorare in un gruppo coeso, cioè avere un gruppo in cui ci si possa confrontare e sostenere, in stretto contatto con le strutture pubbliche del territorio.

 

Don Giacomo ci ha insegnato che non si può improvvisare, è necessaria, una formazione permanente all’umanizzazione sia all’interno del gruppo, autoformazione, sia facendosi aiutare da supervisori esterni, allora anche la improvvisazione (chiamiamola creatività, fantasia), che è inevitabile, diventa più efficace e utile sia alla persona assistita sia al volontario.

Il volontario AVULSS dunque guarda ai bisogni della persona reale e concreta privilegiandone gli aspetti specialmente relazionali psicologici e spirituali nel territorio dove vive.

 

PRIMA DI TUTTO L’UOMO

 

Non vivere su questa terra come un estraneo

o come un turista della natura.

Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre:

credi al grano, alla terra, al mare.

 

Ama le nuvole, le macchine, i libri

 

Senti la tristezza del ramo che secca

Dell’astro che si spegne

Dell’animale ferito che rantola 

 

Ti diano gioia i beni della terra: l’ombra

E la luce ti diano gioia

Le quattro stagioni ti diano gioia

 

Ma prima di tutto ti dia gioia l’uomo

                               Nazim Hikmet (ultima lettera al figlio)