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Convegno Nazionale Avulss
Senigallia 23 ottobre 2004
"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"
| relazione | relatore |
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volontariato che ha nella gratuità-dono di sé la continuità e l'organizzazione fra i suoi elementi principali |
Elda Morganti |
Parlare oggi di volontariato gratuito, in un contesto che viene definito terzo settore, dove sono comprese le Coop. Sociali, il no profit, le o.n.g, (organizzazioni non governative), ed altro diventa abbastanza arduo.
Senza nulla togliere alla utilità sociale di queste realtà, che è doveroso riconoscerne l’importanza della funzione che svolgono, non possiamo definirle semplicemente come associazioni di volontariato.
Ciò nonostante nel nostro essere volontari è opportuno superare un approccio puramente economicistico tutt’ora incontrastato, infatti la povertà viene ancora identificata attraverso gli indicatori di reddito.
Esistono nel nostro paese forme classiche ed estreme di emarginazione, legate alla carenza di reddito, si va però delineando un’area definibile come vulnerabilità o del rischio sociale, con origini e caratteristiche in gran parte inedite.
La precarietà del lavoro, l’instabilità familiare, i problemi abitativi, le difficoltà di accudimento dei bambini, e di cura degli anziani, l’allentamento delle tradizionali reti amicali, senza accennare al problema droghe.
Queste costituiscono elementi che nella loro azione combinata costituiscono la base per altrettante nuove diseguaglianze o di nuovi profili di rischio.
In questa nuova situazione sociale, quale ruolo assume il volontariato ?
E quale deve essere la peculiarità che lo distingue?
La gratuità, la fratellanza, la solidarietà !
La gratuità ha la stessa radice della parola “ GRAZIA”
La gratuità è una parola con origini lontane : nell’antica Grecia era previsto un lavoro socialmente utile e gratuito rivolto alla Polis e ai meno ambienti.
Con la venuta del cristianesimo che ci ha portato la salvezza, ha posto il dono di se’, cioè l’attenzione verso il fratello, in maniera gratuita come elemento della propria dottrina , della propria filosofia.
Pertanto la gratuità va intesa come prestazione gratuita ossia assenza di retribuzione per il servizio del volontario, sia come atteggiamento etico dove predilige il fine solidaristico ed altruistico, rispetto a quello utilitaristico.
La gratuità tende alla condivisione di ciò che si ha e ci riempie di gioia.
La gratuità rende il volontario libero da condizionamenti di tipo politico-partitico ed economico (senza demonizzare la politica perché il volontariato è un fatto politico di notevole rilevanza)
Grazie a questa libertà il volontario può incidere, sottolineando la sua natura profetica, nella costruzione di politiche sociali che davvero facciano l’interesse dell’uomo, soprattutto del più debole.
Tuttavia è errato credere che nella mancanza di benefici economici siano implicite la validità e l’efficacia del servizio reso dal volontario, come pure è errato non considerare la complessità dell’azione solidale moderna che non è riducibile alla sola sfera delle motivazioni personali o di gruppo.
Non possiamo sostenere l’idea che il denaro non serva il denaro può essere raccolto per fini sociali e non di lucro ed è questa la vera distinzione che conta.
Molte altre considerazioni mi verrebbero sul volontariato e la gratuità, soprattutto dopo aver partecipato al Convegno della Fivol tenutasi a Roma recentemente, ma vorrei aggiungere brevi considerazioni sul volontariato, il valore della continuità e la sua organizzazione
Parlare di continuità in una associazione come l’AVULSS che compie venticinque anni, credo, proprio futile.
Se l’Associazione ha avuto la costanza di sopravvivere nonostante i tanti problemi derivanti per mantenere in essere la struttura a livello nazionale credo per coloro che si sono adoperati per questo fine vada un grande applauso.
Sono necessari : senso di appartenenza, umiltà e spirito altruistico.
Anche nei nostri nuclei va considerata la continuità del nostro operare quotidiano.
Non possiamo e non dobbiamo farci carico di una persona o situazione, senza avere la costanza di portare a termine ciò che abbiamo iniziato.
Sarebbe mancanza di etica e il nostro diventerebbe una presenza nel sociale sporadica e senza buoni fini, anche perché creeremmo un disagio ancora più grande per chi o per coloro al quale crediamo di dare la nostra attenzione.
Importante poi una buona organizzazione all’interno dei nuclei.
A livello nazionale abbiamo già chi ci pensa.
Innanzi tutto la concertazione tra i volontari:
Siamo volontari e perseguiamo lo stesso fine per questo dobbiamo considerarci fratelli rivolgendo la nostra attenzione verso i fratelli più deboli.
Esiste anche una parte organizzativa che non deve apparire di scarsa importanza, ma anch’essa serve per il buon funzionamento del nucleo.
Avere in ordine le carte Avulss, gli elenchi dei volontari, gli interventi da seguire, sono le basi affinchè l’associazione possa operare nel migliore dei modi.
Significativo ed importante è rivolgere la nostra attenzione verso i deboli i sofferenti, soddisfare alcune esigenze delle persone alle quali noi ci rivolgiamo , ma come volontari dobbiamo anche produrre “cultura”.
La cultura della solidarietà. Diffonderla tra le nuove generazioni, che sono cresciuti e crescono in una società prima, in una scuola poi, dove ricevono tanti messaggi, ma sono notizie altamente tecnicizzate, ma privi di valori ed ideali, soprattutto di un vivere civile e solidale.
I Centri dei Servizi per il volontariato finanzia progetti alle varie associazioni, perchè non farci promotori di progetti per la diffusione nelle scuole della carta dei valori del volontariato?
Si va disperdendo una memoria storica di grandi sentimenti, facciamo in modo di trasmetterla ai nostri ragazzi affinchè quella rete di relazioni umane, diventi un bene che portiamo nei nostri cuori.
Cerchiamo di proporre ai giovani: il dono di se verso il fratello (la gratuità), la fratellanza, la solidarietà.
Un nuovo patto tra generazioni affinchè il disagio che provano certi anziani in questa società post-moderna venga alleviato dalla attenzione dei giovani, più capaci ed esperti.
Concludo dicendo che
SE OGNUNO DI NOI FACESSE AD UN ALTRO
QUELLO CHE VORREBBE CHE FOSSE FATTO A SE STESSO,
AVREMMO in effetti LA PIENEZZA DI UNA GRATUITÀ DOVEROSA
e UNA DOVEROSITÀ GRATUITÀ,
giacchè
IL DOVEROSO E GRATUITO ACCADONO INSIEME SEMPRE E SOLO
QUANDO UN ESSERE UMANO
VUOLE IL BENE PER UN ALTRO ESSERE UMANO.
Operiamo con umiltà senza distinzione tra le diversità che esistono nel mondo del volontariato. Non creiamo conflitti o diaspore tra chi opera in maniera gratuita o chi ne riceve i mezzi di sussistenza .
Chi non si è commosso alla vicenda delle due Simone rapite in Irak e la validità del loro operare e in quella situazione?