Convegno Nazionale Avulss

Senigallia 23 ottobre 2004

"L'Avulss di Don Giacomo, ieri e oggi"

 

relazione relatore

volontariato che nasce ed è continuamente alimentato dalla formazione perché sia un "donatore di essere" più che "dispensatore di cose" e sappia "crescere in umanità per comunicare umanità"

Don Roberto Ziglioli

 

 

“Vi lascio con questi ricordi: c’è un’assoluta necessità di una formazione umana, psicologica, spirituale, che sono poi i tre ambiti del corso base. Ma ritengo il più importante il terzo ambito, quello fondamentale se vogliamo costruire qualcosa di veramente positivo”.

Così diceva don Giacomo in un incontro con i volontari nel 1986 a Busto Arsizio.

La storia è questa: l’AVULSS si costituisce nel 1979, dopo una lunga elaborazione dello Statuto e soprattutto dopo l’esperienza di due settimane residenziali per religiose, sacerdoti, laici impegnati nei settori della sanità e assistenza sociale finalizzate alla migliore messa a punto dei contenuti e del metodo per i corsi di base che avrebbero dovuto “obbligatoriamente” precedere l’impegno attivo dei futuri operatori volontari.

Non si terrà mai abbastanza presente che il terreno di coltura dal quale è venuta l’AVULSS sono i precedenti venti anni durante i quali l’OARI propone direttamente alla comunità cristiana e indirettamente alla società civile un “incontro al sofferente” (che non è appena il malato di malattia fisica) nella totalità della sua persona (“anima e corpo”) e della rete delle sue relazioni, perché ognuno – la persona che soffre e tutti quelli che se ne prendono cura, ciascuno per la propria competenza ma insieme, l’aiutino a scoprire e a dare senso alla sua sofferenza, attraverso il dono di una comunione nella speranza.

Settimane di studio, corsi e convegni medico-psicologico-pastorali, libri e riviste cercarono di penetrare nella prassi e nella mentalità tradizionale della “pastorale della sofferenza” (come si diceva allora), perché le novità dell’approccio psico-somatico della medicina, della lettura “umanistica” delle scienze psicologiche e della pratica psicoterapeutica, del rinnovamento teologico-spirituale alla luce del mistero pasquale e della teologia della speranza vivificassero la testimonianza della carità che la comunità cristiana era chiamata a vivere nel nuovo contesto socio-culturale e anche politico-legislativo dentro il quale è per vocazione e missione come “il lievito della massa”.

Che cosa di più naturale, ma soprattutto necessario, se prima di voler fare un servizio di volontariato nella realtà del mondo socio-sanitario si partì dalla convinzione che bisognava saper essere “competenti”, cioè formati: non tanto a svolgere adeguatamente determinate mansioni – il che è ovvio – ma ad apprendere e vivere significative relazioni di aiuto sia con chi ha bisogno di cure sia con chi gli presta cure (formazione psicologica); formati a cogliere e a comunicare (più col proprio modo di essere, che con le parole) il senso ultimo della malattia e del dolore, del vivere e del morire (formazione teologico-spirituale). E questo non in astratto o solo con lezioni teoriche, ma con riferimento alle situazioni di disagio e di bisogno emergenti nel territorio, entro le quali anche il volontariato può offrire non servizi sostitutivi o di supplenza ma di umanizzazione più piena e profonda, nel rispetto delle risorse già in attuazione e come forza di cambiamento per le istituzioni civili ed ecclesiali, con una ulteriore integrazione di umanità ognora in crescita.

Nacque così il corso base di orientamento al volontariato socio-sanitario, “obbligatorio” per divenire operatori volontari AVULSS, previa attestazione di “idoneità ad iniziare un servizio di volontariato organizzato in campo socio-sanitario”.

 

Corso di orientamento, quello di base, perché non esclusivamente finalizzato a fare soci dell'AVULSS ma a suscitare "vocazioni" ("aspiranti") al volontariato socio-sanitario, anche con impegno individuale di volontariato non associato e non organizzato. Preparato, però, almeno con una formazione iniziale.

È chiaro che i corsi di base promossi dall'OARI e dall'AVULSS si organizzano con la previsione fiduciosa che un certo numero di partecipanti - ritenuti "idonei" - decidano di impegnarsi sul territorio a favore di tutti coloro che si trovano in situazioni di difficoltà e sofferenza, indicate al corso, secondo lo spirito e lo stile di operatività dell'AVULSS.

Quindi, secondo i fini, gli obiettivi, i valori, l'ispirazione, le motivazioni, il tipo e i metodi di servizio dell'AVULSS.

Così è avvenuto in questi 25 anni: i volontari AVULSS, in unità ideale, culturale e operativa, vivono il proprio servizio nella gratuità, secondo l'ispirazione cristiana, in forma associativa e organizzata, "lavorando insieme, per servire meglio".

Sono tuttavia convinti che il percorso formativo del corso base è solo una prima, essenziale tappa di un cammino di  formazione permanente: la competenza e la conoscenza vanno adeguate al mutarsi di situazioni e di normative; la crescita in umanità non è mai compiuta; gli approfondimenti teologici-spirituali aprono orizzonti sempre più ampi.

I volontari sanno che per svolgere il proprio servizio in un determinato settore è necessario un tirocinio pratico e una formazione specifica.

Ogni Associazione (Nucleo) ha il dovere di curare la formazione permanente e ha il diritto di aspettarsi dalla Federazione con il necessario coinvolgimento dell'OARI (direttivo, responsabili della formazione) le linee annuali e/o triennali di percorsi formativi specialmente in ordine alle motivazioni e ai valori, a problematiche etiche a contenuti teologico-spirituali.

È anche vero che gli stessi responsabili delle Associazioni (Nuclei) hanno la necessità di maggiori supporti tecnici e culturali per essere preparati a svolgere con capacità e competenza il loro ruolo sia all'interno dell'AVULSS sia nei rapporti con Enti e Istituzionisia politico-amministrative sia ecclesiali.

Anche se in questi anni il Convegno nazionale, i Convegni interregionali, la Convention hanno promosso una grande crescita culturale attraverso la conoscenza reciproca, l'incontro, lo scambio di esperienze, molto rimane ancora, e sempre, da fare per la formazione personale e dell'insieme.

Tutti domandano formazione, non tutti la curano come dovrebbero. Tutti, però, dovremmo ricordare l'insegnamento di don Giacomo: "Il tempo occupato per la formazione va segnato come servizio".