Mesagne (Brindisi) 26 - 27 novembre 2005

LAVORARE INSIEME PER SERVIRE MEGLIO

 

tema della relazione:

Lavorare insieme con ... in ... ambito socio sanitario ...

relatore:

Suor Maria Teresa Ignisci

 

Un argomento grosso e di attualità: si parla tanto di un lavoro in rete, di intesa, di coordinamento, di auto-aiuto... tutto questo per l'uomo in situazione di disagio e di aiuto.

 

Il volontario AVULSS, come si pone in questo mare di bisogni, di pretese da parte del cittadino - utente nei confronti del sociale e del sanitario?

 

Secondo la mia povera esperienza, penso che prima di tutto di fronte alle specifiche situazioni, bisogna riguardare, risentire, rivivere le motivazioni profonde che hanno spinto il volontario avulss a scegliere di operare in gruppo, con la spiritualità y e le scelte fondamentali del fondatore Don Giacomo.

 

Il volontario è lievito nella società in cui opera. Cosa vuoi dire, e cos'è il lievito?

Il lievito è quel pezzo di pasta lievitata e staccata, che si mette in altra pasta per farla lievitare, quindi, che diventi buon pane per nutrire, crescere e sostenere.

Se si guarda il lievito, non è niente di eccezionale, sia quello della nonna che quello industriale. Ad esaminarlo ad occhio nudo non è che un pezzetto di pasta messo da parte per il prossimo evento ...

 

Eppure, il segreto è tutto lì perché c'è la vita e la bontà del pane.

Trasferendo questo concetto nella realtà, ossia nel volontariato il volontario “lievito”, non ha ne potere, ne bellezza, ne parola per contrattaccare nel meeting del potere politico, sanitario. Non ha nulla che possa farlo competere nella ricerca del proprio piacere

 

Il volontario avulss, ha solo" un ingrediente" un amore profondo che nasce dal cuore verso coloro che soffrono, egli ha una formazione che lo aiuta a leggere gli eventi dei fratelli che sono nel bisogno. Entra in empatia con loro, è un farsi accanto ed alleviare la solitudine, la sofferenza. Il volontario studia, osserva, ricerca, usa tutto il suo sapere per aiutare la società a saper essere.

 

Il volontario quindi, diventa promotore "di uno stile di vita nuovo", un modo di mettersi in relazione con gli altri nel tentativo di contribuire al cambiamento delle istituzioni e della società.

 

Un volontario Avulss che sappia affiancare gli operatori sanitari con piena consapevolezza di sé e del proprio ruolo, senza confusione nè sovrapposizione.

 

Un volontario in grado di:

·                        Ascoltare,

·                        Dialogare

·                        Valorizzare la persona

·                        Essere in grado di mettersi in una posizione di servizio.

 

Per il volontario non è sufficiente essere molto buono, è necessario essere anche bravo, poiché fare volontariato, non è un "dopo lavoro" ma una realtà in cui l'impatto con la sofferenza, il disagio, il dolore, costringe faticosamente a mettersi continuamente in discussione, a ripensare, a cogliere l'essenza delle cose al di là della loro apparenza.

 

Spesso ci troviamo davanti a persone che hanno sofferenze nascoste, depresse; se i nostri volontari che avvicinano queste persone hanno una forte carica spirituale, ossia sono ricchi di Dio e che donano Dio con tanto amore, con la loro presenza, con i loro gesti piccoli, semplici e discreti, allora l'ammalato può sentire di non essere solo Abbiamo fatto tanti discorsi sull'impegno socio-politico dell' Avulss, ma non possiamo trascurare anche una parte importante; ossia l'aiuto di tipo spirituale.

 

Solo facendo un cammino di formazione interiore, e personale, diventeremo lievito nella società. Solo allora il mondo sanitario, dove operiamo, acquisterebbe una maggiore credibilità, una forza nuova di cambiamento vero. Saremmo quella goccia di acqua piccola che, unita a tante altre, diventerebbe un fiume tranquillo che disseta e vivifica chiunque viene a contatto.

 

Se tutto questo si avverasse, allora realizzeremo ciò che augurava Giovanni Paolo II

“La carità .ci proietta nell'impegno di un amore operoso. concreto verso ogni essere umano. Nessuno può essere escluso dal nostro amore”. Nessuno, neppure le istituzioni dove operiamo, anzi più che mai sentirebbero la carità con cui ci avviciniamo ai fratelli.

 

Concludo questo mio intervento con una frase di Don Giacomo:

C'è un'assoluta necessità di una formazione umana, psicologica e spirituale, il volontario non deve essere una candela spenta, bensì deve essere ricco di luce, di quella luce che abbraccia e riscalda, l'uomo che soffre.

 

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