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Mesagne (Brindisi) 26 - 27 novembre 2005 LAVORARE INSIEME PER SERVIRE MEGLIO |
tema della relazione:
Lavorare insieme con ... in ... per servire ...
relatore:
Don Marcello Spada
Anzitutto rivolgo un saluto a tutti voi nell' amicizia e nella stima che ci ha caratterizzati in tutti questi anni come volontari AVULSS.
Lavorare insieme con ... per servire; questo è il tema che ci è stato proposto. Ci sono dei puntini di sospensione che attendono una parola, un sostantivo o un aggettivo qualificativo perché il nostro “servire” sia veramente qualificato e soprattutto portatore di un messaggio.
Io come sacerdote e appartenente alla mia Associazione AVULSS di Gallipoli, togliendo i puntini metterei la parola Amore per completare la frase: Lavorare insieme con amore per servire: Infatti il cristiano amando serve e servendo ama.
. Nel vangelo di Giovanni al cap. 13,4-15; leggiamo: "Allora si alzò da tavola, si tolse la veste e si legò un asciugamano intorno ai fianchi, versò l'acqua nel catino, e cominciò a lavare i piedi ai suoi discepoli. Poi li asciugava con il panno che aveva intorno ai fianchi ... poi disse:
“Capite bene quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate maestro e signore, e fate bene perché lo sono. Dunque se io, Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi”.
All'inizio di questa conversazione bisogna tenere ben presente quanto Gesù afferma nel passo del Vg. che abbiamo appena ascoltato. Il comandamento nuovo di Gesù sull'amore fraterno, appare come segno discriminante della comunità cristiana, poiché è il segno attraverso il quale gli altri sapranno che siamo suoi discepoli. In questo passo del Vg. appaiono chiari due gesti, siamo nel contesto dell'ultima cena, quasi un testamento di Gesù ai suoi, che indicano questo amore fraterno: la lavanda dei piedi degli apostoli e la mensa comune alla quale si condivide eucaristicamente il suo corpo e il suo .sangue. Entrambi sono espressioni di . servizio, amore e donazione da parte di Cristo" e un invito a noi perché amiamo i fratelli e li possiamo servire nell'amore stesso di Cristo.
Vi è un'altra affermazione evangelica con la quale Gesù voleva educare i suoi seguaci ad essere gli uni servi degli altri. "Il figlio dell'uomo è venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita ... " (Mt. 20,28).
Da questa espressione appare chiaro che il servizio cristiano trova la sua radice e il suo senso in Cristo Gesù, il quale si è fatto servo, ha fatto della sua esistenza un servizio all'uomo per sottrarlo ad ogni specie di male e farlo uscire da ogni tipo di sofferenza. Dice il libro degli Atti degli apostoli che ''passò beneficando tutti" (At.10,38).
Proprio all'inizio della sua vita pubblica, Gesù, nella Sinagoga di Nazareth, aveva proclamato la sua missione salvifica: “… .Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare il lieto messaggio ... il dono della vista ai ciechi ... per liberare gli oppressi ...” (Le.4,16ss).
E prima della sua dipartita, affida ai discepoli la missione di evangelizzare e di guarire ogni sorta di infermità, dando loro il potere di compiere i suoi stessi miracoli e di compierne di più grandi.
Ora, sull'esempio del Maestro e partecipe della sua “diaconia divina”, la comunità dèi credenti si pone come Lui, venuto in mezzo agli uomini “come colui che serve”.
Nella logica evangelica il servizio viene indicato come forma più adeguata di essere e di agire come Cristo, perciò esso deve fondare, permeare, ispirare la vita della comunità cristiana con uno stile tutto proprio. In questo può aiutarci l'icona del corpo di cui parla S. Paolo nella 1° lettera ai Corinzi (12,25ss) in cui si dice che le membra sono intimamente congiunte.
Se un membro soffre, tutte le altre soffrono con lui e si adoperano per alleviare la sua sofferenza e aiutarlo a ricuperare l'integrità perduta. Perciò la comunità cristiana sarà attenta a riconoscere al suo interno le membra sofferenti e a versarvi come il buon Samaritano l'olio della consolazione e il vino della solidarietà e della speranza.
Il servizio fatto per amore dovrebbe avere sempre la caratteristica della gratuità. I carismi sono per il bene comune. "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" dice Gesù.
Il credente, senza calcoli egoistici o interessi personali si pone sulla strada dell'uomo, come Gesù, per fargli dono di sé. Smettendo di pensare a se stesso, investe le sue energie per gli altri, portandone i pesi.
La comunità cristiana, servendo i fratelli si trova senza dubbio nella condizione concreta di riprodurre in sé i tratti di Cristo Gesù, “servo obbediente” e di fame echeggiare nel mondo i sentimenti di bontà, di benignità, umanità, misericordia, amore, dedizione, condivisione, operando per liberare l'uomo da qualsiasi stato di sofferenza e di oppressione.
Altra connotazione del servizio fatto per amore dovrebbe essere la devozione e la gioia. Devozione intesa, appunto, come amore, delicatezza, non voglio passare per romantico e sentimentale, quella delicatezza dell'ape che trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti come li ha trovati.
Infatti ci sono vari modi di servire:
Si può servire sbuffando, brontolando (chi me lo fa fare)
Si può servire sopportando, tollerando (non posso fare a meno)
Si può servire godendo, ringraziando (per il beneficio che me Ne deriva)
Talvolta sciupiamo tutto, perché manca la corrente. Siamo al buio. Non abbiamo inserito la spina nel generatore, alla fonte della luce, dove attingere la forza, l'energia per imprimere dinamismo alla nostra azione. Abbiamo bisogno di una carica di speranza per non cedere di fronte agli ostacoli, abbiamo bisogno di una forza superiore che renda possibile l'impossibile.
Dove attingere questa luce, questa forza, questa speranza necessaria per il servizio? Come Gesù, nella preghiera. Egli prima di operare miracoli e guarigioni si rivolgeva al Padre e si ritirava in solitudine sul monte e lì pregava, come narrano i Vangeli.
Io penso occorra guardarsi dal considerare il servizio cristiano unicamente come una attività umana di assistenza. La diaconia, cioè il servizio di Cristo è una partecipazione, diffusa nella chiesa, per grazia dello Spirito Santo, dell'atteggiamento di Cristo, il servo umiliato e sofferente che prende su di sé il peccato e la miseria umana, (Is. 53, 3-5) che si china affettuoso su ogni concreto bisogno (Lc. IO, 33-34), che si immola fino a dare la vita (Mt. 20,18), testimoniando il suo amore fino al “segno supremo” (Ov. 13,1).
Allora il servizio cristiano, come partecipazione al servizio di Cristo, ha una efficacia salvifica e sanante. La sua grazia traducendosi in amore e in servizio, ci libera dall'egoismo, cioè dall'attenzione prevalente verso noi stessi, per un orientamento rivolto ai bisogni degli altri.
Questo porta a una continua verifica del nostro servizio perché non si irrigidisca nel suo istituzionalizzarsi, soprattutto in questo momento per la vita della nuova realtà di Associazioni AVULSS, ma si risolva sempre in una affettuosa ricerca dei bisogni concreti e sempre nuovi delle persone e della società. Buon lavoro! E ricordiamoci sempre che: Lavorando insieme serviamo meglio.