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Mantova 1 - 2 ottobre 2005 LAVORARE INSIEME PER SERVIRE MEGLIO |
tema della relazione:
Il servizio alla persona: gratuità e dono (aspetti spirituali)
relatore:
Mons. Giangiacomo Sarzi Sartori (Vicario Generale della Diocesi di Mantova)
1. Il servizio cristiano
Il servizio, in quanto espressione privilegiata di carità, nella visione cristiana, non è una riserva di buoni sentimenti, isolabile in alcuni particolari momenti della vita, ma è una caratteristica qualificante l’esistenza cristiana e perciò irrinunciabile in ogni fase del cammino umano.
"La solidarietà – afferma Giovanni Paolo II – non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante di impegnarci per il bene comune, ossia per il bene di tutti" (Sollicitudo rei socialis, 38).
In questa globalità, tra le grandi aree del servizio cristiano (la quotidianità, l’impegno socio-politico, la spontaneità) va identificata e sottolineata l’area della spontaneità come strada concreta e praticabile del servizio dalla storia lunga e ricca di forme, modelli ed esperienze. Spontaneità che sfocia anche nelle organizzazioni del volontariato e quindi in una strutturazione del servizio.
Sotto questo impegno vengono anzitutto le azioni che rispondono alle tradizionali opere di misericordia corporali e spirituali che sono espressioni di amore al prossimo, di attenzione costante alle sue necessità, di accoglienza dei suoi problemi.
Nell’area della spontaneità rientrano i servizi iscrivibili alla prassi del volontariato, che tanto spazio ha guadagnato nella storia recente e attuale e nell’attenzione pubblica. Si può dire che il volontariato si distingue dalle buone azioni per la continuità del servizio prestato e per l’adattamento al bisogno delle persone. E così, il volontariato, più ancora che le singole opere isolate di carità, costituisce, a motivo della gratuità che lo caratterizza, una grossa spinta a modificare la logica imperante del profitto e dell’interesse; come pure un grande valore sul piano dell’evangelizzazione. Il volontariato è un atto di libertà e dimostra che l’amore sa andare oltre il dovuto, oltre il servizio retribuito. E’ una prassi che rivela con trasparenza che ci consideriamo "dono gratuito dell’Amore" e ci vogliamo muovere su questa stessa logica.
Il servizio, perciò, nella visione cristiana o della fede è risposta ad una chiamata di Dio. E la Bibbia ci mostra che il sentimento più naturale in chi si sente chiamato dal Signore è il dichiararsi servo e il comportarsi da servo. Per cui il servizio è l’espressione classica dell’obbedienza, è il segno dell’adesione al progetto e alla volontà di Dio ed esprime l’identificazione del credente con essa. Talvolta questo legame tra vocazione e servizio è reso esplicito nella storia della salvezza: pensiamo ad Abramo, a Mosè, ai profeti Geremia o Giona, pensiamo all’esempio più illustre della chiamata al servizio, cioè a Maria, quando accetta di essere la Madre del Salvatore cioè il principale strumento della redenzione del mondo e aderisce alla richiesta con l’umiltà di una schiava: "Ecco sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola" (Lc 1,38).
2. La comunità cristiana soggetto di servizio
Il "modello-Chiesa" ci insegna a lavorare insieme, ci propone l’unità nel servizio, ci orienta alla comunione nel servire. Soggetto della chiamata al servizio sono tutti e singoli i seguaci del Maestro e Signore, come Gesù stesso si definisce nell’episodio della lavanda dei piedi, gesto rivelatore della Pasqua cristiana insieme all’Eucaristia istituita in quella stessa sera, quella che noi chiamiamo il giovedì santo, giorno dell’Eucaristia, del servizio e della carità. Ogni cristiano deve ricalcare le orme di Gesù, il Servo del Signore, ma soggetto prioritario del servizio è la comunità cristiana in quanto tale, e nella quale Cristo è presente.
La Chiesa è serva sempre, e "al plurale". E’ serva della Parola in virtù del mandato ricevuto "Andate... e annunciate il Vangelo a tutte le creature... curate i malati" (Mc 16,15.18): è totalmente in funzione dell’evangelizzazione... che risana in profondità.
E’ serva delle persone, perché chiamata a rivelare ad ogni persona, ma specialmente ai poveri, la tenerezza dell’amore di Dio: "Chiunque incontra la comunità cristiana, dovrebbe sperimentare, quasi toccare con mano l’amore di Dio" (Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Loreto, 1985).
E’ serva purché chiamata ad essere nel mondo "sale e luce", cioè a trasmettere all’organizzazione della società civile, nata per realizzare il bene comune, il senso e il gusto del servizio, ma insieme per dare in se stessa, la testimonianza che il servizio è possibile anche ad un livello strutturale e sociale.
La Chiesa è soggetto di servizio, in quanto formatrice di coscienze: alla luce del Vangelo essa è chiamata a fare dei cristiani, cittadini servitori esemplari, superando la ricorrente dicotomia tra la frequenza alla Chiesa e un comportamento pubblico estraneo ai valori evangelici.
La Chiesa è soggetto di servizio, perché riserva al suo interno attenzione preferenziale ai poveri, ai deboli, a chi ha bisogno di aiuto in ogni sua forma. E in tutti questi fratelli riconosce una presenza speciale di Gesù.
E’ soggetto di servizio perché favorisce forme sempre nuove e profetiche di carità; ne sono testimonianza le innumerevoli presenze storiche di esistenze totalmente consacrate agli orfani, agli anziani, ai carcerati, ai malati, agli immigrati, ai molti che vivono nelle aree del disagio...
La Chiesa si fa soggetto di servizio infine, nella misura in cui diventa coscienza critica della società civile, agli effetti di salvaguardare il valore sacro di ogni persona, contestando come è avvenuto ripetutamente nel magistero sociale pontificio, i meccanismi economici e politici che determinano di fatto la permanenza di intere popolazioni del "Terzo Mondo" in una posizione di sottosviluppo e di sfruttamento.
3. Condizioni di un autentico servizio
Il servizio autentico esige alcuni atteggiamenti che globalmente costituiscono lo spirito di servizio.
L’atteggiamento di fondo riguarda il metodo e sta nel partire dalle persone, dai loro bisogni e dalle loro attese, e su questi programmare il servizio. Servire non significa fare qualche cosa per gli altri, ma fare quello che gli altri ci domandano o comunque quello di cui le persone hanno oggettivamente bisogno, e farlo bene.
L’attuazione di questo principio presuppone nel servitore una marcata disponibilità al cambiamento e un forte adattamento all’altro, una specie di disponibilità obbedienziale, che investe i nostri schemi, le nostre strutture, i nostri piani. Si tratta di adattarsi nelle varie modalità, ai bisogni di chi è servito. Diversamente il servitore diventa padrone.
Infine lo spirito di servizio implica l’accettazione della reciprocità: il servizio non è mai a senso unico; è come l’amicizia, si da e si riceve.
Il servitore riesce a svolgere il suo servizio se considera il destinatario della sua prestazione, portatore di valori, ricchezza quindi che ritorna ad arricchimento di chi serve. Quante volte si sente ripetere da persone che fanno servizio di volontariato a malati, ad anziani ecc...: "E’ più quello che ho ricevuto, che quello che ho dato!".
In un’ottica di fede il ritorno c’è sempre quando noi serviamo la persona umana, perchè in ogni persona c’è presente il Signore e in certo senso possiamo affermare che il servizio fatto per amore è un atto di culto: "Lo avete fatto a me" (Mt 25) disse Gesù in riferimento a quelli che hanno dato da mangiare a un affamato o da bere a un assetato o ospitato un forestiero, o vestito un nudo, o visitato un malato o un carcerato: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (25, 31-46). E’ l’immagine del solenne giudizio alla fine dei tempi, quando il Figlio dell’uomo, il re, Gesù, proclama il giudizio di Dio sulla vita, e rivela il segreto dei cuori e delle azioni. Ecco la vita di un uomo pesata nel suo vero valore; tutto il resto svanisce. L’essenziale, la sola realtà che conta è l’amore. Saremo ammessi nell’amore di Dio o esclusi, secondo che avremo amato o ignorato i nostri fratelli, poiché l’amore non ha che un volto (22,27-39). Avere soccorso nelle loro necessità i nostri fratelli, ecco il solo criterio di giudizio sulla nostra esistenza. Lo sappiamo o no poco importa; Gesù si sente direttamente in causa nei nostri gesti di amore e di servizio e nei nostri rifiuti verso i più bisognosi. Non vi è compendio più espressivo della morale cristiana.
E durante l’ultima cena, quella della sua Pasqua, donando il pane e il vino come segni vivi ed efficaci del suo corpo e del suo sangue, Gesù diede anche il comando eucaristico: "Fate questo in memoria di me": cioè, celebrate l’Eucaristia e fate della vita una Eucaristia. Dall’Eucaristia, infatti, viene la testimonianza e la missione cristiana ed ecclesiale; la testimonianza e la missione di una Chiesa che si muove fondamentalmente nella quotidianità della vita; e la cui vita eucaristica "è per noi ed è per tutti". E a quarant’anni dalla celebrazione del Concilio Vaticano II è bene ricordarlo, verificare e guardare avanti così: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore" (Gaudium et spes, 1).
Le cose grandi e piccole si imparano dando a esse del tempo. La virtù della carità si forma gradatamente e diventa sempre più nostra vivendola attraverso gesti abituali di impegno per gli altri e di volontariato.
"Il volontariato può essere una provvidenziale palestra di amore gratuito e di solidarietà, nella quale imparare la ricchezza di una vita donata a tempo pieno e senza risparmi" (Giovanni Paolo II).
4. Gratuità e dono
Gratuità e dono definiscono il gesto di carità e di solidarietà, sostengono e motivano anche il lavoro fatto insieme, il volontariato.
Il primo atteggiamento che si impone all’uomo, secondo la Bibbia - il Libro della fede ebraico-cristiana -, è di aprirsi al dono di Dio (Mc 10, 15ss.). Tutta la nostra esistenza è dono di Dio; e così anche la nostra salvezza! All’origine di ogni dono, infatti, la Bibbia ci insegna a riconoscere una iniziativa divina. Ricevendolo, egli diventa capace di una generosità autentica ed è chiamato a praticare a sua volta il dono (1 Gv 3,16) come stile normale di vita, come modo di vivere: una vita donata e una vita che si fa dono! Altrimenti c’è l’aridità, si crea il vuoto attorno, si sperimenta la tristezza più profonda, quella che nasce dalla chiusura dell’egoismo umano.
Ma il dono di Dio per l’umanità, l’amore di Dio per la creatura umana si svela pienamente in Gesù Cristo: il Dono è Gesù Cristo! "Se tu conoscessi il dono di Dio..." (Gv 4,10) disse un giorno Gesù incontrando una donna di Samaria... una "lontana" che lui avvicina, con la quale parla, alla quale si svela e dalla quale è accolto e riconosciuto.
Si, il Padre ci rivela il suo amore dandoci il Figlio suo e nel Figlio il Padre dona se stesso, perché Gesù è tutto ripieno della ricchezza del Padre: parole ed opere, potere di giudicare e di vivificare, nome, gloria, amore, tutto ciò che appartiene al Padre è dato a Gesù (Gv 17).
Dio, il Padre di tutti, ci ha donato sè donandoci Gesù Cristo: il Dio che si è fatto uomo, che ha vissuto tra gli uomini, che ha parlato con parole umane, che ha amato con cuore di uomo...
E nella fedeltà alla sua missione (Gesù è Messia di Dio!), - missione di servizio nella gratuità - nella fedeltà all’amore che lo unisce al Padre (Gv 15, 10) Gesù realizza il dono completo di sè stesso: va fino in fondo, dà la sua vita . Si realizza, e realizza la sua missione "per la vita del mondo" – come lui stesso afferma – donandosi, non trattenendosi, non risparmiandosi, non chiudendosi, ma offrendo sè per tutti... la sua vita, la sua persona, il suo corpo e il suo sangue!
Gesù stesso è il "Servo"; Lui stesso si è presentato come modello esemplare del servitore: "Il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita..." per tutti (Mt 20,28); "Io vi ho dato l’esempio, perché facciate come io ho fatto a voi" (Gv 13,15).
E il cristiano che voglia impostare la propria vita come servizio, può cogliere nella vita e nel comportamento di Gesù le caratteristiche fondamentali del servizio cristiano:
la gratuità; l’opzione preferenziale per i poveri; l’impegno promozionale e liberante; la concretezza e la quotidianità.
Davvero, il movimento del dono agli altri acquista quindi un’ampiezza ed una intensità mai conosciute. Gesù nel Vangelo dichiara: "Dà a chi ti chiede" (Mt 18,32 ss.) anche senza ricambio, senza ricercare la reciprocità delle prestazioni, perché ogni grettezza di animo è cupidigia, è desiderio sfrenato per sè e porta al vuoto, al non-senso!
Anzi Gesù dice con forza: "Avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente" (Mt 10,8). Beni materiali o doni spirituali, il cristiano è chiamato a considerare tutto come ricchezze di cui non è che l’amministratore; "ricchezze" che gli sono affidate per il servizio degli altri (1 Pt 4, 10 ss), per il bene di tutti.
Addirittura il dono di Dio in Gesù Cristo porta ancora più lontano: Gesù "ha offerto la sua vita per noi", la sua parola e la sua grazia ci portano a "offrire anche noi la nostra vita per i nostri fratelli" (1 Gv 3,16); "non c’è amore più grande..." di chi dà tutto sè stesso (Gv 15,13). E il dono realizza l’unione dell’amore, rende vera la vita, crea la fraternità, e suscita in tutti il ringraziamento e dà gioia! E per questo, in definitiva, "c’è più felicità nel dare che nel ricevere" (Atti 20, 35): è un’altra delle belle e incisive parole di Gesù che contengono il segreto della vita.
Qualcuno ha usato un’espressione che potrebbe tradurre nell’esperienza concreta del volontariato questa parola evangelica, pensando ad un "donare" che deve essere gratuito e lieto: a provocare un sorriso è quasi sempre un altro sorriso! E, infatti,"Dio ama chi dà con gioia" (2 Cor 9,7). E’ questa la "forma" del dare che porta frutto, e vi auguro di cuore di portare sempre e insieme questo frutto di gioia nel vostro servizio di volontari.