CONVEGNI INTERREGIONALI 2005

tema

LAVORARE INSIEME PER SERVIRE MEGLIO

INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE

Dott. Franco Belluigi

 

"Lavorare insieme per servire meglio", può essere tradotto in termini più moderni in "Lavorare in rete ". Questo è il tema che abbiamo scelto per i convegni interregionali del 2005, perché di grande attualità e perché per i volontari dell' Avulss questo tipo di intervento è sempre stato alla base del loro operato.

Quello che potrebbe in prima istanza sembrare uno slogan, in realtà racchiude quello che è l'essenza del volontariato Avulss, un volontariato gratuito, espresso da volontari formati, capace di partecipazione, e che ha trovato proprio nella organizzazione, nel lavorare insieme il modo migliore per raggiungere chi è in difficoltà.

L'unica meraviglia che può destare nei nostri volontari il tema del convegno è che non è la prima volta che parliamo di questo argomento intorno al quale qualche anno fa abbiamo addirittura organizzato un convegno nazionale. Se ben ricordate, anche al Convegno nazionale di Senigallia accennammo a questo tema, ed esso rappresenta un punto fermo del nostro corso di formazione.

Nei tempi passati forse abbiamo vissuto questa filosofia di intervento in modo più ristretto relegando questo concetto al lavoro da fare insieme fra i volontari di un nucleo o fra i volontari di più nuclei Avulss, senza magari aprirei al territorio del quale siamo una espressione, del quale ci siamo rivelati una parte integrante.

Presto grazie alla evoluzione del nostro operare e alla acquisizione di una maggiore maturità ci siamo accorti che lavorare insieme poteva voler dire molto di più che confrontarci solo fra di noi o tutto al più con i volontari di un altro nucleo, e così per aderire sempre più al messaggio della nostra carta del volontario ci siamo aperti in"toto", partecipando a tutto quanto avviene in un determinato territorio e che riguarda la solidarietà, una solidarietà vissuta fino in fondo che parte dalla gratuità, dal dono di se, per arrivare ad una condivisione.

Se il Consiglio centrale ha ritenuto opportuno scegliere questo tema per i convegni interregionali, il motivo va ricercato essenzialmente sulla necessità di rafforzare questa cultura, del sapersi proporre unitamente ad altre espressioni del volontariato, del saper collaborare con tutte le forze del territorio al fine di affrontare con maggiore compiutezza e maggiore competenza i problemi che esso propone nella convinzione che alla base di ogni azione la prima virtù da esercitare è l'umiltà.

Spesso ci lasciamo prendere dalla tentazione di pensare di essere i migliori non valutando quanto di buono ci vive accanto.

 

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di vivere questa comunione, questo stile di servizio partendo dall'interno della nostra associazione, che come tutti sapete ha vissuto di recente un cambiamento strutturale, per proiettarci all'esterno. Io vi chiedo: se non siamo capaci di lavorare insieme fra di noi, a tal punto da pensare che possiamo spezzare quella unità che ci ha sempre caratterizzato, come pensiamo di poterci confrontare con gli altri? Se non sentiamo forte questa unità ideale e culturale, che ha caratterizzato l'Avulss dalle Alpi alle Piramidi, e che ha rappresentato per tutti noi uno stile di vita, come pensiamo di aprirci agli altri?

 

Sarebbe riduttivo pensare, e questo può esserci successo, che lavorare insieme vuol dire sapersi confrontare fra le varie forze dell'Avulss ignorando tutto quello che ci ruota intorno, non pensando che, per affrontare i problemi, l'unica strategia possibile è quella di costruire una coalizione dove si intreccino scambi fra competenze diverse, visioni differenti dello stesso problema, messa in comune delle risorse.

 

L'importante è partecipare, ognuno con la propria specificità, ognuno giocando il ruolo a cui è chiamato. E' la nostra Carta del Volontario che ci stimola a questo. Se ricordate recita così: "il volontario Avulss è uno che radicandosi sull'evento di Cristo vuole cambiare il mondo, vuole cambiare la storia".

Per cambiare il mondo bisogna impegnarsi insieme a tanti altri in un progetto comune che può realizzarsi se ognuno di noi è consapevole che a volte non basta la forza del cuore, ma c'è bisogno di competenza nei problemi sociali e sanitari.

Ognuno di voi ha in mente la legge 328/2001 che ha rappresentato per noi volontari uno strumento di grande partecipazione e che ha ulteriormente indicato quanto siano importanti il lavoro fatto insieme e la conoscenza dei problemi.

 

Il cammino fatto dalla nostra associazione è stato caratterizzato dall'avere colto presto quanto importante fosse la conoscenza dei problemi da rendere indispensabile un corso di formazione per i volontari, e forse proprio per questo che non si è fatta mai sorprendere dalla instabilità sociale e dai molteplici cambiamenti che essa comportava. Stiamo vivendo anni di profondi mutamenti: ogni realtà sociale è sottoposta a pressioni e a tensioni per il cambiamento; neanche il volontariato sfugge a questa regola. Viviamo un momento di grande confusione, dove tutti si dichiarano volontari e volontari non sono proprio perché non esprimono la gratuità, che è la vera essenza del volontariato. Nel terzo settore ci sono due anime e purtroppo il volontariato puro, quello che alcuni indicano come vero, ha un ruolo residuale. Questa è una situazione che ha indotto molti a pensare timidamente al Quarto settore.

La forza dell'Avulss è stata quella di avere saputo reagire a questi scenari grazie alla capacità che gli deriva dai suoi valori primi fra tutti l'ispirazione cristiana e la gratuità e di avere educato i suoi volontari al dono di se stessi.

 

Essere al servizio degli ultimi può voler dire anche sapersi confrontare con gli altri rinunciando al proprio individualismo, rimettendosi in discussione ogni volta, accogliendo la proposta dell'altro fino a rinunciare a quello che era il proprio progetto.

 

E' qui che nasce la necessità di riconoscere i propri limiti per non ridurre l'azione di servizio solo ad una buona azione e a un fatto personale; c'è troppo in gioco per non volere capire quanto importante si rivelerà la competenza e la lettura a distanza del problema al fine di dargli una risposta globale. E' qui che dobbiamo uscire dalla convinzione di non essere monadi (la monade, come voi forze sapete, è quella concezione filosofica per cui si pensa che tale unità contenga in se stessa corpo e anima e chiusa in sé, senza porte, né finestre, non ha bisogno di comunicare con nessuno), è qui che dobbiamo crescere in questa dimensione per realizzare una comunità che rappresenti il luogo della festa e del perdono dove dobbiamo abbattere le nostre rivalità, dove dobbiamo esaltare la nostra umiltà, fino a considerare ogni altro superiore a noi stessi. Oggi comunicare è indispensabile. La tela della comunicazione si allarga a tutte le relazioni umane, ed io vorrei esaltarne il significato con una frase del filosofo tedesco Gadamer Hans Gorge: “la comunicazione è il terreno su cui si gioca ogni opportunità di incontro tra gli uomini, e degli uomini con gli eventi, dunque anche il futuro dell’umanità”.

Lo so che non è facile realizzare questo, ma è anche vero che non riusciremo ad allargare questa comunità, con quanto di buono porta, se non riusciremo a vivere questi sentimenti.

Questa è la strada da percorrere. L’unica possibile, perché è la vera strada maestra.

L’umiltà è u frutto che si può raccogliere dopo un lungo cammino di maturazione cristiana e di crescita umana, singolarmente e in gruppo.

 

Lavorare insieme, che implica la necessità di partecipare ad un progetto comune, rimarrà sempre un contenitore vuoto, se non partiremo dalla convinzione che nulla togliamo alla nostra azione personale, alle nostre motivazioni, alla spiritualità che viviamo nel servizio, se come cristiani non vivremo il concetto che la Chiesa è un corpo unico, come dice San Paolo, dove ognuno di noi deve sentire la responsabilità dell'altro, e che come cittadini dobbiamo sentire la responsabilità del nostro ruolo sociale. (Vedi le leggi sulla partecipazione).

 

Riempire questo recipiente tanto più facile sarà quanto più saremo convinti della bontà del progetto vissuto insieme.

 

La chiesa di Cristo non è un esempio di vita affrontata insieme, ognuno con il proprio carisma?

La famiglia non è forse un altro esempio di lavoro fatto insieme?

Ricordate l'apologo di Menenio Agrippa?

Anche chi è un attento osservatore della natura si accorge quanto sia istintivo mettersi insieme per superare le difficoltà; vedi le formiche, le api.

E qui c'è molto di più in gioco che fare le provviste per l'inverno, vedi le formiche, produrre miele e cera, vedi le api, qui in gioco c'è la qualità della vita di chi ha avuto meno fortuna di noi, una qualità di vita che tanto più migliorerà quanto più saremo in grado di fondere le nostre forze, le nostre competenze, la nostra capacità di amare, la nostra capacità di leggere le ragioni degli altri.

Ogni volontario è chiamato a fare un piccolo esame introspettivo per capire a quale punto è del suo cammino; non lo deve dire a nessuno, ma deve saperlo per essere disposto a mettersi in gioco.

 

Dobbiamo lavorare insieme per tendere ad un progetto armonico che è sempre la sintesi di molti elementi. Chi di voi non riconosce quanto bello sia un tramonto? Questa bellezza scaturisce dalla somma di molti elementi messi insieme: la terra, il cielo, il sole, la luce, le ombre, lo stato d'animo.

Nel tramonto viviamo l'armonia.

Tendere all'armonia, nel nostro caso, vuoi dire capire il nostro ruolo, capire quanto ognuno di noi è disposto a spendersi, quanto forte è il senso di appartenenza all'associazione, quanto forte è l'interesse ad impegnarsi, quanto sia disposto a rispettare gli altri, quanto sia disposto a tirarsi indietro, quanto sia disposto a fare gruppo, a fare comunità.

 

C'è una armonia in tutto, anche nel servizio, e ad essa dobbiamo tendere, come voleva il nostro Fondatore Don Giacomo Luzietti,come ci ha insegnato l'esperienza vissuta, come ci pretende il nostro cammino in questa associazione.

Cuore e intelletto, amore e conoscenza, che trovano nella frase di George Sand "l'intelletto cerca e il cuore trova" una suggestiva espressione letteraria, che, tradotto in altre parole, può voler dire "Lavorare insieme per servire meglio".

Il mio può sembrare un discorso retorico e poetico, (in fondo forse lo è), ma io credo modestamente di aver tracciato un piccolo sentiero dove le competenze dei nostri esperti possono indicarci un cammino per la crescita della nostra associazione e guidarci in questo cammino non certo facile.

 

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