Avulss - convegno nazionale giovani - 2005

Trento - Centro Mariapoli

23 - 25 aprile 2005

DIVENTARE TESTIMONI NELL'AMORE

 

testimonianza

Alessandra - volontaria Trentino

 

 

Questo. viaggio in Africa era da tantissimo tempo nel mio cuore, e quando si è presentata l'occasione di partire con un gruppo di volontari per costruire una scuola nel nord del Mozambico, ho deciso che era arrivata l'occasione giusta; Così dopo la metà di agosto sono partita per Momola (il villaggio dove abbiamo costruito la scuola, a 30 km dalla città di Nampula), e lì ho trascorso tre settimane. Quella che ho trovato in Mozambico è un Aftica lontana da quella che si vede sulle guide turistiche o sulle cartoline dei safari. Non ci sono villaggi turistici ee grandi alberghi, dappertutto sono ancora evidenti i segni di una lunghissima guerra civile, e forse ancora. più visibile è il senso di precarietà, la fatica di ricominciare, di ricostruire. L'unica preoccupazione è quella di sopravvivere.

Ed è veramente difficile riuscirci in un posto dove se ti serve un medico, devi fare decine di km a piedi fino al dispensario più vicino e le farmacie sono accessibili solo ai più ricchi. Spesso sono i missionari che si improvvisano medici, infermieri, maestri, consulenti familiari.

A Momola e negli altri posti che abbiamo visitato, vicino alle capanne costruite con fango e paglia, si vedevano piante di banano, papaya, fagioli, pomodori Qualcuno possiede galline e oche, quelli che se lo possono permettere, anche unacapra. Poco, ma sufficiente per non morire di fame, e per riuscire a vendere. qualcosa al mercato. Ogni. giorno, infatti, le strade si riempiono di. persone dirette in città o al mercato più vicino, curve sotto carichi di legna, di carbone, di caschi di banane e ogni altra cosa che si possa vendere. I mercati sono i luoghi più vivi, centinaia di persone che girano tra bancarelle improvvisate, generi alimentari. invasi dalle mosche, chioschi della desideratissima Coca Cola e mucchi di rifiuti.

Quando si pensa all'Africa, si pensa alla povertà. Quella che ho visto è una povertà portata con tanta dignità, molto diversa da quella che siamo abituati a vedere qui da noi, dove il "non avere" disorienta e intacca la persona anche nella sfera dell' "essere". Una domenica siamo stati ospiti di una comunità cristiana a qualche centinaia di chilometri dal nostro villaggio. Al momento dell'offertorio, le persone si sono alzate dai banchi e hanno messo in alcuni grandi cesti le loro offerte: chi due pannocchie, chi un piatto di fagioli, qualcuno addirittura dei soldi. Vedere persone che hanno poco da mangiare portare all'altare quei doni, è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso. Ho ripensato alle nostre Messe, all'offertorio che è solo simbolico, mentre lì si caricava di significati reali, di rinunce, di offerta generosa. Le Messe sono molto gioiose, viene dato spazio ai tipici canti e alle danze africane, il rito cattolico si mescola dove possibile con le loro tradizioni.

Abbiamo visitato un cimitero, dove questa mescolanza di religiosità e tradizione popolare era molto evidente: sulle tombe, oltre alle croci c'erano i piatti e le stoviglie che il defunto aveva usato in vita.

Ci sono molte cose che mi hanno stupito e ogni giorno venivo travolta da una valanga di novità. Ma l'Africa non può essere solo un'avventura da raccontare agli amici, una vacanza alternativa, un bell'album di fotografie. Un viaggio in Africa deve portarti pensieri, riflessioni, cambiamenti perché quando sei lì, non puoi far finta di non vedere. Così quando bevo un bicchiere di acqua pulita, quando compro per capriccio un vestito di cui non ho bisogno, quando nel mio piatto rimangono degli avanzi, non posso non pensare alle donne che portavano a casa taniche di acqua sporca e contaminata, ai bambini che guardavano la mia maglietta vecchia e macchiata come se fosse un capo d'alta moda, agli operai che lavoravano con noi, che riprendevano le forze mangiando arachidi e qualche pezzo di canna da zucchero.

Oltre a malnutrizione, malattie, analfabetismo, ci sono altri tipi di mali, che a mio avviso contribuiscono fortemente a far perdurare il. degrado sociale in cui si trova il Mozambico: un'altissima corruzione e una classe dirigente incapace, .che spesso non ha a cuore i problemi della popolazione, ma approfitta della posizione raggiunta per fare i propri interessi. Sono convinta che il miglioramento generale della situazione potrà avvenire attraverso l'alfabetizzazione, l'istruzione e l'educazione sanitaria. Purtroppo le scuole primarie sono poche, superaffollate (una maestra può avere anche un centinaio di alunni), le scuole secondarie sono rare. Inoltre, soprattutto nel nord del Mozambico, ci sono ancora resistenze da parte delle famiglie nel mandare a scuola le bambine.

Molte delle donne che lavoravano con noi, a differenza degli uomini non parlavano portoghese (la lingua ufficiale del Mozambico), perché non erano mai state a scuola. L'educazione femminile è fondamentale: una mamma che sa leggere e scrivere può rendersi autonoma in molte attività quotidiane (ad esempio, può somministrare correttamente le medicine ai figli) e può apprendere di più in tema di igiene ed educazione sanitaria.

Quelle settimane sono trascorse molto velocemente, ho potuto osservare solo superficialmente le problematiche e la cultura del Mozambico, ma sono ugualmente molto felice di aver fatto questa esperienza e di aver dato il mio piccolo contributo nella costruzione della scuola.