|
Avulss - convegno nazionale giovani - 2005 |
|
|
Trento - Centro Mariapoli 23 - 25 aprile 2005 |
DIVENTARE TESTIMONI NELL'AMORE |
|
|
testimonianza Rosella - volontaria Trento |
ESPERIENZA COME "COOPERATRICE NELLA CURA PASTORALE DEGLI INFERMI"
Un particolare e cordiale saluto a voi tutti giovani qui presenti a questo Convegno Nazionale dell'Avulss. Sono una volontaria di Trento; mi chiamo Gilli Menestrina Rosella; sono sposata; ho cinque figli e sono nonna di quattro bei nipotini. Oggi non posso essere qui con voi, perché un altro impegno di volontariato, mi occupa altrove. Voi direte: è già nonna, a quell'età anche noi faremo il nostro volontariato; i pensionati del resto hanno tanto tempo libero! E' vero che faccio parte della terza età, ma son più di quarant'anni che faccio volontariato. Quindi ero giovane come voi, quando ho risposto alla vocazione dell'"amare", cioè di "darsi agli altri", l'uscire dal proprio bozzolo e diventare farfalla e volare là dove gli altri han bisogno di te.
Parlo di vocazione, perché il volontariato, affinché duri nel tempo, porti frutti e, nonostante l'età che avanza e gli ostacoli che incontra, ti faccia rimanere sempre sulla breccia e sentirti giovane nel cuore e nell'impegno, non può essere che una risposta fatta con tutto il tuo essere a Colui che è l'Amore con l' A maiuscola. Ricordo molto bene la preghiera che rivolsi al Signore quando, allo sbocciare della mia giovinezza e alla ricerca di dare un senso alla mia vita, Gli chiesi cosa Lui volesse da me, ed interiormente, mi si rendeva sempre più chiaro che la mia vita doveva essere "amore"; a Lui per primo mettendolo come perno di ogni mia azione e di conseguenza, ai fratelli, Resami quindi disponibile al Suo progetto di amore su di me, mi sono, per così dire, lanciata in questa bellissima avventura di volontariato. Le mie predisposizioni naturali di attenzione e di ascolto erano per i bambini, per gli ammalati e per gli anziani. Son passata così attraverso vari impegni di volontariato, sia in campo sociale, parrocchiale, politico e religioso, sempre attenta a quella voce che dentro ti fa capire il passo da compiere e l'intervento da fare in quella determinata situazione e richiesta d'aiuto.
Attualmente opero come "Cooperatrice nella cura pastorale degli infermi" presso la "Casa famiglia" di via Borsieri a Trento. E' una struttura gestita dalla Cooperativa "Spes" che ospita una quarantina di anziani poco autosufficienti. Il primo approccio con gli anziani delle Case di Riposo l'ho avuto circa quindici anni fa. L'impatto era stato piuttosto forte per me, perché passavo da un volontariato come catechista dei bambini in parrocchia, bambini che ti riempivano il cuore con la loro prorompente spontaneità, gioiosa vivacità e voglia di sapere, ad un mondo completamente diverso, in apparenza spento, muto, solitario, decadente. triste. Sentivo che non potevo contare solo sulle mie forze: dovevo essere più preparata, sia spiritualmente che culturalmente, per non accostarmi invano alla persona anziana sofferente. Così nel 1993 ho frequentato il Corso Base Avulss e nel 2004 il "Corso per Cooperatori nella Cura pastorale degli Infermi".
Ho imparato molto e sento il dovere di ringraziare di cuore la nostra Presidente Provinciale sig.na Rina Menghini, per la sua costante ed instancabile opera, quale organizzatrice e relatrice insieme ad altri esperti dei suddetti Corsi di formazione del volontariato.
Ogni volta che mi accosto all'anziano sofferente, tengo presente la "sacralità" della persona, quale sintesi di "cielo e terra" e l'atteggiamento diventa così un umile atto reverenziale. Quando entro in "Casa famiglia" lascio alle spalle tutti i miei problemi o preoccupazioni, per sentirmi interiormente libera e farmi uno, con ognuno degli ospiti. So già con precisione che all'entrata troverò sedute al solito posto e più o meno con lo stesso umore, le stesse persone della settimana precedente e così nelle altre sale di soggiorno.
Dapprima saluto tutti insieme con voce accarezzevole e poi mi fermo con ognuno di loro ripetendo il mio nome ed il saluto di buona giornata, guardandolo negli occhi. Da questo primo approccio capisco se gli ospiti sono disponibili ad accogliere un dialogo o se invece è meglio tacere. E' stato detto che "sfiorare con la mano il corpo del sofferente è sfiorare l'anima". Quanto sono vere queste parole!
Mi metto poi d'accordo con l'animatrice che mi indica le persone che in quella mattina hanno più bisogno della mia presenza. Solitamente sono anziani allettati, con gravi problemi, afflitti cioè da malattie molto invalidanti. Così passo di letto in letto; mi presento ricordando il mio nome, li saluto con rispetto , cioè mai con il tu o il ciao, chiamandoli per nome e li invito a recitare con me qualche breve preghiera. Quasi tutti gli anziani accettano. Alcuni addirittura escono dal loro torpore e seguono, con la parola o con lo sguardo, la riflessione e la preghiera loro proposte. A proposito di ciò, vorrei raccontare una breve esperienza vissuta da poco. Nel mio solito giro da una stanza all'altra, trovo a letto un'anziana che solitamente al mattino è nella stanza di soggiorno.
Non ho mai sentito la sua voce ed il dialogo era soltanto un capirsi con lo sguardo. I suoi occhi quel giorno, occhi azzurrissimi e sempre vivi, erano quanto mai supplichevoli. Capisco che vorrebbe alzarsi. Io non posso aiutarla, perché non è compito del volontario far alzare le persone; mi informo dall'infermiere del motivo per cui la signora è a letto: è solo una questione tecnica (il bagno). Così mi fermo di più vicino a lei, l'accomodo, l'accarezzo finché la vedo più rilassata e poi propongo di pregare: con mia grande sorpresa recita a voce alta ben comprensibile tutte le preghiere e alla fine mi chiede di tornare ancora per pregare insieme.
Questo è il compito del cooperatore nella cura pastorale degli infermi: far rivivere all'anziano la Speranza ed il conforto della Fede, trasmettendo ad ognuno la certezza che questo ultimo tratto della vita, non è mai inutile davanti agli occhi di Dio, ma può ancora essere ricchezza, dono e riconoscenza per gli affetti ricevuti e offerta al Signore della propria sofferenza.
Come M.S.E. (Ministro straordinario dell'Eucaristia), collaboro, sempre presso Casa Famiglia, con il Sacerdote durante la S.Messa feriale e alle volte, se richiesta, porto la Santa Comunione agli ammalati a letto.
Vorrei concludere con una frase di Florence Nightingale, fondatrice della Croce Rossa, che così dice: "L'assistenza è un'arte e se deve essere realizzata come un'arte, richiede una donazione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o con un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello Spirito di Dio. E' una delle belle arti, anzi, la più bella delle arti belle".
Provare, per credere. Vi saluto tutti e vi ringrazio per l'amore che metterete nelle mani e nel cuore, in ogni vostra azione come volontari Avulss.